Letture e Pensieri sparsi, di Marco Marcucci

Lezioni dal New Deal – Gennaio 2019

zz 635Il libro : “Il New Deal. Una storia globale”, di Kiran Klaus Patel (Einaudi, 2018), lo annuncia il titolo, si propone come una novità negli studi di quel periodo della storia americana, per il suo sforzo di privilegiare le connessioni e le somiglianze con la storia di tanti paesi del mondo (non solo i maggiori paesi europei, che pure compaiono di frequente, ma una varietà di popoli e di continenti, dall’America Latina all’Australia, dall’India al Canada). Le somiglianze mostrano in particolare come quell’epoca si venisse caratterizzando per molteplici tentativi di addomesticare la crisi del capitalismo con una nuova intraprendenza degli Stati, in particolare sui terreni dell’agricoltura e della previdenza sociale. Le connessioni mettono soprattutto in evidenza come quel mondo tutto intero continuasse a pagare un prezzo enorme alla Grande Guerra – il nodo dei debiti e dei nuovi prestiti, a cui, nel corso degli anni ’30, si aggiunse la presa d’atto della connessa ingestibilità della parità aurea, e la caduta spettacolare del commercio globale. Se questo approccio produce una sterminata ricchezza di notizie e riferimenti, non sono molto sicuro che, almeno per quello che riguarda le somiglianze delle politiche sociali, produca sempre una comprensione più profonda della storia americana. Ma su questo aspetto tornerò subito. Invece è fondamentale la comprensione che la storia di quegli anni fosse segnata da una prosecuzione in altre forme del collasso della globalità che era esploso con il conflitto mondiale. (prosegue)

Articoli sul NYT

Il viaggio di morte degli Stati repubblicani dell’America, di Paul Krugman (New York Times, 2 dicembre 2019)

E' abbastanza noto che l'aspettativa di vita negli Stati Uniti non sta crescendo come negli altri paesi avanzati, anzi sta calando. In realtà, in una parte dell'America essa cresce abbastanza similmente ai paesi europei, ma in un'altra parte decresce sensibilmente. Il fenomeno è attribuito soprattutto alla incidenza dei suicidi e delle morti da abuso di farmaci, droghe ed alcol. Ma minore attenzione si presta al fatto che il fenomeno è concentrato negli Stati ad orientamento repubblicano. Influisce una minore assistenza sanitaria ed influiscono anche gli stili di vita (ad esempio, il ruolo giocato dall'obesità e dal diabete). Fatto sta che mentre quelle due Americhe erano ancora abbastanza simile nei dati del 1990, oggi sono marcatamente diverse.

Perché Trump dovrebbe odiare il ‘Giorno del Ringraziamento’, di Paul Krugman (New York Times, 28 novembre 2019)

Una riflessione sulla festività americana del Thanksgiving, ovvero sul giorno del ringraziamento. Una festività che venne introdotta da Abramo Lincoln nel 1863, quando l'America era ancora nel mezzo di una terribile guerra civile. Dunque, una riflessione sulle ombre e sulle luci della storia di quel paese, che oggi con Trump è di nuovo dinanzi al rischio di perdere tutto. Ma la luce è costituita da un valore molto potente: l'accettazione delle diversità come punto fondante della nazione americana.

Trump offre alle imprese americane il trattamento ucraino, di Paul Krugman (New York Times, 25 novembre 2019)

Il 'trattamento ucraino' è quel misto di estorsione e corruzione con il quale Trump voleva ottenere dai nuovi dirigenti ucraini l'apertura di indagini a carico di Joe Biden. Metodi simili li usa nei confronti delle grandi società americane. Avendo un incredibile potere - ad esempio - nel fissare le tariffe all'importazione, ed avendo anche il potere di stabilire qualche esenzione, lo adopera per ottenere sostegno da alcune di quelle società, come di recente è successo con la Apple. Oppure, di recente la società Amazon - il cui proprietario Jeff Bezos è anche proprietario del Washington Post, giornale piuttosto critico con l'Amministrazione - ha inaspettatamente perso una gara per un grande contratto informatico della Difesa, che è andato a Microsoft. Un favore? No, l'errore di un ufficio, hanno sostenuto i dirigenti di Trump.

Trump e il suo Corrotto Vecchio Partito, di Paul Krugman (New York Times, 21 novembre 2019)

I meccanismi che spiegano la vastità degli strumenti di controllo dei parlamentari di cui dispone il Partito Repubblicano, ovvero le forme di sostanziale corruzione che li tengono legati a Trump e che non fanno immaginare - nella procedura di impeachment - alcun sussulto morale.

