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Il caso della scomparsa del disastro sul debito, di Paul Krugman (New York Times, 1 giugno 2023)

 

June 1, 2023

The Case of the Disappearing Debt Disaster

By Paul Krugman

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Just a few days ago it looked as if G.O.P. extremism might set off a global financial crisis. The U.S. debt ceiling — which allows Congress to determine spending and revenue, then refuse to permit borrowing to cover the difference — seemed to give Republicans, who control the House, access to a financial doomsday machine: By refusing to raise the debt limit they could provoke a U.S. default that, given the key role played by U.S. debt in the world financial system, could have been catastrophic.

That doomsday machine, in turn, seemed to give Republicans far more power than a party narrowly controlling one house of Congress should possess. Would they use that power to demolish President Biden’s accomplishments?

In fact, they barely scratched Biden’s paint. And the mystery is why.

Like many — I think most — observers, I didn’t see this coming. In the spring Republicans seemed to be converging on demands for harsh spending cuts, especially to Medicaid. The Biden administration was counting on self-proclaimed centrists and business groups to lean on Republicans to back off; they didn’t. And publicly at least, Biden officials repeatedly rejected all possible end runs around the debt ceiling. Republicans seemed to be in a strong bargaining position.

Yet in the end we got some spending caps that would probably have happened even without the attempt to take the economy hostage, since “discretionary” spending would have had to pass the House in any case. We got an extension of work requirements in the food stamp program for Americans in their 50s, which will cause some loss of coverage — not because they refuse to work, but because they’ll be stymied by extra red tape.

And we got a side agreement to cut $20 billion from the $80 billion in additional funding for the I.R.S. that was included in the Inflation Reduction Act. But that $80 billion was for a decade. In practice, efforts to crack down on wealthy tax evaders will probably be little changed in the next few years, and the I.R.S. will simply come back for more money later.

Overall, the administration made hardly any major concessions; this debt standoff ended up being far less consequential than the debt ceiling crisis of 2011.

So how did Biden, whom right-wingers constantly deride as senile and incompetent despite a series of remarkable legislative achievements, pull this off?

Eventually we may get a blow-by-blow account of how the debt negotiations went down. Until then, it’s worth noting several broader trends in the political environment that probably strengthened Biden’s hand.

First, Democrats are no longer intimidated by deficit scolds. Back in 2011, the Obama administration seemed eager to win approval from a Beltway establishment dominated by Very Serious People who insisted that debt and deficits — as opposed to, say, persistent high unemployment — were the most crucial issue facing the nation. President Barack Obama came very close to agreeing to a bargain that would have raised the age of Medicare eligibility.

These days Democrats don’t seem to care much about the deficit scolds; they’ll probably care even less given the craven behavior of prominent groups during the debt confrontation.

Second, Republicans don’t actually care about the budget deficit. Arguably they never did. But a dozen years ago many in the media and the political establishment took their fiscal posturing at face value. These days their true lack of concern is out in the open, so it’s hard to find a commentator who seriously believes that a party seeking to prevent a crackdown on tax evasion cares about debt.

Third, the Republican Party has largely backed off on its push to drastically shrink government. We’ve come a long way from 2005, when President George W. Bush tried to privatize Social Security. These days even hard-right budget proposals tend to exempt Social Security and Medicare, and I believe that Republicans are beginning to realize that Medicaid has also become an extremely popular program.

Coming next: The realization that even white, rural, very MAGA areas like, say, Kentucky’s Fifth Congressional District have become deeply dependent on food stamps.

Indeed, it’s hard to avoid the sense that the G.O.P. has, in general, lost interest in fiscal policy. Apparatchiks at right-wing think tanks still inveigh against the evils of big government, and the donor class is as opposed as ever to paying taxes. But all the real passion on the right now seems to revolve around social issues like ending abortion rights and expunging any mention of racism from history classes.

