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Sgonfiare la bolla del miliardario, di Paul Krugman (New York Times, 11 novembre 2019)

Una breve excursus della storia economica statunitense, per dimostrare che non è affatto pacifico che gli elettori americani siano in attesa di essere tolti dai guai da un nuovo miliardario. La combinazione di progressismo sociale - nuovi diritti e nessun pregiudizio razziale - e di conservatorismo economico - nessun aumento delle tasse sui ricchi e minori spese sociali - non è esattamente la ricetta che gli elettori americani preferiscono. Ma i miliardari non lo capiscono, perché vivono in una bolla più di tutti gli altri. E' quello che accadrebbe ad una candidatura di Bloomberg da parte dei democratici.

Centristi, progressisti ed eurofobia, di Paul Krugman (New York Times, 7 novembre 2019)

I centristi in America continuano ad avere la fissazione della 'eurosclerosi' europea e attaccano i progressisti perché non lo capiscono. Ma è passata tanta acqua sotto i ponti da quel periodo. L'Europa ha livelli occupazionali, in media, molto migliorati, il suo ritardo nelle tecnologie è svanito. Ha un PIL procapite più basso fondamentalmente perché ha periodi di vacanze più lunghi e meno ora lavorate. Ma questa è una scelta di equilibrio tra vita e lavoro, non un problema economico. Poi l'Europa ha problemi economici certamente seri, al punto che non sarebbe sorprendente se fosse l'epicentro di una nuova crisi globale. Ma la ricetta che le serve è essere più coraggiosa nel suo progetto, non meno. E quello che le serve sono politiche pubbliche più forti, non più deboli.

Perché la crisi provocata dalla plastica è importante, di Froilan Grate e Lili Fuhr (da Project Syndicate, 6 novembre 2019)

[1] La tabella illustra le esportazioni di plastiche dal Regno Unito e dagli Stati Uniti (429.711 tonnellate dal primo paese e 787.631 dal secondo) verso ...

Perché la crisi non ha frenato Wall Street? (Newsletter di Paul Krugman, 5 novembre 2019)

Attacco delle mammolette di Wall Street, di Paul Krugman (New York Times, 4 novembre 2019)

Nonostante sostenga la soluzione del Medicare-per-tutti, la Warren non è particolarmente nel mirino del settore dei fermaci e delle assicurazioni private, ma del settore finanziario di Wall Street. Sembra una riedizione della "rabbia" che Wall Street esprimeva contro Obama, per le sue in fondo miti denunce delle responsabilità di Wall Street nella crisi del 2008. Naturalmente, il mondo della finanza ha qualcosa da temere dalla Warren, che non a caso fu la ideatrice della più importante proposta di regolamentazione dopo la crisi. Ma la causa principale, come avvenne per Obama, sembra un'altra: questa gente non sopporta di non essere incensata. Enormi ricchezze ed ego fragili.

I racconti dell’economia, di Barry Eichengreen (da Project Syndicate, 1 novembre 2019)

[1] I focus group rappresentano uno strumento di ricerca molto utilizzato nell’ambito delle ricerche di marketing. Si tratta di un particolare metodo di intervista qualitativa in cui un ...

La fine del neoliberismo e la rinascita della storia, di Joseph E. Stiglitz (da Project Syndicate, 4 novembre 2019)

[1] Il riferimento, nella connessione nel testo inglese, è al libro di Dani Rodrik “Straight talk on trade”. Ovvero: “Parlare senza ambiguità di commercio”.   ...

La Warren ha superato la prova di Medicare? Io penso di sì. Di Paul Krugman (dal blog di Krugman, 1 novembre 2019)

[1] Presidente repubblicano degli Stati Uniti nel 1923, dopo essere stato eletto come VicePresidente di Harding e dopo la morte di quest’ultimo. Venne poi rieletto ...

Perché il manifatturiero non diventa di nuovo grande, di Paul Krugman (New York Times, 31 ottobre 2019)

Tra le promesse mancate di Trump, il ritorno ad una forte espansione delle regioni manifatturiere è forse quella cruciale per le sue prospettive politiche. Stati elettoralmente oscillanti, che furono preziosi per il suo successo nel 2016, come il Wisconsin, il Michigan e la Pennsylvania, hanno un sensibile calo nell'occupazione manifatturiera. Alcune delle promesse di Trump erano insensate. Ma forse non era del tutto impossibile incoraggiare il settore manifatturiero, ad esempio con forti investimenti nelle infrastrutture. Ma non è quello che ha fatto. Si è piuttosto affidato all'economia vudù ella tradizione repubblicana - tagli alle tasse per i ricchi che avrebbero avvantaggiato anche tutti gli altri - ed ha promosso un protezionismo, peraltro inaffidabile, che ha scoraggiato gli investimenti delle imprese.

Basta gonfiare la minaccia dell’inflazione, di J. Bradford DeLong (da Project Syndicate, 29 ottobre 2019)

        [1] Da Wikipedia: “L’economista neozelandese Alban William Phillips (1914 – 1975), nel suo contributo del 1958  ‘The relationship between unemployment and the rate of change of ...

Le persone non capiscono il debito (newsletter di Paul Krugman del 29 ottobre 2019)

            [1] Questa è l’ultima newsletter di Krugman, una nuova serie di interventi che finalmente inizio a tradurre (le precedenti, ...

Il debito, i profeti di sciagure e il doppio standard, di Paul Krugman (New York Times, 28 ottobre 2019)

Il deficit del bilancio americano, in gran parte a seguito dei tagli fiscali alle impresa e ai ricchi, è arrivato vicino ai 1.000 miliardi, con un aumento di 300 miliardi in un anno. Con Obama, un evento del genere avrebbe provocato isteria, ma quell'isteria è selettiva. Si fanno terzi gradi ai democratici che propongono un aumento dei programmi sociali, ma la reazione all'esplosione del bilancio con Trump consiste in sbadigli. Da parte di coloro che erano i principali artefici dell'isteria passata, e in primis dei media dell'informazione, che sui temi del bilancio usano due pesi e due misure. In effetti, quel deficit non doveva e non dovrebbe provocare isteria: i principali economisti hanno dimostrato che l'apprensione del passato era esagerata. Ma perché consentire tanta faziosità?

Cile: il ragazzo prodigio del neoliberismo che è caduto in disgrazia, di Barnko Milanovic (dal blog di Milanovic, 26 ottobre 2019)

Il giorno che è finito il boom di Trump, di Paul Krugman (New York Times, 24 ottobre 2019)

La sostanziale delusione dei tagli alle tasse del 2017 - se non per i pochi che ne hanno tratto dividendi, almeno per gli investimenti ed i salari - e le preoccupazioni delle imprese per gli effetti della guerra commerciale con la Cina, hanno compromesso la speranza trumpiana di arrivare alle elezioni del 2020 con un economia col vento in poppa. In realtà, nelle imprese oggi domina una grande incertezza che provoca un stallo degli investimenti e di programmi. Probabilmente accentuata dalla crescente sensazione che Trump e la sua squadra siano gente strana.

Impedire il feudalesimo digitale, di Mariana Mazzucato (da Project Syndicate, 2 ottobre 2019)

[1] L’economia della piattaforma è l’attività economica e sociale facilitata dalle piattaforme. Tali piattaforme sono in genere matchmaker online o framework tecnologici. Di gran lunga ...

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