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É davvero la plutocrazia il problema? Di J. Bradford DeLong (da Project Syndicate, 9 luglio 2019)

[1] È una organizzazione internazionale no-profit che riunisce 1.200 società pubbliche e private e altre organizzazioni di più di sessanta paesi. [2] Un gigante manifatturiero ...

L’uomo del deficit e le elezioni del 2020, di Paul Krugman (New York Times 18 luglio 2019)

L'economia statunitense, che certo non è in crisi, farà un regalo a Trump, nel 2020? Occorre considerare vari aspetti. Il grande taglio delle tasse alle imprese ed ai più ricchi, come era prevedibile, ha provocato un sobbalzo dell'economia. Ma il fenomeno resterà confinato al breve termine, e gli analisti economici già percepiscono i segni di un suo rallentamento. Ora, particolarmente negli USA, i fattori economici che influiscono sui dati elettorali sono quelli che indicano le tendenze, molto più che i livelli assoluti. Sia Reagan che Obama vinsero le elezioni con una disoccupazione elevata, ma con un chiara tendenza al miglioramento. E' probabile che l'effetto keynesiano del deficit provocato da Trump non si prolungherà sino alle elezioni del 2020.

Da Versailles all’euro, di Robert Skidelsky (da Project Syndicate, 20 giugno 2019)

[1] Il riferimento è al “Mercante di Venezia” di Shakeaspare (1596-1598). Un usuraio ebreo (Shylock) aveva concesso un prestito ad un veneziano (antonio), condizionato dal ...

Il razzismo è uscito dall’armadio, di Paul Krugman (New York Times, 15 luglio 2019)

Nei giorni passati Trump ha affermato che quattro congressiste democratiche dovrebbero tornare nei loro paesi di origine. A parte il fatto che tre di esse sono nate in America ed una è una regolare cittadina naturalizzata, è stato un po' come tirare fuori il razzismo vero e proprio dagli armadi. Razzismo autentico, e non più quello mascherato da qualche richiamo allusivo. Implicazioni varie, anche per i democratici.

I fanatici dell’oro sono con Trump, di Paul Krugman (dal blog di Krugman, 13 luglio 2019)

[1] Ovvero i poveri e la gente di colore, nel linguaggio dei conservatori americani.        

Il nuovo complotto contro la legge sanitaria di Obama, di Paul Krugman (11 luglio 2019)

Di nuovo il rischio di una sostanziale soppressione della legge sanitaria di Obama. Una arzigogolata causa civile, appoggiata da molti Procuratori Generali di Stati repubblicani e dalla Amministrazione Trump, minaccia la costituzionalità della Legge sulla Assistenza Sostenibile, che pure venne ammessa dalla Corte Suprema nel 2012. Il punto è che questa volta sono entrate in gioco le intromissioni repubblicane sulla autonomia del potere giudiziario. Quindi, questo sarà un tema di fondo nelle elezioni del 2020.

Trump e i mercanti della carcerazione, di Paul Krugman (New York Times, 8 luglio 2019)

In genere, la violazione di alcuni principi della democrazia americana va di pari passo con fenomeni di corruzione che vanno a beneficio di Trump e della sua Amministrazione. Un settore nel quale tutto questo si manifesta in modo significativo è quello delle prigioni private. L'importanza di questi fenomeni di capitalismo clientelare è cresciuta in questi anni nei quali la politica dei conservatori ha accresciuto il fenomeno della carcerazione degli immigrati. E non c'è alcun dubbio che gli uomini di Trump hanno assunto ruoli di direzione in questi istituti di pena.

Pollice verso alla criptovaluta di Facebook, di Joseph E. Stiglitz (da Project Syndicate, 2 luglio 2019)

[1] Libra è la criptovaluta progettata e voluta da Facebook: si tratta di una “stablecoin” che dovrà facilitare lo scambio di denaro attraverso il social ...