In a way it’s kind of funny. Critics of Democratic politics used to berate activists for focusing on social issues while allowing Republicans to dictate the economic agenda. Now Republicans are waging war on the Disney corporation while the Biden administration establishes large-scale industrial policy to fight climate change.

So what happened on the debt negotiations? Maybe it came down to this: Kevin McCarthy wasn’t willing to blow up the economy to extract policy concessions because he’s the leader of a party that no longer cares about policy.

 

Il caso della scomparsa del disastro sul debito,

di Paul Krugman

 

Sino a pochi giorni fa sembrava che l’estremismo del Partito Repubblicano avrebbe potuto provocare una crisi finanziaria globale. Il tetto del debito statunitense – che permette al Congresso di determinare la spesa e le entrate, rifiutando in seguito di consentire l’indebitamento per coprire la differenza – pareva dare ai repubblicani, che controllano la Camera, l’accesso alla macchina del giorno del giudizio finanziario: rifiutando di elevare il tetto del debito essi avrebbero potuto provocare un default statunitense che, dato il ruolo fondamentale giocato dal debito degli Stati Uniti nel sistema finanziario mondiale, avrebbe potuto essere catastrofico.

La macchina del giorno del giudizio, a sua volta, sembrava dare ai repubblicani molto più potere di quello che un partito che controlla di misura un ramo del Congresso dovrebbe possedere. Avrebbero usato quel potere per demolire i risultati del Presidente Biden?

Di fatto, essi hanno appena graffiato la superficie di Biden. E il mistero è perché.

Come molti – penso la maggioranza – degli osservatori, non avevo visto arrivare niente del genere. In primavera i repubblicani sembrava stessero convergendo su richieste di tagli duri alla spesa, in particolare a Medicaid. L’Amministrazione Biden faceva conto sui sedicenti centristi e sulle associazioni di impresa perché facessero pressioni per un ravvedimento dei repubblicani; pressioni che non fecero. E, almeno pubblicamente, i dirigenti di Biden ripetutamente escludevano ogni possibile scappatoia sul tetto del debito. I repubblicani sembravano essere in una forte posizione di contrattazione.

Tuttavia alla fine abbiamo avuto alcune limitazioni alla spesa che probabilmente ci sarebbero state anche senza il tentativo di prendere in ostaggio l’economia, dato che la spesa “discrezionale” avrebbe dovuto in ogni caso essere approvata dalla Camera. Abbiamo avuto un ampliamento del requisito del lavoro nel programma sugli aiuti alimentari agli americani cinquantenni che provocherà qualche perdita nella assistenza – non perché essi rifiutino di lavorare, ma perché saranno intralciati da adempimenti burocratici aggiuntivi.

E abbiamo avuto un accordo secondario per tagliare 20 miliardi di dollari dagli 80 miliardi di finanziamento aggiuntivo per la Agenzia delle Entrate (IRS) che erano inclusi nella Legge per la Riduzione dell’Inflazione. Ma quegli 80 miliardi erano per un decennio. In pratica, gli sforzi per intensificare i controlli sui ricchi evasori del fisco probabilmente cambieranno poco nei prossimi anni, e l’IRS semplicemente tornerà ad avere più soldi successivamente.

Nel complesso, l’Amministrazione non ha proprio fatto importanti concessioni; questa resa dei conti sul debito ha finito con l’essere molto meno significativa della crisi del tetto del debito del 2011.

Come ha fatto dunque Biden, che la destra costantemente deride come senile e incompetente nonostante una serie di considerevoli realizzazioni legislative, a metterla a segno?

Può darsi che alla fine avremo un racconto per filo e per segno di come sono andati i negoziati. Sino ad allora, vale la pena di osservare varie tendenze più generali nel contesto della politica che probabilmente hanno rafforzato la posizione di Biden.

