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Come Riccioli d’Oro è arrivata all’economia statunitense, di Paul Krugman (New York Times, 11 settembre 2023)


Sept. 11, 2023

How Goldilocks Came to the U.S. Economy

By Paul Krugman

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Early this year many economists held a very grim view about the prospects for reducing inflation without a major economic slowdown and a big rise in unemployment. One prominent economist declared that underlying inflation was at least 4.5 percent and that “all the hoped-for saviors” — that is, forces that might bring inflation down painlessly — “have come and gone.” Inflation, another declared, would be “sticky around 4 to 5 percent.”

Given those expectations, what actually happened amounts to a minor, or maybe not so minor, miracle. Growth, both in gross domestic product and in jobs, has remained solid. But standard measures of underlying inflation are now under 3 percent and falling. Fancier statistical models maintained by the New York Fed tell the same story, and say that underlying inflation has fallen by half since its peak last year.

Now, there may be some bumps in the months ahead, largely involving technical issues. Government statisticians have no trouble estimating, say, the price of eggs; but while they do their best, the methods they use to estimate the prices of services, such as health care, can sometimes produce implausible results that add noise to the data. No, the cost of health insurance didn’t fall 30 percent over the past year. And given noisy data, there may be a few bad inflation numbers in our future.

Nonetheless, the dramatic fall in underlying inflation this year is clearly real, and corroborated by many sources, notably business surveys. Voters, especially Republicans, may believe or claim to believe that inflation is still rising, but while this belief may be politically important, it’s just wrong.

So the big economic question of the moment is: What went right? How did Goldilocks come to the U.S. economy?

As an important new paper from Mike Konczal of the Roosevelt Institute points out, there are two main stories out there that might explain why U.S. inflation has come down so quickly and painlessly. For what it’s worth, these stories aren’t after-the-fact rationalizations, cobbled together to make sense of events nobody expected. On the contrary, several economists, myself included, were telling these stories even during the winter of our inflation discontent, arguing that the kind of soft landing — disinflation without recession — we now seem to be experiencing was indeed possible.

So score one for the optimists. But for reasons I’ll explain in a minute, it matters which of these two optimistic stories was right.

One of the two optimistic stories goes under the unlovely name of the “nonlinear Phillips curve.” To put that in something resembling English, in normal times there seems to be a negative relationship between unemployment and inflation, but it’s pretty weak, implying that the Federal Reserve’s strategy of cooling inflation by raising interest rates, and hence reducing overall demand, would have to cause a lot of unemployment to get inflation back down to an acceptable level. The claim, however, is that in an overheated economy, which we seemed to have last year, the relationship between unemployment and inflation gets much stronger, so that the Fed might need to cause only a modest rise in unemployment to yield a big decline in inflation.

The other optimistic story has, I believe, a better name, although I would say that, since I think I coined it myself: long transitory, a play on long Covid. This is the argument that as late as early 2023 inflation was still elevated because of lingering supply disruptions from the pandemic, but that inflation is coming down now because the economy is finally normalizing.

There could well be truth to both ideas. But the nonlinear Phillips curve explains why inflation might fall with only a small rise in unemployment; it doesn’t do as well in explaining what we’ve actually seen, which is falling inflation without any rise in unemployment at all. (The small uptick in August was probably just a statistical blip.)

Konczal tries to resolve the issue by comparing disinflation across different goods and services. He argues that if improving supply as pandemic effects fade is the main story, we should see inflation falling fastest for goods and services whose consumption has risen the most, because their availability has increased. And that is in fact what we see.

Why does this dispute among inflation optimists matter? Because of concerns that inflation might reaccelerate if the economy stays strong.

After all, if you believe that inflation fell rapidly because of cooling demand, you have to worry that if the economy heats up again, say, because the Fed stops its rate hikes too soon, inflation could quickly rebound. That’s much less of a concern if we’re mainly seeing the effects of post-Covid normalization.

So what I see as growing evidence in favor of the long transitory story is reassuring. That said, of course, policymakers need to stay vigilant.

