Blog di Krugman

Racconti di fate (21 agosto 2015)

 

Aug 21 10:14 am

Fairy Tales

Brad DeLong is searching for the origins of the phrase “confidence fairy”. I’m pretty sure — you can never be completely sure, because things can stick in your mind — that it was an original coinage on my part, a snappy way to characterize the deep implausibility of the Alesina-Ardagna stuff that was sweeping Brussels and other corridors of power in 2010. Since then, a lot of further evidence has come in — and all of it confirms the original critique.

But confidence-fairy type arguments and critiques of the same go back a long way, of course. And there’s a reason. As Mike Konczal, channeling Kalecki, pointed out some time ago, arguments rejecting Keynes and declaring that only business confidence can achieve full employment serve a very useful political purpose: they empower plutocrats and big business, while rendering populists impotent.

This is the story of Greece right now. Euro membership — and the unwillingness of Tsipras and co to take the risks of a plan B — have left Syriza with no policy tools, nothing it can do except try to placate investors, which means not just macro punishment but the forced adoption of policies like privatization.

And this speaks to the wider point of the politicization of macroeconomics. Why did freshwater macroeconomists refuse to learn from the lessons of the Volcker recession and recovery, which clearly refuted their approach and supported some kind of Keynesian view on monetary policy? Why has the overwhelming recent evidence for a Keynesian view of fiscal policy been ignored? You might think that business, at least, would welcome policies that boost sales; but the ideology of confidence must be defended.

 

Racconti di fate

Brad DeLong è alla ricerca delle origini della espressione “fata della fiducia”. Sono abbastanza sicuro – non si può essere mai completamente sicuri, perché talvolta ci sono cose che si fissano nella mente – che il neologismo fu una mia invenzione, un modo brillante per caratterizzare la profonda improbabilità della presunta teoria di Alesina-Ardagna che stava dilagando a Bruxelles e in altri corridoi del potere nel 2010. Da allora, sono intervenute una quantità di ulteriori testimonianze – e confermano tutte la critica originaria.

Ma, ovviamente, gli argomenti del genere di quello della ‘fata della fiducia’ e le critiche dello stesso genere risalgono a molto addietro. Come un po’ di tempo fa mise in evidenza Mike Konczal, rimettendo in circolazione Kalecki, le tesi che rigettano Keynes e affermano che soltanto la fiducia delle imprese può realizzare la piena occupazione servono ad un proposito politico molto conveniente: rafforzano i plutocrati e le grandi imprese, mentre rendono impotenti coloro che si battono per gli interessi della gente [1].

Questa è la storia della Grecia in questo momento. I membri dell’euro – e la indisponibilità di Tsipras e compagni di assumersi i rischi di un Piano B – hanno lasciato Syriza senza alcun strumento politico, niente che possa utilizzare se non cercare di placare gli investitori, il che significa non solo una punizione da un punto di vista macroeconomico, ma la obbligata adozione di politiche come la privatizzazione.

E questo la dice lunga sul tema più ampio della politicizzazione della macroeconomia. Perché i macroeconomisti dell’ “acqua dolce” [2] si rifiutano di imparare le lezioni della recessione e della ripresa di Volcker, che confuta con evidenza il loro approccio ed offre in qualche modo sostegno al punto di vista keynesiano sulla politica monetaria? Perché la schiacciante recente evidenza del punto di vista keynesiano sulla politica della spesa pubblica è stato ignorata? Potreste pensare che le imprese, come minimo, saluterebbero con favore politiche che incoraggiano le vendite; ma l’ideologia della fiducia deve essere salvaguardata.

 

[1] Come si è notato varie volte, il termine “populist”, nel linguaggio politico americano, non ha affatto necessariamente una valenza negativa, perché sta a indicare una posizione che semplicemente si ispira a interessi e bisogni diffusi della popolazione, senza alcun complesso di ‘correttezza’ politica. In pratica, è impossibile tradurlo con “populista”.

[2] Per una migliore comprensione di questa ‘scuola’ di economisti americani, vedi le note sulla traduzione.

 

 

 

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