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Sarà la geopolitica o la tecnologia a riformare l’ordine monetario globale? Barry Eichengreen (da Project Syndicate, 10 marzo 2023)

 

Mar 10, 2023

Will Geopolitics or Technology Reshape the Global Monetary Order?

BARRY EICHENGREEN

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BERKELEY – When the United States and its G7 partners imposed sanctions on Russia’s central bank and barred Western financial institutions from doing business with Russian counterparties, commentators warned of far-reaching changes in the global monetary and financial order. Other countries would see those sanctions as yet another step in the West’s “weaponization” of finance. Fearing that they, too, might one day be on the receiving end of sanctions, governments and central banks would reduce their dependence on the dollar, US banks, and the US-dominated Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication (SWIFT).

China would be the principal beneficiary, these predictions continued. So far, China has sought to remain above the fray in the dispute between Russia and the West. It has a large banking system. It has created a Cross-Border Interbank Payment System to facilitate renminbi settlement and provide an alternative to Fedwire and the Clearing House Interbank Payments System (CHIPS) through which dollar payments are made.

Russia already accepts renminbi in payment for fully 14% of its exports. Its sovereign wealth fund holds $45 billion worth of renminbi securities and deposits, and Russian companies issued $7 billion worth of renminbi-denominated bonds last year.

Given Russia’s circumstances, none of this should come as a surprise. But will other countries also move in this direction? When President Xi Jinping visited Saudi Arabia late last year, there was talk of the Saudis taking payment for their oil exports in renminbi. China has recently concluded renminbi clearing arrangements with Pakistan, Argentina, and Brazil. Just last month, Iraq’s central bank announced a plan to allow direct renminbi settlement for trade with China.

Yet this kind of broader shift is not yet visible in the data. According to the International Monetary Fund, the renminbi’s share of global foreign exchange reserves remains less than 3% of the reported global total. Moreover, the renminbi accounts for less than 2% by value of all instructions for cross-border interbank payments sent through SWIFT.

To be sure, not all countries report the currency composition of their foreign reserves, and the countries most worried about sanctions are the least likely to report. And, instead of using SWIFT’s electronic messaging service, their banks are most likely to arrange cross- border transfers through old-school alternatives like email, telephone, and fax.

But, special cases like Russia notwithstanding, there is also reason to think that China has limited gravitational pull financially. US complaints that China may be helping Russia with war materiel raise the possibility that Beijing could become subject to secondary sanctions, in which case there will be little if any scope for doing cross-border business via Chinese banks.

Moreover, China’s government has repeatedly changed its posture toward the private sector. This points to the possibility that it may change terms of access for foreign central banks holding reserves in Shanghai and for commercial banks seeking to transfer funds through its cross-border payment system. China’s capital controls provide levers with which to make such changes, and Xi’s centralization of power means that there are few countervailing forces to prevent him from taking such steps were he so inclined.

Rather than putting their eggs in China’s basket, other countries, in Asia and elsewhere, have been seeking to use their own currencies for cross-border payments. Singapore and Thailand have connected their real-time fast payment systems, PayNow and PromptPay, enabling customers of participating banks to transfer funds between the two countries using just a mobile number. Similarly, Bank Negara Malaysia and the Bank of Thailand have expanded their ringgit-baht direct settlement framework to enable Malaysians and Thais to make direct payments through qualified commercial banks. Five Southeast Asian central banks have signed an agreement to link their fast payment systems, bypassing the need to use either the dollar or the renminbi for cross-border transfers. And Indonesia, during its G20 presidency, established a Local Currency Settlement Task Force to identify regulatory reforms to encourage the practice.

Similarly, on the foreign-reserves front, diversification away from the dollar has not meant diversification toward the renminbi, in the main, but rather toward the Korean won, Singapore dollar, Swedish krona, Norwegian krone, and other nontraditional reserve currencies.

These trends reflect not so much geopolitics as developments in technology. Because payment systems like PayNow and PromptPay are digital natives, they are readily linked, removing the need to use the dollar or renminbi when transferring funds. The currencies of these smaller countries have also become easier to hold and cheaper to trade with the rise of digital foreign-currency platforms featuring automated market-making and liquidity-provision algorithms. This, in turn, makes such currencies more attractive for payments and as a form of international reserves.

The presumption has been that geopolitics will reshape the global monetary and financial order in China’s favor. But technology may have the final say. And, if it does, it may alter that order in a very different way.

 

Sarà la geopolitica o la tecnologia a riformare l’ordine monetario globale?

Barry Eichengreen

 

BERKELEY – Quando gli Stati Uniti e i partner del G7 imposero sanzioni sulla Banca Centrale russa e vietarono alle istituzioni finanziarie occidentali di fare affari con le controparti russe, commentatori misero in guardia da cambiamenti di vasta portata nell’ordine monetario e finanziario globale. Altri paesi avrebbero considerato quelle sanzioni come ancora un altro passo nell’uso come ‘arma impropria’ della finanza da parte dell’Occidente. Nel timore che anch’essi un giorno potessero trovarsi dalla parte di chi riceve sanzioni, i governi e le banche centrali avrebbero ridotto la loro dipendenza dal dollaro, dalle banche statunitensi e dalla Società per la Telecomunicazione Finanziaria Interbancaria Mondiale, dominata dagli Stati Uniti (SWIFT).

