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I contadini, la più ineguale delle professioni, di Thomas Piketty (dal blog di Piketty, 13 febbraio 2024)

 

PUBLIÉ LE13 FÉVRIER 2024

Peasants, the most unequal of professions

Thomas Piketty

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The French and European agricultural crisis has demonstrated that no sustainable development trajectory is possible without a drastic reduction in the social inequalities and glaring injustices of our economic system. Instead, the public authorities in Paris and Brussels are embarking on an old-fashioned headlong rush to relaunch pesticides and pollution, without giving themselves the means to tackle injustices and liberal dogmas. This is all the more ill-adapted given that the farming world today is the most unequal of all professional universes. No viable solution can be found without starting from this basic material reality.

Let’s take a step back. In recent weeks, French public opinion has been struck by a widely shared statistic: The average annual income of farmers reached €56,014 in 2022, a much higher level than sometimes imagined. The data, compiled by the Ministry of Agriculture’s statistical services for European comparison purposes, is also available at the most detailed level, by farm type and by income decile.

In order to interpret it correctly, however, several points must be taken into account. First of all, the study excluded some of the smallest farms. The Ministry specified that 95% of surfaces and 99% of production were covered. However, between 10% and 20% of farmers were excluded, depending on the sector.

Secondly, and most importantly, consider the concept of income used in the study. It is the average annual income per full-time farmer, after deduction of all operating expenses, including financial charges (loan interest) and equipment amortization charges, but before deduction of income tax and all social security contributions. This largely explains why the average income of €56,014 is so high.

If the average remuneration per employee (full-time equivalent) in France in 2022 is calculated, including all employee social contributions (deducted from gross salary) and employer social contributions (paid by employers in addition to gross salary), then we also arrive at an average of around €60,000 per year, close to that of farmers, or a little higher. With an equivalent concept, the average income of doctors reaches €120,000 per year (90,000 for general practitioners, 150,000 for specialists).

It’s true that farmers, like all self-employed people, have much lower social security contributions than salaried employees, so their average disposable income after deducting contributions is significantly higher. But these lower contributions also translate into lower pensions and other social entitlements, forcing farmers to save more to compensate.

Even more so than doctors and other self-employed people, farmers are also forced to tie up extremely large amounts of capital, which they can in principle sell when they retire, although this operation is not without risk. In the end, the farmers’ average income of €56,014 is in no way exorbitant when compared with the rest of the country’s working population.

What really sets farmers apart, however, is the extreme inequality of pay distribution around this average. According to the data available, farmers even appear to be the most unequal of all professions in France today. Generally speaking, pay inequalities within self-employed occupations are significantly higher than within salaried occupations, owing in particular to difficulties in accessing capital and equipment.

And among the self-employed, income inequalities are significantly higher among farmers than in other professions, such as shopkeepers, restaurateurs, bakers, transport and construction.

In concrete terms, for an average income of €56,014, according to the statistical services of the Ministry of Agriculture 25% of farmers exceed €90,000 and 10% exceed €150,000. Incomes of several hundred thousand euros a year are not uncommon, particularly among the current leaders of the FNSEA farmers’ union, who often combine their activity as a farmer-manager with that of a shareholder in the agro-industry.

At the other end of the scale, the lowest-paid 10% of farmers earn less than €15,000, in many cases well below the minimum hourly wage, given the long working days. There are also considerable differences between farm categories, with average incomes ranging from €19,819 for cattle and goat farmers to €124,409 for pig farmers, whose incomes have varied widely but have risen sharply over the last 30 years.

What can we conclude from all this? Firstly, that global solutions make no sense. Abolishing the tax on agricultural diesel or reintroducing pesticides will obviously bring in much more money for those already earning €150,000 than for those on €15,000. Secondly, that it makes no sense to respond to competition from foreign pesticides by reducing standards on French production.

A much better solution would be to immediately introduce safeguard measures aimed at making the imports concerned pay for the undue benefit they derive from non-compliance with French standards. It is by tackling the inequalities of the farming world and the challenges of organic farming head-on that we will emerge from the current crisis.

 

I contadini, la più ineguale delle professioni,

di Thomas Piketty

 

La crisi agricola francese ed europea ha dimostrato che non è possibile nessun percorso di sviluppo sostenibile senza una drastica riduzione delle ineguaglianze sociali e delle patenti ingiustizie del nostro sistema economico. Invece, le autorità pubbliche a Parigi ed a Bruxelles si stanno imbarcando in una datata corsa a capofitto per rilanciare i pesticidi e l’inquinamento, senza darsi i mezzi per affrontare le ingiustizie ed i dogmi liberali. Questo è tutto ancora più inadeguato considerato che oggi il mondo agricolo è il più ineguale di tutti gli universi professionali. Nessuna soluzione praticabile può essere trovata se non si parte da questa realtà materiale di base.

