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Come il Costarica ha compreso la cosa giusta, di Joseph E. Stiglitz (da Project Syndicate, 8 maggio 2018)

Che succede in Europa? di Paul Krugman (New York Times 21 maggio 2018)

Le elezioni di marzo finalmente portano Krugman a ragionare dell'Italia, in una analogia con i casi dell'Ungheria e della Polonia. L'errore disastroso di una moneta unica, non accompagnata da cambiamenti di politica economica ed anzi accompagnata dal disastro gemello della politica di austerità, hanno avuto un gran peso. Ma non tutto è spiegabile in questa crescita di un nazionalismo su basi etniche. La Polonia, ad esempio, ha mantenuto la propria valuta ed è rimasta quasi indenne dalla crisi economica. Forse perché il fascismo è rimasto un tema profondo nella politica europea, una volta che il prestigio delle classi dirigenti europee è stato sperperato in politiche sbagliate?

Il doppio modello della politica commerciale dell’America verso la Cina, di Dani Rodrik (da Project Syndicate, 10 maggio 2018)

La distruzione del Partito Repubblicano, di J. Bradford DeLong (da Project Syndicate, 7 maggio 2018)

[1] Che recita: “Qualora il Vice Presidente e la maggioranza dei principali responsabili dei Dipartimenti esecutivi, o di qualsiasi altro organismo che il Congresso possa ...

La Cina ha davvero dato una tangente a Trump per danneggiare la sicurezza nazionale? Di Paul Krugman (New York Times 17 maggio 2018)

Una azienda cinese - la ZTE, produzione di cellulari - era ripetutamente finita nei guai per aver usato illegalmente tecnologia statunitense. Ma i giorni scorsi Trump ha pubblicato un tweet per annunciare un suo impegno per toglierla dai guai. Sensazionale. Ma forse si è trattato di un ramoscello di olivo nel mezzo di una quasi guerra commerciale? Il problema è che da parte di aziende cinesi sono in atto iniziative di investimento che riguardano la Trump Organization. E il problema è che un simili investimenti nelle aziende del gruppo Trump si sono registrati anche in Indonesia. Se fosse capitato venti o trenta anni fa, il Congresso americano sarebbe probabilmente approdato a iniziative di impeachment. Ma per il Partito Repubblicano odierno questa è la regola, indicata come esempio a tutta la Amministrazione.

Dire solo dei sì alle società farmaceutiche, di Paul Krugman (New York Times 14 maggio 2018)

Nella campagna elettorale Trump aveva parlato di una iniziativa per abbassare i prezzi dei farmaci, ma nel suo discorso di pochi giorni fa non ha neanche ipotizzato di consentire a Medicare di contrattare i prezzi. Non è una grande notizia il venir meno da parte di Trump alle sue promesse, è un po' come pretendere di fare un titolo su un cane che ha morso una persona. Eppure sarebbe stato del tutto plausibile, considerando che l'America è il paese al mondo che consente alle industrie farmaceutiche di fare prezzi come monopoli. Il fatto è che le lobby non solo continuano ad essere potenti, oggi sono anche entrate a dirigere con i propri uomini il Dipartimento della Sanità.

Quello che è buono per l’industria farmaceutica non è buono per l’America (per esperti), (dal blog di Paul Krugman, 12 maggio 2018)

[1] Il surplus (o rendita) del consumatore è la differenza positiva fra il prezzo che un individuo è disposto a pagare per ricevere un determinato bene o ...

La morte dell’accelerazione (per esperti), dal blog di Paul Krugman, 11 maggio 2018.

Fategli mangiare le bistecche di Trump, di Paul Krugman (New York Times 10 maggio 2018)

L'offensiva dei repubblicani e di Trump sul programma dei sostegni alimentari non dipende dal desiderio di costringere i beneficiari a lavorare e neanche è una questione di soldi. I destinatari di quegli aiuti che non lavorano sono davvero pochi: anziani, bambini, disabili o persone che devono assistere altri componenti delle loro famiglie. I soldi che si risparmierebbero corrispondono all'1 per cento delle entrate che si perdono per i tagli fiscali ai ricchi. Può sembrare folle, ma in sostanza si tratta di meschina cattiveria sociale assunta a principio del governo. Pare che Trump consideri l'aiuto alla povera gente come un insulto.

