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Il misterioso assassinio di una banca, di Barry Eichengreen (da Project Syndicate, 13 aprile 2023)

 

Apr 13, 2023

A Bank Murder Mystery

BARRY EICHENGREEN

eichengreen

BERKELEY – When a banking crisis erupted in early March, pundits rushed to the battlements, or at least to their studies, to hammer out columns assigning the blame. Unsurprisingly, those early assessments, based on still-incomplete information, often contradicted one another. It is worth recalling Walter Raleigh’s dictum: those who follow too close on the heels of history risk getting kicked in the teeth.

A month later, the narrative has coalesced around four aspects, or interpretations, of the crisis. The first is what might be called the incompetent-management view. Silicon Valley Bank’s top management was better at glad-handing tech firms than taking prudent investment decisions. Astoundingly, for much of 2022, SVB, a $200 billion financial firm, had no chief risk officer. While their counterparts at other banks had returned to the office, work from home remained the norm for SVB’s key managers, who were spread across six time zones, from Hawaii to the US East Coast. Anyone who has first-hand experience with remote work will know that such arrangements are not conducive to taking hard decisions.

So, SVB managers, seeing the bank’s deposits soar, took the easy route and loaded up on Treasury bonds. They purchased hedges against interest-rate exposure, but then abandoned those positions in a cost-saving measure at the worst possible time.

The second interpretation is the incompetent-customer view. SVB’s corporate customers parked deposits at the bank that far exceeded the Federal Deposit Insurance Corporation’s $250,000 ceiling per account; prudent cash management would have dictated holding those balances at the largest banks with the strongest balance sheets or with money market funds. Then, having been rudely awakened to the fact that there is such a thing as uninsured deposits, SVB’s customers withdrew their funds in a panic, which spread like wildfire on social media.

A third view blames incompetent regulators. SVB’s CEO was no stranger to the Federal Reserve Bank of San Francisco: he served on its board of directors. The Fed was aware that SVB’s deposits had risen by 400% in five years, leaving it with more loanable funds than it knew what to do with. This should have been the regulatory equivalent of waving a red flag in front of a bull. But, starting in 2021, the Fed warned SVB only about “matters requiring attention.” On top of this, the Fed’s stress tests did not incorporate the possibility that inflation and interest rates might rise significantly.

The fourth view emphasizes ill-advised macroeconomic policies. A long period of low policy rates encouraged banks like SVB, stretching for yield, to pile into long-term bonds. Eventually, reckless deficit spending was inevitably followed by a burst of inflation, needed to bring down the government’s debt burden. More precisely, inflation reduced the debt burden by compelling the Fed to hike interest rates, which caused bond prices to crater, inflicting losses on the bondholders, including the banks.

The result is a bit like the conclusion of Agatha Christie’s Murder on the Orient Express: everyone did it.

The question is what to do about it now. While we can plump for better bank management, there will always be inexperienced bank managers, and board members too distracted to provide effective oversight. We can pass legislation allowing the FDIC to claw back bonuses paid to managers of failed banks. We can revisit double-liability laws from the nineteenth century, when a bank’s shareholders were on the hook for more than just the current value of its assets when it went bust.

We can seek to educate depositors better. But SVB’s customers were better educated than most. The reality is that bank customers generally, and not only high-tech entrepreneurs, have other things on their minds. To be sure, SVB’s failure was a wake-up call. But history tells us that, sooner or later, depositors will go back to sleep. The idea that depositor discipline can rein in excessive risk taking by banks is an illusion: the typical depositor is not a credit analyst. Congress should not hesitate, therefore, to raise the insured-deposit ceiling on transaction accounts.

Likewise, we can always make better macroeconomic policy. But, for many of those now arguing that monetary and fiscal policies fueled the March banking crisis, hindsight is 20/20. No one believes that the authorities are, or for that matter should be, prepared to subordinate interest-rate and fiscal policies – currently directed at maintaining low inflation and high employment – to the sole pursuit of financial stability.

It follows that the only viable solution is more effective bank regulation. Some argue that regulators cannot be trusted, and that regulation can never be effective. They invoke SVB as a case in point. This cynical view is in fact a counsel of despair. As long as we have banks, we will always have bank failures. Given this reality, we need regulators to draw lessons from the SVB debacle, incorporate them into their procedures, and get back to work.

 

Il misterioso assassinio di una banca,

di Barry Eichengreen

 

BERKELEY – Quando è scoppiata una crisi bancaria ai primi di marzo, i commentatori si sono precipitati sui bastioni, o almeno ai loro uffici, per battere gli articoli assegnando le colpe. Non sorprendentemente, quei primi giudizi, basati su informazioni ancora incomplete, spesso si contraddicevano l’uno con l’altro. È il caso di ricordare la massima di Walter Raleigh: coloro che si avvicinano troppo ai talloni della storia rischiano di prendere un calcio sui denti.

Un mese dopo, la narrazione si è concentrata attorno a quattro aspetti, o interpretazioni, della crisi. Il primo è quello che si potrebbe definire il punto di vista della gestione incompetente. I massimi dirigenti della Silicon Valley Bank (SVB) erano più bravi nell’ingraziarsi le imprese tecnologiche che non nel prendere prudenti decisioni di investimento. Incredibilmente, per buona parte del 2022, la SVB, una società finanziaria da 200 miliardi di dollari, non aveva alcun responsabile della gestione di rischi. Nel mentre gli altri omologhi in altre banche erano tornati agli uffici, il lavoro da casa era rimasto la norma per i principali manager della SVB, che erano sparsi su sei fusi orari, dalle Hawaii alla costa orientale statunitense. Chiunque abbia una esperienza di prima mano con il lavoro da remoto saprà che una tale organizzazione non favorisce nel prendere decisioni difficili.

