Letture e Pensieri sparsi, di Marco Marcucci

Branko Milanovic e i pensieri ‘insoliti’. Di Marco Marcucci, dicembre 2020.

Branko Milanovic e i pensieri ‘insoliti’

    zzz 65 (2) In questo blog, le prime traduzioni di post di Branko Milanovic sono cominciate nel 2016. Ricordo che la prima curiosità mi venne da alcuni brevi accenni che trovavo in Krugman, il primo dei quali annunciava con soddisfazione la prossima collaborazione dell’economista serbo alla stessa Università della Città di New York nella quale lui lavora. Il primo gennaio del 2015 seguì un post di Krugman che aveva per oggetto un diagramma di Milanovic poi diventato famoso – il “diagramma dell’elefante” – che illustrava l’andamento della crescita globale del reddito con il profilo di un elefante, con la gobba corrispondente alla crescita dei paesi indo asiatici e, nella discesa, al calo delle classi medie occidentali, e la proboscide lanciata verso l’alto dei super ricchi dell’Occidente (ma non solo). Seguirono poi vari post di Milanovic, negli anni dal 2016 al 2020; e adesso abbiamo, tradotto in italiano, il suo ultimo libro “Capitalism, alone” (“Capitalismo contro capitalismo”, Laterza, ottobre 2020), che comincia a provocare un giustificato interesse. In Europa, quell’interesse si è evidenziato in una intervista dello stesso economista alla rivista francese “Marianne” (tradotta in questo blog) e, più di recente, in una sua intervista a Repubblica. Sarà pure un dettaglio, ma un segno di quella attenzione lo si trova anche nella copertina della versione inglese del suo ultimo libro, dove raccoglie due riconoscimenti in apparenza disparati come quello di Gordon Brown, passato Primo Ministro laburista del Regno Unito, e di James K. Galbraith, economista di prestigio e in qualche modo al centro del dibattito politico della sinistra americana. (prosegue)

Articoli sul NYT

Cosa dicono davvero i prezzi delle auto usate del programma di Biden, di Paul Krugman (New York Times, 13 maggio 2021)

I dati di aprile hanno mostrato un aumento delle inflazione negli Stati Uniti superiore al previsto. Questo ha fatto correre vari economisti alla conclusione che i programmi di spesa della Amministrazione sarebbero effettivamente troppo ambiziosi. Ma una analisi più dettagliata dei dati di aprile mostra che questi dati sono in gran parte derivanti dalla 'strana ripresa' che è conseguente alla 'strana recessione' provocata dalla pandemia. Meglio, dunque, che l'Amministrazione tenga i nervi calmi.

I repubblicani lanciano ancora guerre sui lavoratori, di Paul Krugman (New York Times, 10 maggio 2021)

I dati del mese di aprile ha segnalato un aumento posti di lavoro inferiore al previsto. Questo è bastato ai repubblicani per riprendere un assalto agli accresciuti sussidi di disoccupazione che spingerebbero varie persone a non cercare lavoro. Ci sono varie ragioni che dimostrano che tutto questo non ha un serio fondamento statistico. Ma la sostanza è che i repubblicani non hanno nessuna intenzione, al di là degli atteggiamenti, di diventare un partito populista: in ogni situazione economica il loro istinto è attaccare i lavoratori.

Chi ha paura del boom grosso e cattivo? Di Paul Krugman (New York Times, 6 maggio 2021)

La Segretaria al Tesoro Janet Yellen ha osato dire che se venissero segni di surriscaldamento dell'economia statunitense non sarebbe difficile rimediare. Come dire che se piovesse si possono aprire gli ombrelli. Espressione che ha provocato panico in vari commentatori, sia pure per poco tempo. In sostanza, quei commentatori continuano a non rendersi conto di quello che è fisiologico in una forte ripresa, tanto più in un anormale ripresa che viene a seguito delle chiusure per la pandemia. Alcuni precedenti di impennate dei prezzi delle materie prime e di difficoltà ad assumere quando c'è più competizione sul mercato del lavoro.

Biden e il futuro della famiglia, di Paul Krugman (New York Times, 3 maggio 2021)

L'America e i programmi per gli asili nido e per gli aiuti alle famiglie con figli. Ovvero, l'America che guarda ai suoi problemi - e tra essi il futuro delle famiglie è sicuramente grande - e che ha smesso di dedicare le sue cronache quotidiane a minacciare pressoché il mondo intero con le tariffe commerciali. E i repubblicani che paiono più che mai invischiati nelle loro guerre ideologiche.