This argument probably isn’t over. What shouldn’t be an issue, however, is the proposition that inflation has come down far faster than pessimists predicted, at no visible cost.


Come Riccioli d’Oro è arrivata all’economia statunitense,

di Paul Krugman


Agli inizi di quest’anno molti economisti avevano una opinione molto fosca sulla possibilità di ridurre l’inflazione senza un importante rallentamento dell’economia e una grande crescita della disoccupazione. Un eminente economista aveva dichiarato che l’inflazione sottostante [1] era almeno al 4,5 per cento e che “tutti i salvataggi auspicati” – ovvero, i fattori che potevano abbassare l’inflazione senza pena – erano “comparsi e scomparsi”. Un altro aveva dichiarato che l’inflazione si sarebbe “bloccata tra il 4 e il 5 per cento” [2].

Considerate quelle aspettative, quello che effettivamente è accaduto corrisponde ad un piccolo, o forse non tanto piccolo, miracolo. La crescita, sia nel prodotto interno lordo che in posti di lavoro, è rimasta solida. Ma le normali misure dell’inflazione sottostante sono adesso sotto il 3 per cento e stanno calando. I più sofisticati modelli statistici praticati dalla Fed di New York raccontano la stessa storia, e dicono che l’inflazione sostanziale è caduta della metà dal suo picco dell’anno passato.

Ora, ci potranno essere alcuni contraccolpi nei prossimi mesi, che in gran parte riguardano aspetti tecnici. Gli statistici del Governo non hanno alcun problema a stimare, diciamo, il prezzo delle uova; ma pur facendo del loro meglio, i metodi che essi usano per stimare il frastuono dei dati, potrebbero produrre alcuni dati negativi sull’inflazione nel nostro futuro.

Ciononostante, la caduta spettacolare nell’inflazione sostanziale di quest’anno è evidentemente reale, e corroborata da molte fonti, in particolare i sondaggi tra le imprese. Gli elettori, particolarmente repubblicani, possono credere o fingere di credere che l’inflazione stia ancora crescendo, ma se questa convinzione può essere significativa politicamente, essa è solo sbagliata.

Dunque, il grande tema del momento è: che cosa è andato bene? Come ha fatto Riccioli d’Oro ad arrivare all’economia statunitense? [3]

Come mette in evidenza un importante nuovo saggio di Mike Konczal del Roosevelt Institute, ci sono due storie principali in circolazione che potrebbero spiegare perché l’inflazione negli Stati Uniti si sia ridotta così rapidamente e senza sofferenze. Per quello che valgono, queste storie non sono razionalizzazioni col senno di poi, messe insieme frettolosamente per dare un senso a eventi che nessuno si aspettava. Al contrario, molti economisti, incluso il sottoscritto, sono venuti raccontando queste storie durante l’inverno del nostro malessere per l’inflazione, sostenendo che il tipo di atterraggio morbido – la disinflazione senza recessione – che adesso stiamo sperimentando era in effetti possibile.

Dunque, un punto a favore degli ottimisti. Ma per le ragioni che spiegherò in un attimo, è importante quali di queste due storie ottimistiche fosse giusta.

Una delle due storie ottimistiche va sotto il nome non attraente della “curva non-lineare di Phillips”. Per riferirlo a qualcosa che assomigli alla lingua comune, in tempi normali sembra esserci una relazione negativa tra disoccupazione e inflazione, ma in modo abbastanza debole, il che comporta che la strategia della Federal Reserve di raffreddare l’inflazione elevando i tassi di interesse, e di conseguenza riducendo la domanda complessiva, dovrebbe aver provocato un bel po’ di disoccupazione per ricondurre l’inflazione a un livello accettabile. Tuttavia, l’argomento è che in una economia surriscaldata, quella che pareva avessimo l’anno passato, la relazione tra disoccupazione e inflazione diventa molto più forte, cosicché la Fed poteva dover provocare soltanto un modesto aumento della disoccupazione per generare un grande calo dell’inflazione. L’altra storia ottimistica ha, credo, un nome migliore, per quanto a dirlo sono io stesso, che l’ho coniato: la storia delle lunga fase transitoria, una rappresentazione del lungo Covid. Secondo questo argomento, non più tardi dell’inizio del 2023 l’inflazione era ancora elevata  causa di persistenti turbamenti dalla pandemia, ma adesso l’inflazione sta calando perché l’economia si sta finalmente normalizzando.

