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Capitalismo, socialismo e mancanza di libertà, (dal blog di Paul Krugman, 26 agosto 2018)

 

Aug. 26, 2018

Capitalism, Socialism, and Unfreedom

By Paul Krugman

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There are two articles currently on the Times home page – an opinion pieceby Corey Robin, and a news analysis by Neil Irwin — that I think should be read together. Taken as a pair, they get at a lot of what’s wrong with the neoliberal ideology (and yes, I do think that’s the right term here) that has dominated so much public discourse since the 1970s.

What, after all, were and are the selling points for low taxes and minimal regulation? Partly, of course, the claim that small government is the key to great economic performance, a rising tide that raises all boats. This claim persists – because there are powerful interests that want it to persist — even though the era of neoliberal dominance has in fact been marked by so-so economic growth that hasn’t been shared with ordinary workers:

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The other claim, however, has been that free markets translate into personal freedom: that an unregulated market economy liberates ordinary people from the tyranny of bureaucracies. In a free market, the story goes, you don’t need to flatter your boss or the company selling you stuff, because they know you can always go to someone else.

What Robin points out is that the reality of a market economy is nothing like that. In fact, the daily experience of tens of millions of Americans – especially but not only those who don’t make a lot of money – is one of constant dependence on the good will of employers and other more powerful economic players.

It’s true that, as Brad DeLong says, many of Robin’s examples would actually apply in any complex economic system: I’ve wasted time dealing with both Verizon and the Social Security Administration, and in both cases my socioeconomic status surely made it a lot easier than it would have been for a minimum-wage worker. (I have, on the other hand, had consistently good experiences at the much-maligned DMV.) But the idea that free markets remove power relations from the equation is just naïve.

And it’s even more naïve now than it was a few decades ago, because, as Irwin points out, large economic players are dominating more and more of the economy. It’s increasingly clear, for example, that monopsony power is depressing wages; but that’s not all it does. Concentration of hiring among a few firms, plus things like noncompete clauses and tacit collusion that reinforce their market power, don’t just reduce your wage if you’re hired. They also reduce or eliminate your options if you’re mistreated: quit because you have an abusive boss or have problems with company policy, and you may have real trouble getting a new job.

But what can be done about it? Corey Robin says “socialism” – but as far as I can tell he really means social democracy: Denmark, not Venezuela. Government-mandated employee protections may restrict the ability of corporations to hire and fire, but they also shield workers from some very real forms of abuse. Unions do somewhat limit workers’ options, but they also offer an important counterweight against corporate monopsony power.

Oh, and social safety net programs can do more than limit misery: they can be liberating. I’ve known many people who stuck with jobs they disliked for fear of losing health coverage; Obamacare, flawed as it is, has noticeably reduced that kind of “lock in”, and a full guarantee of health coverage would make our society visibly freer.

The other day I had some fun with the Cato Institute index of economic freedom across states, which finds Florida the freest and New York the least free. (Is it OK for me to write this, comrade commissar?) As I pointed out, freedom Cato-style seems to be associated with, among other things, high infant mortality. Live free and die! (New Hampshire is just behind Florida.)

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But seriously, do the real differences between New York and Florida make New Yorkers less free? New York is a highly unionized state – 25.3 percent of the work force – while only 6.6 percent of Florida workers are represented by unions. Does this make NY workers less free, or does it empower them in the face of corporate power?

Also, New York has expanded Medicaid and tried to make the ACA exchanges work, so that only 8 percent of nonelderly adults are uninsured, compared with 18 percent in Florida. Are New Yorkers chafing under the heavy hand of health law, or do they feel freer knowing that they’re at much less risk of being ruined by medical emergency – or cast into the abyss if they lose their job?

If you’re a highly paid professional, it probably doesn’t make much difference. But my guess is that most workers feel at least somewhat freer in New York than they do in FL.