In bocca al lupo ai repubblicani se il programma di Biden sulla famiglia diventa legge, di Paul Krugman (New York Times, 29 aprile 2021)

Il programma per la famiglia di Biden riguarda un tema cruciale della società americana. Non solo il diritto dei bambini americani ad avere la assistenza prescolastica, ma il diritto dei loro genitori ad averla gratuitamente e a godere di congedi retribuiti come nella maggioranza dei paesi ricchi del mondo. Il che comporterebbe avere direttamente più donne occupate e maggiori posti di lavoro (se i livelli fossero come quelli francesi, 1 milione e 800 mila; se fossero come quelli danesi, 3 milioni). Il radicalismo di Biden consiste in sostanza nel rovesciare l'epoca trumpiana, al posto dei risentimenti populisti mettere le principali reali differenze sociali dell'America.

La birra, i cavoletti di Bruxelles, Bernie Madoff e il Partito Repubblicano odierno, di Paul Krugman (New York Times, 26 aprile 2021)

L'ultima trovata dei repubblicani americani è l'allarme nazionale che hanno lanciato perché Biden avrebbe in mente di proibire l'uso delle bistecche. La campagna sembra demenziale ma è a suo modo istruttiva. Arriva un momento nelle politiche della destra nel quale l'unica sostanza è quanto si ritiene di poter far credere ad un pubblico divenuto omogeneo per la sua faziosità. Negli Stati Uniti questo sarebbe un reato - la cosiddetta "frode identitaria". Precisamente lo stesso reato per il quale al recentemente deceduto Bernie Madoff vennero comminati alcuni ergastoli. Soltanto che Madoff aveva di mira l'affinità del gruppo sociale dei ricchi - e talora quella religiosa dei ricchi ebrei - mentre i repubblicani hanno di mira il gruppo identitario dei repubblicani stessi.

Essere realisti sul carbone e sul clima, di Paul Krugman (New York Times, 22 aprile 2021)

Un recente documento del sindacato americano dei minatori, per la prima volta, aderisce all'idea di un superamento del carbone, purché accompagnato da una politica che fornisca opportunità agli ex lavoratori delle miniere e alle loro comunità. Il superamento del carbone "sta arrivando", dice il sindacato, e il problema vero è come le nostre comunità otterranno aiuti. E' una grande passo in avanti, ottenuto con una politica della Amministrazione Biden che si concentra, appunto, sulla creazione di tali opportunità e sul sostegno alla ricerca. Non sarà facile ma è il modo giusto per ottenere il massimo consenso possibile

Quale è il segreto del successo di Biden? Di Paul Krugman )New York Times, 19 aprile 2021)

Mentre agli inizi della riforma sanitaria di Obama essa era vista con favore nei sondaggi solo dal 41% degli americani adulti (il 44% erano sfavorevoli), adesso la politica economica di Biden gode del consenso totale o parziale di un incredibile 73 per cento degli intervistati. Krugman riflette sulle cause di questo rovesciamento e le attribuisce sia ai repubblicani che ai democratici. I primi sembra siano sprofondati in una sorta di culto, e sempre più incapaci di parlare alla gente. I secondi sembra abbiano rinunciato ai tatticismi e alle loro passate timidezze. Se arrivasse davvero il boom economico che ci si aspetta, le tendenza potrebbe anche migliorare.

Andrew Yang non ha fatto bene i conti, di Paul Krugman (New York Times, 15 aprile 2021)

Un possibile candidato a Sindaco di New York è Andrew Yang, personaggio che non ha particolari esperienze amministrative, ma è soprattutto noto come intellettuale. In particolare sono note le sue idee sulla ineluttabilità di una grande disoccupazione tecnologica conseguente a processi di automazione e sulla soluzione di un reddito di base universalistico. Krugman ritiene entrambe quelle idee abbastanza prive di fondamento. Si parla molto di automazione, ma gli esperti discutono soprattutto di come la crescita della produttività abbia rallentato il suo passo da vari anni. E il reddito di base - che costerebbe circa otto volte il piano attuale di Biden - sarebbe in sostanza inadeguato per i disoccupati americani. In pratica, sono idee che rischierebbero di distrarre da interventi sui problemi reali, come i sussidi potenziati di disoccupazione e la assistenza alle famiglie con figli. In sostanza, una evasione 'centrista' per non parlare del crollato potere di contrattazione dei lavoratori.

