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La densità è letale? Newsletter di Paul Krugman (24 marzo 2020)

 

March 24, 2020

Is density deadly?

Paul Krugman

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Whenever you hear someone talking about the “real America” as a place of small towns, bear in mind that these days most of us live in large metropolitan areas. Indeed, around a quarter of us live in the top 10 metro areas, of which the smallest, greater Boston, has almost 5 million people.

But New York is different. It feels urban in a way other U.S. cities don’t. And the numbers bear out that impression.

The number to look at here isn’t raw population density, which can be misleading: greater Los Angeles and greater New York have almost the same ratio of people to land area, because L.A. is hemmed in by mountains, while the New York metro area extends all the way into Pennsylvania. But obviously Angelenos don’t have a New York-style urban experience. What you want to look at instead is “population-weighted density,” which asks how dense a neighborhood the average person lives in.

And this measure shows that New York is in a class of its own, with the average resident living in a census tract with more than 31,000 people per square mile. (My own neighborhood has about 60,000 people per square mile.) That’s two-and-a-half times the density in San Francisco or L.A., four times the density of Chicago.

High density means that New Yorkers live very differently from other Americans. True, the suburbs look like suburbs anywhere. But those who live or work in or near the city shop and commute differently: they are far more likely to walk or take public transit than the rest of our car-centered nation.

There are a lot of positives to the dense-city lifestyle. An old line says that New York is a great place to visit, but you wouldn’t want to live there; that’s exactly wrong. I always feel sorry for the heaving crowds of tourists in midtown; meanwhile, if you can afford the real estate — a very big if — daily life in Manhattan is surprisingly easy, with everything you need just a few minutes away. And walkability makes it much easier to get exercise; having moved from the suburbs to the city a few years ago, I’ve been startled by how much healthier my lifestyle has become.

What about crime? Donald Trump, among others, still has a 1970s vision of “carnage” in crime-ridden big cities, but these days New York is remarkably safe, with homicides only a tiny fraction of their peak in 1990.

But now, all of a sudden, New York’s density has become a potentially deadly problem. For the moment, at least, the coronavirus is hitting New York much harder than other parts of the country, and density is probably the main reason: the disease spread faster in New York than elsewhere simply because there’s so much human contact.

This exceptionalism may not last. New York has moved strongly to enforce social distancing, which should pay off in a week or two. I wouldn’t be surprised to see coronavirus cases in other places — such as Miami, which still had packed beaches not long ago, and where the state governor is still refusing to take strong action — overtake New York in the near future.

In any case, I hope that this experience doesn’t have a long-lasting negative impact on urbanism. We don’t all have to live like New Yorkers, but it’s good for America — which thrives on diversity — that some of us do. And I want my city back.

 

La densità è letale?

Newsletter di Paul Krugman

 

Tutte le volte che sentite qualcuno parlare dell’”America vera” come un posto di piccole città, tenete a mente che di questi tempi la maggioranza di noi vive in ampie aree metropolitane. Infatti, circa un quarto di noi vive nelle prime dieci aree metropolitane, la più piccola delle quali, l’area metropolitana di Boston, ha quasi cinque milioni di abitanti.

Ma New York è diversa. Essa si sente urbana in un modo differente da altre città statunitensi. E i numeri confermano questa impressione.

Il numero da osservare in questo caso non è la semplice densità della popolazione, che può essere fuorviante: le aree metropolitane di Los Angeles e di New York hanno quasi la stessa proporzione di persone in rapporto all’area territoriale, perché Los Angeles è circondata da montagne, mentre New York si estende sin dentro la Pennsylvania. Ma ovviamente gli abitanti di Los Angeles non hanno una pratica di vita urbana del genere di quella di New York. Quello che invece si deve osservare è la “densità ponderata in funzione della popolazione”, alla quale si chiede come densamente vive una persona media in un quartiere.

E questa misura mostra che New York fa classe a sé, con una media di residenti che vivono in un distretto del censimento con più di 31.000 persone per miglio quadrato [1] (il mio quartiere ne ha 60.000 per miglio quadrato). Quella è due volte e mezzo la densità di San Francisco o di Los Angeles, quattro volte la densità di Chicago.

L’elevata densità significa che i newyorkesi vivono in modo molto diverso dagli altri americani. È vero, le periferie si assomigliano dappertutto. Ma coloro che vivono o lavorano nella città o vicino alla città fanno la spesa e hanno un pendolarismo differente: è assai più probabile che camminino o usino mezzi di trasporto pubblici del resto della nostra nazione basata sulle automobili.

Nello stile di vita di una città densa ci sono una grande quantità di cose positive. Un vecchio detto dice che New York è un gran posto da visitare, ma non ci vorreste vivere; il che è precisamente sbagliato. Io trovo spesso sgradevoli le folle troppo numerose di turisti nel centro città; di contro, se vi potete permettere l’immobile – un “se” molto grande – la vita a Manhattan è sorprendentemente facile, tutto quello che vi serve è solo pochi minuti distante. E la pedonalità rende molto più facile tenersi in esercizio; essendomi spostato dalla periferia alla città pochi anni orsono, sono stato colto di sorpresa da quanto il mio stile di vita è diventato più sano.

Che dire dei crimini? Donald Trump, tra le altre cose, ha ancora una idea da anni ’70 della “carneficina” nelle grandi città infestate dai crimini, ma di questi tempi New York è considerevolmente sicura, con gli omicidi che sono solo una minuscola frazione del loro picco negli anni ’90.

Ma adesso, tutto a un tratto, la densità di New York è diventata un problema potenzialmente letale. Almeno per il momento, il coronavirus sta picchiando su New York molto più duramente che nelle altre parti del paese, e la densità è probabilmente la causa principale: la malattia si diffonde in New York più velocemente che altrove semplicemente perché ci sono tanti contatti umani.

Questa situazione eccezionale potrebbe non durare. New York si è mossa con forza per rafforzare il ‘distanziamento sociale’, il che in una settimana o due dovrebbe avere i suoi effetti. Non sarei sorpreso di vedere, nel prossimo futuro, i casi di coronavirus in altre località – come Miami, che ancora non molto tempo fa aveva le spiagge sovraffollate, e dove il Governatore dello Stato si rifiuta di assumere iniziative energiche – sopravanzare quelli di New York.

In ogni modo, spero che questa esperienza non abbia un impatto negativo di lunga durata sull’urbanismo. Non è obbligatorio che tutti vivano come i newyorkesi, ma è bene per l’America – che prospera sulle diversità – che qualcuno di noi lo faccia. E io rivoglio la mia città.

 

 

 

 

 

 

 

[1] Ovvero, pari ad un quadrato con un lato di circa 2,5 chilometri.

 

 

 

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