Now, there are no perfect answers to the inevitable sacrifice of some freedom that comes with living in a complex society; utopia is not on the menu. But the advocates of unrestricted corporate power and minimal worker protection have been getting away for far too long with pretending that they’re the defenders of freedom – which is not, in fact, just another word for nothing left to lose.

 

Capitalismo, socialismo e mancanza di libertà,

di Paul Krugman

Ci sono adesso due articoli sulla home page del Time – un articolo di opinione di Corey Robin [1] e una analisi delle notizie di Neil Irwin [2] – che penso dovrebbero essere letti assieme. Presi assieme, essi dicono molto di quello che è sbagliato nell’ideologia neoliberista (e in effetti, penso davvero che in questo caso sia il termine giusto) che ha imperversato così tanto nel dibattito pubblico a partire dagli anni ’70.

Dopo tutto, che cosa sono stati e sono gli argomenti che hanno consentito di rivendere le basse tasse e una regolamentazione minima? In parte, naturalmente, la pretesa che un abbattimento delle funzioni pubbliche sia la chiave per grandi prestazioni economiche, la marea crescente che alza tutte le barche.  Questa pretesa persiste – dato che ci sono interessi potenti che vogliono che persista – anche se l’epoca del dominio neoliberista ha segnato una crescita economica modesta che non è stata condivisa dai lavoratori comuni:

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L’altro argomento, tuttavia, è stato che i liberi mercati si traducono in libertà personale: che una economia di un mercato senza regole libera le persone comuni dalla tirannia delle burocrazie. In un mercato libero, così si è raccontato, non avete bisogno di adulare il vostro capo o la società che vende la vostra merce, perché sanno che potete sempre andare da qualcun altro.

Quello che Robin mette in evidenza è la realtà di un’economia di mercato del tutto diversa. Di fatto, l’esperienza quotidiana di decine di milioni di americani – specialmente, ma non solo, di coloro che non fanno molti soldi – è alla dipendenza continua della buona volontà dei datori di lavoro e di altri più potenti soggetti economici.

È vero che, come dice Brad DeLong, che molti degli esempi di Robin in realtà varrebbero in ogni sistema economico complesso: ho buttato via molto tempo nel misurarmi con Verizon [3] e con la Amministrazione della Previdenza Sociale, e in entrambi i casi il mio status socioeconomico ha reso la cosa molto più facile di quanto sarebbe stata per un lavoratore con un salario minimo (d’altra parte, ho avuto esperienze regolarmente positive presso il tanto vituperato Dipartimento dei Veicoli a Motore della California). Ma l’idea che i liberi mercati sottraggano le relazioni di potere dal loro normale equilibrio è solo ingenua.

Ed è persino più ingenua al giorno d’oggi di quanto non fosse qualche decina d’anni fa, perché, come mette in evidenza Irwin, i grandi soggetti economici stanno sempre di più dominando l’economia. È sempre più chiaro, ad esempio, che il potere di monopsonio [4] sta deprimendo i salari; ma non fa solo questo. La concentrazione delle assunzioni tra poche imprese, in aggiunta a cose come le ‘clausole di non competizione’ [5] e la tacita complicità che rafforza il loro potere sul mercato, non riducendo soltanto il vostro salario se siete assunti. Riduce anche o elimina le vostre possibilità se siete vessati: lasciate il lavoro perché avete un capo che abusa o avete problemi con la politica dell’impresa, e potreste avere una reale difficoltà ad avere un nuovo posto di lavoro.

Ma cosa può essere fatto al proposito? Corey Robin dice ‘il socialismo’ – che per quanto intendo significa effettivamente la socialdemocrazia: la Danimarca, non il Venezuela.  Le protezioni del posto di lavoro su delega del Governo possono ridurre le possibilità delle imprese di assumere e di licenziare, ma proteggono anche i lavoratori da qualche concretissima forma di abuso. In qualche modo i sindacati limitano le opzioni dei lavoratori, ma offrono anche un importante   contrappeso contro il potere di monopsonio delle società.

