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Trump dichiara guerra alla California, di Paul Krugman (New York Times, 19 settembre 2019)

Due recenti episodi del trumpismo, che sono vere e proprie dichiarazioni di guerra allo Stato della California. La prima è il tentativo di sopprimere regole sulle emissioni severe sugli automezzi, che ritornano alle regole di Obama che Trump aveva soppresso, ma con il consenso dei produttori delle autovetture. Il secondo è il tentativo di far dichiarare addirittura dalla Agenzia della Protezione Ambientale il fenomeno dei senza casa in California una minaccia ambientale. Per quanto in California l'economia ed i posti di lavoro vadano assai meglio che negli altri Stati americani, e siano anche migliorate le aspettative di vita, i senza casa sono un problema effettivo. Ma che senso può avere farli dichiarare una minaccia ambientale? Ebbene, non certo perché sono un problema reale per la povera gente. Piuttosto perché sono un fastidio per i benestanti.

Per riequilibrare le bilance della giustizia, non aver paura di cambiare la composizione la Corte, di Jamelle Bouie (New York Times, 17 settembre 2019)

[1] Il ripetersi dell’aggettivo “confermato” suppongo indichi il numero dei nominati che sono stati approvati dal Senato americano, a cui spetta il potere finale di ...

I repubblicani non credono nella democrazia, di Paul Krugman (New York Times, 16 settembre 2019)

Chi segue Krugman, si sarà reso conto da vari mesi che il suo messaggio distintivo riguarda il modo in cui la democrazia americana rischia la fine, ovvero rischia di essere trasformata in uno Stato definitivamente autoritario. Varie vicende, apparentemente non di primaria importanza, indicano che questa possibilità è in atto, e uno dei nodi fondamentali è il potere giudiziario. Ovvero il potere che in ultima analisi può decidere se i complicati 'pesi e contrappesi' della democrazia americana possono essere gettati come un ciarpame inutile. L'articolo parte da alcuni di questi episodi, per arrivare porre una domanda finale sul candidato al momento favorito tra i democratici: Joe Biden. Il problema di quest'ultimo è che sembra del tutto inconsapevole di questo rischio della democrazia americana.

Trump tocca il pulsante del panico, di Paul Krugman (New York Times, 12 settembre 2019)

E' evidente che Trump percepisce che le sue iniziative di politica economica stanno tradendo le sue promesse. Il taglio delle tasse è stato solo un regalo alle imprese, usato per riacquistare azioni ed elevare i dividendi. La guerra con la Cina sul commercio sta provocando molta incertezza alle imprese americane, che tengono gli investimenti in sospeso. Quindi, come nella sua natura, se la prende con la Fed e vorrebbe una politica monetaria di emergenza, anche se non c'è alcuna emergenza. Se non quella dei guai politici di Trump.

Alcune osservazioni sulla tattica elettorale nelle incombenti elezioni generali, di Simon Wren Lewis (dal blog Mainly Macro, 10 settembre 2019)

[1] Avevo atteso di trovare un post di Wren Lewis sulla situazione politica inglese, qualcosa che fornisse una spiegazione ‘piana’ di quella situazione, pur evidentemente ...

É tornato il capitalismo degli interessi diffusi? Di Joseph E. Stiglitz (da Project Syndicate, 27 agosto 2019)

       

Come muore la democrazia, nello stile americano. Di Paul Krugman (New York Times, 9 settembre 2019)

La quasi comica vicenda della agenzia meteorologica americana che ha dovuto smentire se stessa per alleggerire una gaffe del Presidente, è tutt'altro che comica. Varie altre storie testimoniano come la Amministrazione usi il suo potere come un'arma impropria contro i suoi critici. E questa è la prassi in una buon parte del mondo. Pochi continuano a privilegiare cari armati e omicidi, mentre il sistema più in uso è quello che far diventare gradualmente le democrazie Stati a partito unico.

