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La macroeconomia semplice e quella elaborata (dal blog di Paul Krugman, 12 giugno 2017)

 

JUN 12 3:53 PM

 

Macroeconomics: The Simple and the Fancy

Paul Krugman

Noah Smith has a nice summation of his critique of macroeconomics, which mainly comes down, as I read it, as an appeal for researchers to stay close to the ground. That’s definitely good advice for young researchers.

But what about economists trying to provide useful advice, directly or indirectly, to policy makers, who need to make decisions based on educated guesses about the whole system? Smith says, “go slow, allow central bankers to use judgment and simple models in the meantime.” That would be better than a lot of what academic macroeconomists do in practice, which is to castigate central bankers and other policymakers for not using elaborate models that don’t work. But is there really no role for smart academics to help out in this process? And if so, what does this say about the utility of what the profession does?

The thing is, those simple models have done pretty darn well since 2008 — and central bankers who used them, like Bernanke, did a lot better than central bankers like Trichet who based their judgements on something else. So surely at least part of the training of macroeconomists should prepare them to be helpful in applying simple models, maybe even in making those simple models better.

Reading Smith, I found myself remembering an old line from Robert Solow in defense of “fancy” economic theorizing:

In economics I like a man to have mastered the fancy theory before I trust him with simple theory … because high-powered economics seems to be such an excellent school for the skillful use of low-powered economics.

OK, can anyone make that case about modern macroeconomics? With a straight face? In practice, it has often seemed that expertise in high-powered macroeconomics — mainly meaning DSGE — positively incapacitates its possessors from the use of low-powered macroeconomics, largely IS-LM and its derivatives.

I don’t want to make a crude functional argument here: research that advances knowledge doesn’t have to provide an immediate practical payoff. But the experience since 2008 has strongly suggested that the research program that dominated macro for the previous generation actually impaired the ability of economists to provide useful advice in the moment. Mastering the fancy stuff made economists useless at the simple stuff.

A more modest program would, in part, help diminish this harm. But it would also be really helpful if macroeconomists relearned the idea that simple aggregate models can, in fact, be useful.

 

La macroeconomia semplice e quella elaborata,

di Paul Krugman

Noah Smith ha scritto una bella sintesi delle sue critiche della macroeconomia, che principalmente si risolve, per come l’ho compresa, in un appello ai ricercatori a stare con i piedi per terra. Il che, per i giovani ricercatori, è certamente un buon consiglio.

Ma che dire degli economisti che cercano di fornire, direttamente o indirettamente, consigli utili agli operatori politici, che hanno bisogno di prendere decisioni basandosi su valutazioni ragionate sul sistema nel suo complesso? Smith dice, “andateci piano, consentite ai banchieri centrali allo stesso tempo di usare il giudizio e modelli semplici”. Ciò sarebbe meglio rispetto alla gran parte di quello che i macroeconomisti accademici fanno in pratica, che consiste nel rimproverare i banchieri centrali e le altre autorità politiche per non utilizzare modelli complessi che non funzionano. Ma non c’è davvero nessun ruolo perché gli accademici intelligenti siano di aiuto in questo processo? E se così fosse, cosa ci direbbe questo dell’utilità di ciò che fa questa disciplina?

Il punto è che quei semplici modelli hanno funzionato dannatamente bene dal 2008 – e i banchieri centrali che li utilizzavano, come Bernanke, si comportarono molto meglio dei banchieri centrali come Trichet, che basava i suoi giudizi su qualcos’altro. Dunque, certamente almeno una parte della formazione dei macroeconomisti dovrebbe prepararli ad essere utili nella applicazione di modelli semplici, forse persino rendendo migliori quei modelli semplici.

Leggendo Smith mi sono ritrovato a ricordare una vecchia frase di Robert Solow in difesa delle “elaborate” teorizzazioni economiche:

“In economia mi piacciono le persone che hanno padronanza delle teorie elaborate, prima che io mi fidi di loro con le teorie semplici … giacché le teorie economiche di elaborata potenza sembrano essere una scuola così eccellente per l’utilizzo sapiente delle teorie economiche di minore potenza applicativa”.

Ebbene, c’è qualcuno che possa portare avanti questa tesi a proposito della macroeconomia moderna? Seriamente? In pratica, è spesso sembrato che l’esperienza nella macroeconomia di elevata potenza – che principalmente consiste nel DSGE [1] – non renda assolutamente capaci chi la possiede ad usare una macroeconomia di più limitata potenza applicativa, ovvero in gran parte il modello IS-LM e i suoi derivati.

Non voglio avanzare in questo caso un rozzo argomento funzionale: la ricerca che promuove la conoscenza non deve fornire un immediato vantaggio pratico. Ma l’esperienza a partire dal 2008 ha mostrato con forza che il programma di ricerca che ha dominato la macroeconomia nelle precedenti generazioni ha sostanzialmente pregiudicato la capacità degli economisti di fornire consigli utili sul momento. La padronanza delle tecniche elaborate ha reso gli economisti incapaci ad operare con le tecniche semplici.

Un programma più modesto contribuirebbe, in parte, a ridurre questo danno. Ma sarebbe anche davvero utile se i macroeconomisti reimparassero l’idea che i semplici modelli aggregati possono, in sostanza, essere utili.  

 

 

[1] Che significa “Equilibrio Generale dinamico stocastico”, ovvero un “settore della Teoria dell’equilibrio generale che tenta di spiegare i fenomeni economici aggregati, come la crescita economica, i cicli dell’economia e gli effetti delle politiche monetarie e della finanza pubblica, sulla base di modelli macroeconomici derivati da principi microeconomici” (Wikipedia).

 

 

 

 

 

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