Dunque, i manager della SVB, vedendo i depositi della banca alzarsi in volo, presero l’indirizzo più facile e si caricarono di obbligazioni del Tesoro. Acquistarono margini contro l’esposizione al tasso di interesse, ma poi abbandonarono queste posizioni nel peggior momento possibile, come una misura di risparmio sui costi.

La seconda interpretazione è il punto di vista della clientela incompetente. Le società clienti della SVB parcheggiavano depositi alla banca che eccedevano di gran lunga il tetto per conto di 250 mila dollari della Società Federale di Assicurazione dei Depositi (FDIC); una gestione di cassa prudente avrebbe imposto di tenere quei saldi presso le più grandi banche, con gli equilibri patrimoniali più forti o con fondi del mercato finanziario. Poi, essendosi malamente accorti delle esistenza di una tale circostanza dei depositi non assicurati, i clienti della SVB avevano ritirato nel panico i loro fondi, la qualcosa sui social media si era diffusa in un lampo.

Un terzo punto di vista incolpa i regolatori incompetenti. L’amministratore delegato della SVB non era un sconosciuto alla Federal Reserve di San Francisco: faceva parte del suo consiglio di amministrazione. La Fed era consapevole che i depositi della SVB erano cresciuti del 400% in cinque anni, lasciandola con fondi mutuabili maggiori di quanto sapesse cosa farne. Questo avrebbe dovuto essere l’equivalente regolatorio dello sbandierare un drappo rosso di fronte ad un toro. Ma, a partire dal 2021, la Fed metteva in guardia la SVB solo sule “faccende che meritano attenzione”. Oltre a ciò, gli stress test della Fed nn comprendevano la possibilità che l’inflazione e i tassi di interesse potessero crescere significativamente.

Il quarto punto di vista enfatizza le politiche macroeconomiche poco avvedute. Un lungo periodo di bassi tassi di riferimento aveva incoraggiato banche come la SVB, forzando sui rendimenti, ad accumulare obbligazioni a lungo termine. Alla fine, la spesa in deficit sconsiderata era stata inevitabilmente seguita da uno scoppio di inflazione ed era necessario abbassare il peso del debito pubblico. Più precisamente, l’inflazione aveva ridotto il peso del debito costringendo la Fed ad alzare i tassi di interesse, il che aveva provocato una voragine nei prezzi delle obbligazioni, provocando perdite ai loro possessori, comprese le banche.

Il risultato è un po’ simile alla conclusione all’Assassinio sull’Orient Express di Agatha Christie: sono tutti colpevoli.

La domanda è cosa fare adesso. Mentre possiamo optare per migliori direzioni delle banche, ci saranno sempre dirigenti bancari senza esperienza e membri dei consigli troppo distratti per fornire una efficace sorveglianza. Possiamo approvare una legge che permetta alla FDIC di recuperare dai manager di banche fallite le gratifiche pagate. Possiamo ripercorrere le leggi sulla ‘doppia responsabilità’ dal diciannovesimo secolo, quando gli azionisti di una banca erano chiamati in causa per qualcosa di più del solo valore dei suoi asset,  quando la banca falliva.

Possiamo cercare di istruire meglio i depositanti. Ma i clienti della SVB erano più istruiti della maggioranza. La realtà è che i clienti della banche, in generale, hanno altro in mente. Di sicuro, il fallimento della SVB è stato un segnale di allarme. Ma la storia ci insegna che, presto o tardi, i depositanti tornano ad addormentarsi. L’idea che la disciplina del depositante possa tenere sotto controllo l’eccessiva assunzione di rischi da parte delle banche è una illusione: il tipico depositante non è un analista del credito. Di conseguenza, il Congresso non dovrebbe esitare nell’elevare il tetto dei depositi assicurati sui conti correnti.

In modo simile, possiamo sempre migliorare la politica macroeconomica. Ma per molti di coloro che adesso sostengono che le politiche monetaria e della finanza pubblica hanno alimentato la crisi bancaria di marzo, si può dire che del senno di poi son piene le fosse. Nessuno crede che le autorità siano, e neanche che dovrebbero essere, pronte a subordinare le politiche del tasso di interesse e della spesa pubblica – attualmente indirizzate a mantenere una bassa inflazione ed una elevata occupazione – all’unico perseguimento della stabilità finanziaria.

Ne consegue che la sola soluzione praticabile è una regolamentazione bancaria più efficace. Alcuni sostengono che dei regolatori non si può avere fiducia, e che la regolazione non potrà mai essere efficace. Invocano la SVB come un esempio. Questo punto di vista pessimistico è un consiglio di disperazione. Finché abbiamo banche, avremo sempre fallimenti delle banche. Data questa realtà, abbiamo bisogno di regolatori che traggano lezioni dalla debacle della SVB, le incorporino nelle loro procedure e tornino al lavoro.

 

 

 

 

 

 

 

 

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