Le perdite nei posti di lavoro manifatturieri della Cina non sono quello che sembrano, di Nicholas R. Lardy (da Peterson Institute for International Economics, 29 agosto 2019)

     

Il trumpismo è negativo per l’impresa, di Paul Krugman (New York Times, 5 settembre 2019)

La luna di miele di Trump con l'impresa americana è finita da tempo: pesa, più ancora che il danno sul lato dei costi della guerra commerciale, il danno sul lato della incertezza ad investire. Non si investe, perché non si sa quanto dureranno le tariffe e le attuali catene dell'offerta. E questo vale anche per le regolamentazioni ambientali: si sa che la Amministrazione se ne vuol disfare, ma si sa anche che il cambiamento climatico non è una cospirazione. Ma cosa fare, finché a fare le leggi resteranno personaggi che negano l'evidenza? Una minoranza di imprese, è vero, prosperano nell'incertezza. Sono tutte quelle attività che assomigliano ai 'furti con scasso', operazioni di breve periodo - in particolare nel settore estrattivo e delle speculazioni immobiliari. Cose simili alla logica della ben nota Università Trump. Ma non è così che l'America tornerà ad essere grande.

La narrazione di Trump e la prossima recessione, di Robert J. Shiller (da Project Syndicate, 30 agosto 2019)

[1] Lo stile Kayfabe – il termine ha origine da “fake” (falso) – non è un’altra cosa dal wrestling, ma mette l’accento proprio su tutti ...

La grande rapina degli sgravi fiscali, di Paul Krugman (New York Times, 2 settembre 2019)

Il taglio delle tasse del 2017 conteneva una norma che si supponeva mirasse a favorire le aree a basso reddito. In realtà, a conti fatti, favorisce i fondi speculativi, gli immobiliaristi. La legge del 2017 venne concepita in fretta e furia, senza che il Congresso la potesse approfondire; di fatto venne scritta in buona misura da lobbisti che la infarcirono di scappatoie. La norma delle "aree delle occasioni" - come venne chiamata - non fu l'unica. Ad esempio, i benefici di un'altra norma che dovevano andare alle piccole imprese, sono finiti per il 61 per cento all'1 per cento delle famiglie più ricche. E' l'idea stessa di usare la spesa pubblica a favore di grandi bisogni collettivi che è stata soppressa dai repubblicani odierni.

L’imbroglio agli agricoltori americani, di Paul Krugman (New York Times, 29 agosto 2019)

Che gli agricoltori americani, che sono una minuscola minoranza della popolazione degli Stati Uniti, siano stati un punto di forza dell'elettorato di Trump, si può comprendere. Il richiamo alla società tradizionale, i sentimenti razzistici, erano un collante prevedibile. Ma l'agricoltura è anche il settore maggiormente dipendente dalle esportazioni (l'America esporta il 76 per cento delle sue produzioni di cotone, il 55 per cento del sorgo, la metà della soia). Dunque, era chiaro che la guerra commerciale con la Cina avrebbe provocato danni soprattutto agli agricoltori, quando sarebbero arrivate le ritorsioni cinesi alle tariffe.

Dove va la banca centrale? Di Lawrence H. Summers e Anna Stansbury (da Project Syndicate, 23 agosto 2019)

[1] La figura mostra le politiche della facilitazione moneteria statunitense nelle recessioni. I diversi segmenti indicano: il blu scuro, i tagli dei tassi nominali totali; ...

Trump e l’arte dell’agitarsi, di Paul Krugman (New York Times, 26 agosto 2019)

Il protezionismo è una cosa negativa, ma se diventa per giunta una politica stravagante e imprevedibile, può essere seriamente dannoso. Chi investe più, se sono incerte le condizioni dei mercati dell'esportazione? Non investono neanche le imprese che possono competere con le importazioni, perché nessuno sa se le posizioni di Trump dureranno, o se verranno d'un tratto ritirate. E neanche si può immaginare che le persone con un po' di cervello e di autonomia facciano da argine, visto che non ce n'è più in circolazione.

La creazione di moneta ci salverà? DI Thomas Piketty (dal blog di Piketty, 9 luglio 2019)

[1] La tabella indica con la linea rossa il totale degli asset delle banche centrali dei paesi ricchi (il loro elenco è precisato nella nota), ...

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