In entrambe le spiegazioni ci potrebbe essere della verità. Ma la ‘curva di Phillips non-lineare’ spiega perché l’inflazione potrebbe scendere solo con una modesta crescita della disoccupazione; essa non funziona altrettanto bene nello spiegare quello che stiamo osservando, che è la caduta dell’inflazione senza alcuna crescita della disoccupazione (il piccolo rialzo di agosto, probabilmente è stato solo un contrattempo statistico).

Konczal cerca di risolvere la questione confrontando la disinflazione tra diversi beni e servizi. Egli sostiene che se i miglioramenti nell’offerta al momento in cui svaniscono gli effetti della pandemia fosse la spiegazione principale, dovremmo vedere l’inflazione scendere più velocemente nei beni e servizi il cui consumo è cresciuto maggiormente, giacché la loro disponibilità è aumentata. E di fatto è quello che osserviamo.

Perché è importante questa disputa tra gli ottimisti dell’inflazione? A causa delle preoccupazioni secondo le quali l’inflazione potrebbe riaccelerare se l’economia resta forte.

Dopo tutto, se si crede che l‘inflazione sia caduta rapidamente per il raffreddamento della domanda, ci si deve preoccupare che se l’economia si surriscalda nuovamente perché, ad esempio, la Fed blocca il suoi rialzi dei tassi troppo presto, l’inflazione potrebbe rapidamente avere un rimbalzo. Ci sarebbe molta minore preoccupazione se stessimo assistendo agli effetti di una normalizzazione post-Covid.

Dunque è rassicurante il fatto che io constati prove crescenti a favore della spiegazione sulla ‘lunga transitorietà’. Ciò detto, naturalmente, le autorità hanno bisogno di restare vigilanti.

Questo tema probabilmente non è concluso. Quello che non dovrebbe essere in questione, tuttavia, è l’affermazione che l’inflazione è scesa assai più velocemente di quello che prevedevano i pessimisti, senza alcun visibile costo.







[1] L’inflazione ‘sottostante’ è una denominazione equivalente della “core inflation”, ovvero dell’inflazione ‘sostanziale’ calcolata depurandola degli effetti dei prezzi più volatili, come energia e generi alimentari.

[2] Il primo economista era Jason Furman sul Wall Street Journal, il secondo Moahmed El-Erian, sulla CNBC.

[3] Da una mia nota ad un altro articolo di Krugman nel quale compariva Goldilocks, ovvero il nome della protag0nista della fiaba inglese per bambini, in italiano Riccioli d’Oro, del 6 gennaio 2022:

Quando Riccioli d’Oro (“Goldilocks”), nella favola dei “Tre orsetti”, entrata nella casa degli orsi, prova tre tazze di fiocchi d’avena, scopre di non gradire né la tazza troppo fredda né quella troppo calda, ma solo quella con la temperatura giusta (in realtà, questa è una versione della favola; in altre la fanciulla si limita a rifiutare tutto che difetta per eccesso di caldo o di freddo, di comodità o di scomodità etc.). È in tal modo, comunque, che nacque il “principio di Riccioli d’Oro, che è entrato un po’ fantasiosamente nel linguaggio (anglosassone) di molte scienze: psicologia, astrologia, medicina, statistica ed anche economia. In quest’ultimo caso, esso sostiene una economia con una crescita moderata e una bassa inflazione, tale da permettere una politica monetaria favorevole ai mercati.

In conclusione, l’arrivo di Riccioli d’Oro nell’economia americana sembra che possa essere interpretato come la prevalenza di fenomeni economicamente sani di moderazione.






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