Trump sta perdendo le sue guerre commerciali, di Paul Krugman (New York Times, 4 luglio 2019)

Le guerre commerciali di Trump contengono contraddizioni micidiali, per le quali la sua certezza di vincerle ormai assomiglia a un altro abbaglio storico, quello di Dick Cheney quando disse che in Iraq gli americani sarebbero stati salutati come liberatori. Da una parte, le catene mondiali dell'offerta creano una situazione per la quale i presunti danni che si creano a coloro con i quali si compete, si rovesciano in buona parte sugli Stati Uniti. Dall'altra, la mancanza di consenso popolare tra gli stessi elettori di Trump - la preoccupazione delle imprese e di una buona parte dell'elettorato - lo indeboliscono dinanzi alle possibili ritorsioni straniere, in particolare sui prodotti agricoli. Da qua l'andamento altalenante di tali guerre, tra annunci roboanti e arretramenti evidenti.

Elogio del declino demografico, di Adair Turner (da Project Syndicate, 2 luglio 2019)

[1] Si intende che la popolazione nuova sostituisce quella deceduta.          

Gli scrocconi degli Stati centrali dell’America, di Paul Krugman (New York Times, 1 luglio 2019)

Sembra che con i primi dibattiti democratici per la nomination, le prospettive di Joe Biden si siano indebolite, a vantaggio di figure come Kamala Harris o Elizabeth Warren. Con il che i commentatori di Washington hanno cominciato a strepitare. Con argomenti, in realtà, inconsistenti. Quegli argomenti sono tre: con politiche radicali le prospettive dei democratici si indeboliscono; stanno diventando irresponsabili dal punto di vista della politica fiscale ed economica; propongono una redistribuzione dei redditi ingiusta, a danno di chi crea ricchezza. Quanto all'aspetto del consenso politico, i sondaggi dimostrano che una grande maggioranza degli elettori è favorevole ad aliquote fiscali più alte per i ricchi; quanto alla 'responsabilità', coloro che hanno voluto nel 2017 una grande sgravio fiscale per l'1 per cento, non hanno titolo per parlarne; quanto alla redistribuzione dei redditi essa è in atto, giacché gli Stati dell'America centrale pagano molte meno tasse ed hanno una spesa sociale molto superiore. Il che è abbastanza normale, se non si vuole che economie come quella del Kentucky vadano al collasso.

La “rivoluzione digitale” del benessere, di Michael Spence (da Project Syndicate, 28 giugno 2019)

La parolaccia che comincia con la S, quella che comincia con la F e le elezioni, di Paul Krugman (New York Times, 27 giugno 2019)

Nella campagna elettorale iniziata in America, sarà normale sentire i repubblicani definire i democratici come "socialisti", che in America è una parolaccia. Ma cosa accadrebbe se i democratici definissero i loro avversari fascisti? Peraltro non sarebbe così distante dalla verità, come dimostrano alcuni studi di politologi. In realtà nessun partito conservatore nel mondo è così di destra come quello dei repubblicani americani. Forse i repubblicani americani non sono ancora al livello del Fidesz ungherese, ma niente impedirebbe loro dal provarci, se si liberassero dai condizionamenti della storia americana.

Uno squallore sanitario auto inflitto, di Paul Krugman /New York Times, 24 giugno 2019)

La crisi della assistenza sanitaria in vari Stati rurali americani è impressionante. In genere, sono gli Stati a maggioranza repubblicani nei quali i Governi non hanno voluto giovarsi della possibilità, prevista dalla riforma di Obama, di elevare i tetti per ottenere l'assistenza gratuita di Medicaid. Eppure, aderire a quella possibilità sarebbe stato praticamente gratuito per gli Stati, perché i costi erano tutti sostenuti dal Governo Federale. Una crudeltà gratuita, che non è nemmeno semplice comprendere.

Note sugli squilibri eccessivi della ricchezza, di Paul Krugman (dal blog di Krugman, 22 giugno 2019)

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