La prima: i democratici non sono più intimiditi dalle Cassandre del deficit. Nel passato 2011, l’Amministrazione Obama sembrava impaziente di ottenere l’approvazione dai gruppi dirigenti della capitale  che insistevano a dire che il debito ed i deficit – anziché, ad esempio, una disoccupazione persistentemente elevata – erano il tema più cruciale dinanzi alla nazione. Il Presidente Barack Obama arrivò molto vicino a concordare una intesa che avrebbe elevato l’età per l’ammissione a Medicare.

In questi giorni i democratici non sembrano curarsi molto delle Cassandre del deficit; probabilmente se ne cureranno anche meno considerata la condotta vile di gruppi eminenti durante lo scontro sul debito. [1]

La seconda: i repubblicani effettivamente non si preoccupano del deficit del bilancio. Probabilmente non se ne sono mai curati. Ma una dozzina di anni orsono molti nei media e nei gruppi dirigenti della politica prendevano per buoni i loro atteggiamenti sulla finanza pubblica. In questi giorni la loro reale mancanza di preoccupazione è uscita allo scoperto, dunque è difficile trovare un commentatore che creda sul serio che un partito che cerca di impedire una stretta sulla evasione delle tasse si preoccupi del debito.

La terza: il Partito Repubblicano è ampiamente tornato indietro sulla sua spinta per un drastico ridimensionamento delle funzioni di governo. È passata molta strada dal 2005, quando il Presidente George W. Bush cercava di privatizzare la Previdenza Sociale. Di questi tempi, anche le proposte di bilancio dell’estrema destra tendono ad esentare la Previdenza Sociale e Medicare, ed io credo che i repubblicani stiano cominciando a comprendere che anche Medicaid è diventato un programma estremamente popolare.

Per venire ad una ultima motivazione: la comprensione che persino l’America bianca, rurale, di aree molto trumpiane come, ad esempio, il quinto distretto congressuale del Kentucky, è diventata molto dipendente  dai contributi alimentari.

In effetti, è difficile evitare la sensazione che, in generale, il Partito Repubblicano abbia perso interesse nella politica della finanza pubblica. Gli uomini di apparato dei gruppi di ricerca della destra strepitano ancora contro i mali del ‘grande governo’, e la classe di coloro che fanno donazioni elettorali si oppone come sempre a pagare le tasse. Ma tutta la reale passione a destra adesso sembra rivolta a temi sociali come l’interruzione del diritto ad abortire e l’espunzione di ogni riferimento al razzismo dalle lezioni di storia.

In un modo che è financo comico. I critici della politica democratica un tempo strigliavano gli attivisti per concentrarsi sui temi sociali mentre si permetteva ai repubblicani di dettare il programma economico. Adesso i repubblicani fanno guerra alla società della Disney [2] mentre l’Amministrazione Biden costruisce una politica industriale su larga scala per combattere il cambiamento climatico.

Dunque, cosa è successo nei negoziati sul debito? Forse si è tutto ridotto a questo: Kevin McCarthy non era disponibile a far saltare l’economia per estorcere concessioni politiche perché è il leader di un partito che non si cura più di effettivo governo.

 

 

 

 

 

[1] Nel testo inglese compare una connessione con un precedente articolo di Krugman (New York Times, 8 maggio) che aveva per titolo “La viltà delle Cassandre del debito”. Tra i gruppi allora elencati c’erano associazioni come la Camera di Commercio e la Tavolo rotonda dell’impresa, ed anche gruppi di ricerca sedicenti indipendenti come il Comitato per un bilancio federale responsabile. Tutti gruppi che erano stati molto attivi all’epoca della crisi sul tetto del debito di Obama, e piuttosto silenziosi nelle crisi di questi mesi.   

[2] Lo scontro tra il Governo statale della Florida, e in particolare del suo Presidente il repubblicano Ron DeSantis, e la Disney, che ha un principale parco di divertimenti a Bay Lake, è un tema che di recente appassiona i notiziari statunitensi.

 

 

 

 

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