Inoltre, i programmi delle reti della sicurezza sociale possono fare di più che contenere la miseria: possono avere un effetto liberatorio. Abbiamo conosciuto molte persone bloccate nei loro posti di lavoro che detestavano per paura di perdere l’assistenza sanitaria; la riforma di Obama, con tutti i suoi difetti, ha notevolmente ridotto quel genere di “trappola” e una piena garanzia di copertura sanitaria renderebbe la nostra società visibilmente più libera. L’altro giorno mi sono divertito un po’ con l’indice di libertà economia tra tutti gli Stati del Cato Institute, che trova la Florida la più libera e lo Stato di New York il meno libero (posso scriverlo, compagno commissario?). Come misi in evidenza, la libertà nello stile del Cato sembra andare di pari passo, tra le altre cose, con una elevata mortalità infantile. Vivi liberamente e muori! (il New Hampshire è appena avanti la Florida).

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[6]

Ma, sul serio, le effettive differenze tra New York e la Florida rendono i newyorkesi meno liberi? New York è una zona fortemente sindacalizzata – il 25,3 per cento della forza lavoro – mentre soltanto il 6,6 per cento dei lavoratori della Florida sono rappresentati dai sindacati. Questo rende i lavoratori di New York meno liberi, oppure li rafforza di fronte al potere delle imprese?

Inoltre, New York ha ampliato Medicaid ed ha cercato di far funzionare la riforma sanitaria, cosicché soltanto l’8,8 per cento degli adulti non anziani [7] non sono assicurati, a confronto del 18 per cento in Florida. I newyorkesi sono infastiditi dalla mano ruvida della legislazione sanitaria, oppure si sentono più liberi sapendo che corrono un rischio minore di essere rovinati dalle emergenze sanitarie – o di precipitare nell’abisso se perdono il loro posto di lavoro?

Se siete un professionista con un elevato stipendio, questo probabilmente non fa una grande differenza. Ma la mia impressione è che la maggioranza dei lavoratori si sente almeno un po’ più libera a New York di quanto non si sentano quelli della Florida.

Ora, non ci sono risposte perfette all’inevitabile sacrificio di qualche libertà che deriva dal vivere in società complesse; l’utopia non fa parte del menu. Ma i sostenitori di un illimitato potere delle imprese e di una protezione minima del lavoratore se la sono cavata anche troppo a lungo con la pretesa di essere i difensori della libertà – che non è, di fatto, semplicemente un’altra parola per dire che non si ha niente da perdere.

 

 

 

 

 

 

 

[1] Politologo americano e docente all’Università della Città di New York:

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[2] Neil Irwin è un corrispondente per i temi economici del New York Times.

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[3] Verizon Communications è un fornitore di banda larga e di telecomunicazioni statunitense. Il nome è un neologismo composto da due parole latine: Veritas (che significa “verità“) e Horizon (che significa “orizzonte”). Nel 2015 Verizon ha esteso la propria attività acquisendo AOL e due anni dopo rilevando Yahoo!. AOL e Yahoo sono stati amalgamati in una nuova divisione denominata Oath Inc. A partire dal 2017 è la seconda società di telecomunicazioni per fatturato dopo AT & T. (Wikipedia)

[4] Situazione di mercato caratterizzata dall’accentramento della domanda da parte di un solo soggetto economico e dall’impossibilità per altri acquirenti di entrare sul mercato.

[5] In molti contratti di lavoro è previsto il divieto per il lavoratore di trasferirsi in una impresa analoga, con il pretesto di un passaggio di informazioni alla concorrenza. Il che ha evidentemente effetto sulla competizione salariale, praticamente imponendo al lavoratore un obbligo di appartenenza all’impresa originaria e impedendogli di cercare posti di lavoro più remunerativi.

[6] Come si vede, la stima della Fondazione della destra Cato sull’indice di ‘libertà’ è favorevole alla Florida e molto sfavorevole a New York; ma l’indice della mortalità infantile dice l’opposto.

[7] Gli adulti non anziani sono esclusi, probabilmente, perché sono per legge protetti da Medicare.

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