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L’Italia e le nuove forme di rischio dell’eurozona, di Marcello Minenna (da Social Europe, 10 ottobre 2018)

[1] Ma dal diagramma sembrerebbe che l’eccezione sia stata l’Irlanda, non la Finlandia. [2] Ovvero il rischio di dover rivalutare le obbligazioni sul debito sulla ...

Lo stile paranoide nella politica repubblicana, di Paul Krugman (New York Times 8 ottobre 2018)

Quale è la differenza tra Trump e il suo Partito e i capi autoritari dell'Ungheria e della Polonia? Fondamentalmente, che il regime di Trump è in attesa di diventare pienamente autoritario. Il disprezzo verso gli avversari è il medesimo, le minacce contro chi si oppone sono le stesse. Del resto, lo "stile paranoide" delle teorie cospirative è una tradizione che ogni tanto emerge nella politica statunitense. Ma ... di cosa sono in attesa? Dei prossimi risultati elettorali che, se mantenessero il potere dei repubblicani in tutti i rami del Congresso, sarebbero interpretati come una piena legittimazione della svolta.

Il futuro dell’economia non è più quello che era un tempo (per esperti) (dal blog di Paul Krugman, 30 settembre 2018)

[1] L’isteresi è un fenomeno per cui il valore assunto da una grandezza dipendente da altre è determinato, oltre che dai valori istantanei di queste ultime, anche ...

Trump e l’aristocrazia della frode, di Paul Krugman (New York Times, 4 ottobre 2018)

Trump si è sempre descritto come un uomo d'affari che si è fatto da solo, di origini modeste. Ora si scopre che già a tre anni guadagnava 200.000 dollari all'anno, che a 8 anni era già miliardario. Regali del padre Fred Trump, che trasferiva soldi al fanciullo evadendo il fisco. Non eludendolo, usando varie scappatoie delle leggi fiscali, ma con esplicita truffa. E dalle ricerche di Gabriel Zucman, si apprende che i più ricchi lo fanno regolarmente, appropriandosi del 25 per cento in media dei loro pagamenti fiscali. L'equivalente, più o meno, del costo del programma degli aiuti alimentari alla povera gente.

Cosa effettivamente sappiamo dell’economia? (dal blog di Paul Krugman, 16 settembre 2018)

[1] La tabella mostra l’andamento, nel periodo dal 2008 al 2018, della base monetaria (riserve delle banche e moneta corrente), che è indicato dalla linea ...

Il raggruppamento degli uomini bianchi arrabbiati, di Paul Krugman (New York Times 1 ottobre 2018)

Psicologia e sociologia del razzismo americano odierno. Non è una specialità dei ceti meno ricchi e meno istruiti. Parte dai luoghi più in alto e include il personaggio del momento, Brett Kavanaugh, il candidato di Trump alla Corte Suprema. Nella recente audizione al Senato, il suo è stato uno show dell'uomo bianco arrabbiato. Non per l'ansia della globalizzazione: arrabbiato per i privilegi che rischia di perdere. Rispetto a quando era un privilegiato studente di Yale, che pensava di potersi permettere di tutto.

Più ripido contro più profondo (per esperti), (dal blog di Paul Krugman, 22 settembre 2018)

[1] Ovvero, il rapporto tra il valore di mercato di una azione e i guadagni che si realizzano con una azione. [2] La tabella indica ...

La leadership, le risate e le tariffe (dal blog di Paul Krugman, 26 settembre 2018)

I repubblicani fanno il loro giuramento di Ippocrate, di Paul Krugman (New York Times, 27 settembre 2018)

Il "giuramento di Ippocrate" dei repubblicani funziona all'inverso. In sostanza essi vogliono togliere l'assicurazione a milioni di americani, anzitutto a coloro che hanno patologie sanitarie serie preesistenti. Ma sono consapevoli che la protezione di quelle persone è considerata irrinunciabile dalla maggioranza degli elettori. Dunque mentono, fanno il possibile per spergiurare che vogliono in contrario di quello che effettivamente si propongono. Quindi questo è un punto da chiarire definitivamente: per i repubblicani, chi ha serie patologie preesistenti - diabete, cardiopatie, tumori - deve rinunciare ad essere assicurato.

Una recessione per effetto di un vasto assortimento di cause, (dal blog di Paul Krugman, 19 settembre 2018)

Il Partito senza idee, di Paul Krugman (New York Times 24 settembre 2018)

Nelle prossime elezioni è probabile che i democratici si aggiudicheranno la maggioranza del voto popolare. Ma per aggiudicarsi la maggioranza dei delegati al Congresso dovrebbero vincere con ampio margine alla Camera e con amplissimo margine al Senato; dunque l'esito è incerto. Nel frattempo, è certo che sui temi reali - sanità, tagli alle tasse e tariffe sulle importazioni - hanno già perso. Al punto che essi stessi devono parlare d'altro: di razzismo, di una ondata inesistente di crimini da parte della popolazione di colore.

I profitti spettacolari giustificano prezzi spettacolari per le azioni statunitensi? Di Robert Shiller (da Project Syndicate, 24 settembre 2018)

Il modello economico di successo del Giappone, di Adair Turner (da Project Syndicate, 20 settembre 2018)

Di nuovo corrompere con le tariffe, di Paul Krugman (New York Times, 20 settembre 2018)

L'entità delle tariffe sulle importazioni decise da Trump, in particolare con la Cina, non è banale, anche se i numeri non raccontano tutta la storia. Il punto è che furono gli Stati Uniti - con un legge voluta da Roosevelt nel 1934 - ad avviare una politica di accordi commerciali reciproci. Quella politica interruppe una lunga tradizione di corruzione e di trattamenti speciali sulle tariffe. Venne mantenuta la possibilità di misure protettive in casi estremi, potere che negli USA venne affidato all'esecutivo e al Presidente in particolare. L'idea era di usare quel potere in modo discreto e senza malizia. Evidentemente Trump non era previsto. Trump ha distrutto quella storia e, anzitutto, ha reso gli Stati Uniti inaffidabili. Per gli altri Paesi, ma anche per sé stessi, giacché le tariffe sono tornate ad essere un terreno di clientelismo.

Kavanaugh e la politica della malafede, di Paul Krugman (New York Times, 17 settembre 2018)

Cosa c'è all'origine della "malafede" che caratterizza i repubblicani odierni? Occorre tenere a mente che quel termine non è affatto una banale accusa ad avversari politici, è letteralmente un termine di origine legale e indica il fingersi impegnati in qualcosa, mentre si fa il contrario. In questo senso la "malafede" è semplicemente la conseguenza di un programma basato sui favori fiscali ai ricchi e in gravi tagli allo Stato sociale, quando si è consapevoli che quel programma è profondamente impopolare. Tutta la politica subisce allora una torsione basata sull'inganno. Si smarrisce persino il senso della responsabilità personale.

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