Facciamo un passo indietro. Nelle settimane recenti, l’opinione pubblica francese è rimasta sbalordita d una statistica ampiamente diffusa: il reddito medio annuale degli agricoltori nel 2022 ha raggiunto i 56.014 euro, un livello molto più alto di quello che talvolta si immaginava. I dati, elaborati dai servizi statistici del Ministero dell’Agricoltura ai fini di confronti europei, sono anche disponibili al livello più dettagliato, per tipi di impresa e per decili di reddito.

Allo scopo di interpretarli correttamente, tuttavia, devono essere messi in conto vari aspetti. Prima di tutto, lo studio escludeva alcune delle aziende agricole più piccole. Il Ministero ha specificato che venivano rendicontate il 95% delle superfici e il 99% della produzione. Tuttavia, a seconda del settore, venivano esclusi tra il 10% e il 20% degli agricoltori.

In secondo luogo, ancora più importante, si consideri il concetto di reddito utilizzato nello studio. Il reddito annuale medio per agricoltore a tempo pieno, dopo la deduzione di tutte le spese operative, comprende gli oneri finanziari (interessi sui mutui)  e gli oneri per l’ammortamento delle attrezzature, ma prima della deduzione delle tasse sul reddito e di tutti i contributi della sicurezza sociale. Questo spiega in gran parte perché il reddito medio di 56.014 euro è così elevato.

La remunerazione media per occupato (equivalente a tempo pieno) in Francia viene calcolata, compresi tutti i contributi sociali dei dipendenti (dedotti dal salario lordo) e i contributi sociali dei datori di lavoro (pagati dai datori di lavoro in aggiunta al salario lordo); in quel modo arriviamo anche ad una media annuale di 60.000 euro, vicina a quella degli agricoltori o un po’ più alta. Con un concetto equivalente, il reddito medio dei dottori arriva a 120.000 euro annuali (90.000 per i professionisti generici, 150.000 per gli specialisti).

È vero che gli agricoltori, come tutti i lavoratori autonomi, hanno contributi di sicurezza sociale molto più bassi degli occupati salariati, in modo che il loro reddito medio disponibile, dopo aver dedotto i contributi, è significativamente più elevato. Ma questi contributi più bassi si traducono anche in pensioni e in altri diritti sociali più bassi, costringendo gli agricoltori a risparmiare di più per compensare.

Anche di più dei dottori e di altri lavoratori autonomi, gli agricoltori sono anche costretti a impegnare quote estremamente ampie di capitale, che il linea di principio possono rivendere quando vanno in pensione, sebbene questa operazione non sia esente da rischi. Alla fine, il reddito medio degli agricoltori di 56.014 euro non è in alcun modo esorbitante, quando viene confrontato con il resto della popolazione lavoratrice del paese.

Quello che davvero distingue gli agricoltori, tuttavia, è l’estrema ineguaglianza della distribuzione dei compensi attorno  questa media. Secondo i dati disponibili, gli agricoltori appaiono essere addirittura la più ineguale delle professioni nella Francia odierna. Parlando in generale, le ineguaglianze dei compensi all’interno delle occupazioni autonome sono significativamente più alte che nelle occupazioni salariate, a seguito in particolare delle difficoltà ad accedere al capitale ed alla attrezzature.

E tra i lavoratori autonomi, le ineguaglianze di reddito sono significativamente più alte tra gli agricoltori che in altre professioni, come i negozianti, i ristoratori, i fornai, i settori dei trasporti e dell’edilizia.

In termini concreti, secondo il servizi statistici del Ministero dell’Agricoltura, per un reddito medio di 56.014 euro, il 25% degli agricoltori supera i 90.000 euro e il 10% supera i 150.000 euro. Redditi di varie centinaia di migliaia di euro all’anno non sono infrequenti, in particolare tra gli attuali leader dell’unione degli agricoltori FNSEA, che spesso combinano la loro attività di gestori di aziende agricole con quella di azionisti nell’agro-industria.

Dall’altra parte della scala,  il 10% meno pagato degli agricoltori  guadagna meno di 15.000 euro, in molti casi ben al di sotto del salario orario minimo, considerate le lunghe giornate di lavoro. Ci sono anche considerevoli differenze tra le categorie agricole, con redditi medi che vanno dai 19.819 euro per gli allevatori di bovini e di capre a 124.409 euro per gli allevatori di suini, i cui redditi sono ampiamente variati ma sono cresciuti nettamente nel corso degli ultimi 30 anni.

Cosa possiamo concludere da tutto questo? Anzitutto, che le soluzioni globali non hanno senso. Abolire la tassa sul diesel agricolo o reintrodurre i pesticidi ovviamente porterà molti più soldi a coloro che già guadagnano 150.000 euro che non a quelli che ne guadagnano 15.000. In secondo luogo, che non ha alcun senso rispondere alla competizione per i pesticidi stranieri riducendo gli standard sulla produzione francese.

Una soluzione molto migliore sarebbe introdurre immediatamente misure di salvaguardia rivolte a far pagare le importazioni interessate per gli indebiti benefici che derivano loro dal non rispetto degli standard francesi.  È affrontando in modo diretto le ineguaglianze del mondo agricolo e le sfide dell’agricoltura organica che verremo fuori dalla crisi attuale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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