I pronostici andavano oltre, affermando che la Cina sarebbe stata la principale beneficiaria. Sinora la Cina ha cercato di restare sopra la mischia nella disputa tra Russia ed Occidente. Essa dispone di un vasto sistema bancario. Ha creato un Sistema Interbancario di Pagamenti Transnazionale per facilitare le transazioni in renminbi e fornire una alternativa a Fedwire ed alla Camera di Compensazione del Sistema dei Pagamenti Interbancario (CHIPS), attraverso i quali sono fatti i pagamemti in dollari.

La Russia già accetta il renminbi nei pagamenti per un totale del 14% delle sue esportazioni. Il suo fondo di investimenti sovrano detiene 45 miliardi di dollari di valore di titoli e depositi in renminbi, e le società russe hanno emesso 7 miliardi di dollari di valore di obbligazioni denominate in renminbi l’anno passato.

Date le condizioni della Russia, in tutto questo non ci dovrebbe essere alcuna sorpresa. Ma gli altri paesi si muoveranno nella stessa direzione? Quando il Presidente Xi Jinping visitò l’Arabia Saudita alla fine dell’anno scorso, ci fu un colloquio sulla assunzione di pagamenti in renminbi per le loro esportazioni di petrolio da parte dei sauditi. La Cina ha recentemente concluso accordi di compensazione in renminbi col Pakistan, l’Argentina e il Brasile. Solo il mese scorso, la banca centrale dell’Iraq ha annunciato un piano per consentire la diretta transazione in renminbi per i commerci con la Cina.

Tuttavia questo tipo di spostamenti più generali non sono ancora visibili nei dati. Secondo il Fondo Monetario Internazionale,  la quota del renminbi negli scambi delle riserve estere globali resta inferiore al 3% del totale globale rendicontato. Inoltre, il renminbi pesa meno del 2% del valore di tutti gli ordini di pagamento interbancario internazionali spediti attraverso la SWIFT.

Di sicuro, non tutti i paesi rendicontano la composizione valutaria delle loro riserve estere, ed i paesi più preoccupati sulle sanzioni sono quelli che meno probabilmente la rendicontano. E, piuttosto di usare il servizio di messaggio elettronico della SWIFT, le loro banche è probabile risolvano i trasferimenti transnazionali attraverso soluzioni all’antica come le mail, il telefono ed il fax.

Ma, malgrado casi particolari come la Russia, ci sono anche ragioni per pensare che la Cina abbia finanziariamente un effetto di spinta gravitazionale limitato. Le lamentela statunitensi secondo le quali la Cina potrebbe star aiutando la Russia con materiale bellico aumentano la possibilità che Pechino possa diventare oggetto di sanzioni secondarie, nel qual caso non ci sarebbe più alcuna ragione di fare affari transnazionali attraverso le banche cinesi.

Inoltre, il Governo cinese ha ripetutamente cambiato il suo atteggiamento verso il settore privato. Questo indica la possibilità che possa modificare i termini di accesso per le banche centrali straniere che detengono riserve a Shanghai e per la banche commerciali che cercano di trasferire fondi attraverso il suo sistema di pagamenti transnazionale. Il controllo dei capitali da parte della Cina fornisce leve con le quali operare tali cambiamenti e la centralizzazione del potere di Xi comporta che ci siano poche forze che si contrappongono per impedirgli di fare passi del genere qualora ne fosse incline.

Altri paesi, in Asia e altrove, piuttosto che mettere le loro uova nel paniere della Cina, stanno cercando di utilizzare le proprie valute per i pagamenti transnazionali. Singapore e la Thailandia hanno connesso i loro sistemi di pagamenti veloci in tempo reale, PayNow e PromptPay, consentendo ai clienti di assistere le banche nel trasferimento di fondi tra i due paesi utilizzando soltanto un numero telefonico. In modo simile, Bank Negara Malaysia e la Banca della Thailandia hanno ampliato il loro schema di transazioni dirette ringgit-baht [1] per permettere ai malaysiani ed ai thailandesi di fare pagamenti diretti tramite qualificate banche commerciali. Cinque banche dell’Asia Sudorientale hanno sottoscritto un accordo per connettere i loro sistemi di pagamento veloci, eludendo il bisogno di usare sia il dollaro che il renminbi per i trasferimenti transnazionali. E l’Indonesia, durante la sua presidenza del G20, ha istituito una task force per le liquidazioni valutarie per individuare riforme regolamentari che incoraggino tale pratica.

In modo simile, su fronte delle riserve estere, la diversificazione dl dollaro non ha comportato in generale una diversificazione verso il renminbi, ma piuttosto verso il won coreano, il dollaro di Singapore, la corona svedese, la corona norvegese, ed altre valute di riserva non tradizionali.

Queste tendenze non riflettono tanto la geopolitica, quanto gli sviluppi nella tecnologia. Poiché sistemi di pagamento come PayNow e PromptPay sono digitali dalla nascita, essi sono prontamente connettibili, eliminando il bisogno di utilizzare il dollaro o il renminbi nel trasferimento dei fondi. La valute di questi paesi più piccoli sono anche diventate più facili da detenere e più economiche da scambiare con l’ascesa di piattaforme digitali per valuta estera che includono algoritmi automatizzati nella creazione di mercato e nella fornitura della liquidità. A sua volta, questo rende tali valute più attraenti per i pagamenti e come forma delle riserve internazionali.

Il preconcetto è stato che l geopolitica riformerà l’ordine monetario e finanziario globale a favore della Cina. Ma la tecnologia può avere la voce in capitolo finale. E, se accadrà, può modficare l’ordine in un modo molto diverso.

 

 

 

 

 

 

[1] Il nome delle due valute, malaysiana e thailandese.

 

 

 

 

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