Fare l’assistenza sanitaria in due passi, di Paul Krugman (New York Times, 18 novembre 2019)

Le recenti elezioni in Virginia, Louisiana e Kentucky sono state successi per i democratici. Ma come si spiega la conferma dei repubblicani nel Mississippi? Probabilmente la demografia, dato che quest'ultimo è uno degli ultimi Stati prevalentemente rurali, e nelle campagne l'insuccesso di Trump è meno marcato. Ma ha pesato anche il fatto che negli altri Stati si era sperimentato un ampliamento di Medicaid, con una forte riduzione del numero dei non assicurati. Il successo della riforma sanitaria di Obama ha messo gli elettori in quegli Stati in guardia contro i propositi di affondarla, mentre nel Mississippi non c'era stato niente del genere. Si tratta di una conferma della giustezza della recente proposta della Warren: arrivare a Medicare-per-tutti, ma arrivarci dopo misure iniziali che potenzino la fiducia dell'elettorato sui benefici delle proposte democratiche.

Trump e il suo partito dell’inquinamento, di Paul Krugman (New York Times, 14 novembre 2019)

Secondo un recente studio, il peggioramento della qualità dell'aria negli ultimi anni negli USA, è responsabile di circa dieci mila morti in più all'anno. Il peggioramento è un fenomeno degli ultimi due-tre anni, che ha interrotto un trend opposto che durava dal 2000 ed è in buona parte attribuibile alla attenuazione delle regole ambientali da parte della Amministrazione Trump.

Sgonfiare la bolla del miliardario, di Paul Krugman (New York Times, 11 novembre 2019)

Una breve excursus della storia economica statunitense, per dimostrare che non è affatto pacifico che gli elettori americani siano in attesa di essere tolti dai guai da un nuovo miliardario. La combinazione di progressismo sociale - nuovi diritti e nessun pregiudizio razziale - e di conservatorismo economico - nessun aumento delle tasse sui ricchi e minori spese sociali - non è esattamente la ricetta che gli elettori americani preferiscono. Ma i miliardari non lo capiscono, perché vivono in una bolla più di tutti gli altri. E' quello che accadrebbe ad una candidatura di Bloomberg da parte dei democratici.

Centristi, progressisti ed eurofobia, di Paul Krugman (New York Times, 7 novembre 2019)

I centristi in America continuano ad avere la fissazione della 'eurosclerosi' europea e attaccano i progressisti perché non lo capiscono. Ma è passata tanta acqua sotto i ponti da quel periodo. L'Europa ha livelli occupazionali, in media, molto migliorati, il suo ritardo nelle tecnologie è svanito. Ha un PIL procapite più basso fondamentalmente perché ha periodi di vacanze più lunghi e meno ora lavorate. Ma questa è una scelta di equilibrio tra vita e lavoro, non un problema economico. Poi l'Europa ha problemi economici certamente seri, al punto che non sarebbe sorprendente se fosse l'epicentro di una nuova crisi globale. Ma la ricetta che le serve è essere più coraggiosa nel suo progetto, non meno. E quello che le serve sono politiche pubbliche più forti, non più deboli.

Attacco delle mammolette di Wall Street, di Paul Krugman (New York Times, 4 novembre 2019)

Nonostante sostenga la soluzione del Medicare-per-tutti, la Warren non è particolarmente nel mirino del settore dei fermaci e delle assicurazioni private, ma del settore finanziario di Wall Street. Sembra una riedizione della "rabbia" che Wall Street esprimeva contro Obama, per le sue in fondo miti denunce delle responsabilità di Wall Street nella crisi del 2008. Naturalmente, il mondo della finanza ha qualcosa da temere dalla Warren, che non a caso fu la ideatrice della più importante proposta di regolamentazione dopo la crisi. Ma la causa principale, come avvenne per Obama, sembra un'altra: questa gente non sopporta di non essere incensata. Enormi ricchezze ed ego fragili.