Rosicchiare l’assistenza sanitaria, di Paul Krugman (New York Times 7 maggio 2018)

I repubblicani avevano promesso di far saltare la riforma sanitaria con un solo colpo devastante; ma l'opinione pubblica non ha gradito e l'abrogazione della legge non è stata approvata. Anziché sguinzagliare un mostro marino, hanno mandato in scena le termiti, che hanno il compito di rosicchiarla un po' alla volta, tramite veri e propri sabotaggi. Un obbiettivo è colpire Medicaid, il programma sanitario per i poveri, che in buona misura ha ridotto il numero dei non assicurati. Un altro obbiettivo è spingere le persone in salute e giovani a non assicurarsi. In tal modo resteranno i più cagionevoli, che comporteranno per le assicurazioni costi più elevati, e dunque alla fine polizze più costose. E i repubblicani diranno che la riforma sanitaria è fallita, esattamente come avevano previsto. La strategia delle termiti provocherà danni reali, e bisognerà aiutare gli americani a capire chi ne porta la responsabilità.

Economia innaturale (per esperti) (dal blog di Paul Krugman, 6 maggio 2018)

[1] Per una maggiore spiegazione dei concetti della “curva di Phillips”, del cosiddetto Nairu (“tasso di disoccupazione che non accelera l’inflazione”) e altri temi connessi, ...

La Grande Recessione sta ancora tenendo in basso i salari? (per esperti) Dal blog di Paul Krugman, 4 maggio 2018.

[1] ”L’economista neozelandese Alban William Phillips (1914 – 1975), nel suo contributo del 1958  ‘The relationship between unemployment and the rate of change of money wages in the UK 1861-1957′  ...

Apple e i frutti del taglio delle tasse, di Paul Krugman (New York Times 3 maggio 2018)

Apple aveva annunciato il rimpatrio dei suoi profitti all'estero, ma adesso chiarisce che una gran parte di quei soldi se ne andranno in riacquisti delle azioni della società. Ovvero, i vantaggi andranno ai possessori delle azioni. Non aumenteranno certo gli investimenti sul capitale fisico e dunque i vantaggi non andranno certo certo ai salari dei lavoratori. Ci sono varie ragioni per tutto questo, ma una delle più importanti è che per molte società i profitti vengono oggi da una posizione di quasi monopolio sui mercati: quello che conta è un marchio, in virtù del quale si possono caricare i prezzi finché il mercato lo sopporta. E le società non avranno nessuna ragione per distribuire quei profitti aggiuntivi sul lavoro. Non tutta l'economia americana è fatta in questo modo, ma questa è la sostanza cospicua e crescente del funzionamento dei mercati.

I politici non hanno bisogno di nuove idee, (dal blog di Paul Krugman, 2 maggio 2018)

La ossessione per la quale i politici devono avere nuove idee - assai diffusa tra i commentatori che su questa base irridono i candidati democratici, come avvenne per Al Gore e per Hillary Clinton - non tiene conto del fatto che più che idee nuove, servirebbe mettere in pratica idee buone, che esistono da tempo. Sappiamo quello che serve per avere una politica dell'accesso garantito a tutti alla assistenza sanitaria, o per avere una politica della protezione dell'ambiente. Il problema è avere gruppi dirigenti che sappiano mettere in pratica quelle idee. L'equidistanza tra coloro che ci provano e coloro che insistono con la ricetta di tagliare le tasse ai ricchi e togliere i sussidi ai poveri non aiuta certo a distinguere le idee buone.

Può essere evitata una guerra commerciale? Di Barry Eichengreen (da Project Syndicate, 10 aprile 2018)

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