Perché il manifatturiero non diventa di nuovo grande, di Paul Krugman (New York Times, 31 ottobre 2019)

Tra le promesse mancate di Trump, il ritorno ad una forte espansione delle regioni manifatturiere è forse quella cruciale per le sue prospettive politiche. Stati elettoralmente oscillanti, che furono preziosi per il suo successo nel 2016, come il Wisconsin, il Michigan e la Pennsylvania, hanno un sensibile calo nell'occupazione manifatturiera. Alcune delle promesse di Trump erano insensate. Ma forse non era del tutto impossibile incoraggiare il settore manifatturiero, ad esempio con forti investimenti nelle infrastrutture. Ma non è quello che ha fatto. Si è piuttosto affidato all'economia vudù ella tradizione repubblicana - tagli alle tasse per i ricchi che avrebbero avvantaggiato anche tutti gli altri - ed ha promosso un protezionismo, peraltro inaffidabile, che ha scoraggiato gli investimenti delle imprese.

Il debito, i profeti di sciagure e il doppio standard, di Paul Krugman (New York Times, 28 ottobre 2019)

Il deficit del bilancio americano, in gran parte a seguito dei tagli fiscali alle impresa e ai ricchi, è arrivato vicino ai 1.000 miliardi, con un aumento di 300 miliardi in un anno. Con Obama, un evento del genere avrebbe provocato isteria, ma quell'isteria è selettiva. Si fanno terzi gradi ai democratici che propongono un aumento dei programmi sociali, ma la reazione all'esplosione del bilancio con Trump consiste in sbadigli. Da parte di coloro che erano i principali artefici dell'isteria passata, e in primis dei media dell'informazione, che sui temi del bilancio usano due pesi e due misure. In effetti, quel deficit non doveva e non dovrebbe provocare isteria: i principali economisti hanno dimostrato che l'apprensione del passato era esagerata. Ma perché consentire tanta faziosità?

Il giorno che è finito il boom di Trump, di Paul Krugman (New York Times, 24 ottobre 2019)

La sostanziale delusione dei tagli alle tasse del 2017 - se non per i pochi che ne hanno tratto dividendi, almeno per gli investimenti ed i salari - e le preoccupazioni delle imprese per gli effetti della guerra commerciale con la Cina, hanno compromesso la speranza trumpiana di arrivare alle elezioni del 2020 con un economia col vento in poppa. In realtà, nelle imprese oggi domina una grande incertezza che provoca un stallo degli investimenti e di programmi. Probabilmente accentuata dalla crescente sensazione che Trump e la sua squadra siano gente strana.

Può la Warren sfuggire alla trappola di Medicare? Di Paul Krugman (New York Times, 21 ottobre 2019)

Ci sono alcune ragioni per le quali l'obbiettivo del Medicare-per-tutti - ovvero la eliminazione negli Stati Uniti delle assicurazioni private - è problematico. La principale è che la maggioranza degli americani è oggi coperto da tali assicurazioni, e tra essi molti lavoratori, spesso con un costo a carico dei loro datori di lavoro. Potrebbero aver paura di un salto nell'ignoto? Elizabeth Warren ha aderito a tale obbiettivo, probabilmente per non compromettere il consenso di coloro che simpatizzano per Sanders. Ma sinora questo le ha creato non poche difficoltà, nello spiegare i costi per i contribuenti (che, del resto, sarebbero compensati dalla fine di polizze assicurative sanitarie costose). Adesso la Warren ha promesso una spiegazione nel dettaglio della sua proposta. Riuscirà a proporre una spiegazione abbastanza flessibile da fugare i timori di una parte rilevante dell'elettorato?

Democratici, evitate la tana del coniglio, di Paul Krugman (New York Times, 17 ottobre 2019)

Nel recente dibattito delle primarie dei democratici, un tema affrontato da quasi tutti in modo deludente (l'eccezione è stata Bernie Sanders)è stato quello dei pericoli dell'automazione. Si tratta di una debolezza duplice: anzitutto non si tiene conto della storia. Anche negli anni '50 si faceva un gran parlare dei rischi delle tecnologie, e in effetti la agricoltura e il manifatturiero ebbero una grande cambiamento. Eppure vennero anni di spettacolare progresso per i lavoratori. La seconda ragione, è che l'ossessione per la tecnologia è assai funzionale alla politica dei centristi, è una fantasia con la quale si sfugge ai problemi veri della politica.

Adesso Dio è un congiurato di Trump, di Paul Krugman (New York Times, 14 ottobre 2019)

In un recente discorso il procuratore generale William Barr ha dichiarato che la causa principale dei guai dell'America - malattie mentali e violenza incluse - è il secolarismo, ovvero l'irreligiosità. Strano per colui che dovrebbe anzitutto difendere la Costituzione, che stabilisce la totale libertà dei convincimenti religiosi, compresi quelli che non sono affiliati a nessuna religione. Non tanto strano, se si pensa ai problemi che assediano Trump nelle ultime settimane.

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