Restituire potere ai lavoratori è un bisogno dell’America, di Paul Krugman (New York Times, 12 aprile 2021)

Le molteplici ragioni per le quali uno dei temi più attuali della politica americana è la rinascita dei sindacati. Che sono stati un soggetto forte negli anni che vanno dalla metà degli anni Trenta al dopoguerra, ma che hanno avuto un drammatico declino dagli anni '80. Per ragioni che non possono semplicisticamente essere attribuite alla automazione o alla globalizzazione. Il progresso tecnologico fu più forte negli anni del dopoguerra, e la globalizzazione in qualche modo si arresta dinanzi alla quota dei prodotti "non commerciabili". Amazon vende prodotti spesso provenienti dall'estero, ma i suoi magazzini occupano centinaia di migliaia di posti di lavoro che non si possono spostare oltreoceano. E i sindacati sono un contrappeso indispensabile per bilanciare lo strapotere delle grandi società.

Biden, Yellen e la guerra sui folletti, di Paul Krugman (New York Times, 8 aprile 2021)

Nel 2016 Krugman coniò il termine "economia dei folletti" in riferimento alle pretese repubblicane di riportare posti di lavoro in patria abbassando le tasse sulle società. Come nelle favole nordiche sugli gnomi, l'idea era che laddove finisce un arcobaleno si sarebbe trovata una pentola d'oro, che dalle società sarebbe transitato alla gente comune. Sennonché le società non avevano posti di lavoro da riportare in patria, avevano solo falsificato i conti spostando sui paradisi fiscali - come l'Irlanda, che in un anno ebbe un balzo del PIL del 26 per cento - profitti che realizzavano altrove. Il piano fiscale di Biden e della Yellen, mirato alla realizzazione di vasti investimenti pubblici, in parte si basa sul proposito di recuperare una parte di quelle entrate. Per avere posti di lavoro, anziché inseguire folletti e unicorni, bisogna investire sui posti di lavoro.

I repubblicani sono impantanati nel cemento, di Paul Krugman (New York Times, 5 aprile 2021)

Sembra che i repubblicani americani, alla ricerca di idee per la loro opposizione, stiano trovandosi d'accordo in una polemica sulla proposta di un piano di spesa pubblica di Biden: solo in minima parte esso riguarderebbe acciaio e cemento per infrastrutture, mentre in parte rilevante riguarderebbe ricerca e sviluppo, energie alternative, istruzione, aiuti alle famiglie con figli. E' una polemica che suonerà strana alle stesse imprese private, che investono circa un terzo in investimenti intangibili. Ma è più stravagante ancora per un paese che ha bisogno di investire molto sulla innovazione e sulle persone, se vuole aggredire i suoi problemi a più lungo termine: una crescita insufficiente della produttività e una domanda privata debole.

La politica economica di Biden è tipica dell’America, di Paul Krugman (New York Times, 1 aprile 2021)

La torta di mele non è una prerogativa solo americana, ma una politica di grandi investimenti pubblici e di tassazione progressiva è tipicamente americana, al pari delle loro torte di mele. La storia del Canale Erie, costruito nel 1825 dallo Stato di New York, delle ferrovie e delle scuole superiori realizzate con vaste concessioni di terreni pubblici, della elettrificazione rurale all'epoca del New Deal rooseveltiano, della rete autostradale all'epoca di Eisenhower. Opere pubbliche finanziate con un sistema fiscale assai più progressivo dell'attuale, che - come spesso osserva Piketty - fu una invenzione americana. Dunque, la sostanza della fase politica che si è aperta in America è che siamo ad una svolta rispetto all'estremismo del libero mercato degli ultimi anni (e decenni).

Perché i repubblicani non riescono ad essere populisti? Di Paul Krugman (New York Times, 29 marzo 2021)

I repubblicani americani, sostiene Krugman da tempo, non sono veri populisti. Si atteggiano tali, ma dopo le elezioni in sostanza tornano ai loro programmi che inflessibilmente riguardano i tagli delle tasse per i più ricchi e i tagli alla spesa sociale per gli altri. La domanda è perché questo sta avvenendo anche in questi tempi, quando i favori dell'elettorato nei confronti delle prime misure di Biden appaiono popolari quasi in modo incredibile? Eppure, la regola sembra venga confermata in particolare negli Stati, dove i dirigenti repubblicani non perdono occasione per smentire tale schizofrenia. Il Partito Repubblicano sembra un organismo alla mercé di due spinte entrambe fallimentari: l'intolleranza populistica e razzistica e gli interessi stretti dei grandi capitali che lo finanziano.

Il declino della demonizzazione repubblicana, di Paul Krugman (New York Times, 25 marzo 2021)

La facilità e il grande successo del piano da 1.900 miliardi di dollari di Biden devono essere spiegati, soprattutto se si considera che potrebbero ripetersi in occasione di una nuovo grande piano di investimenti sulle infrastrutture coperti da tasse sui più ricchi. Sembra che qualcosa stia cambiando anche sul versante repubblicano. Non perché ci sia meno faziosità, che resta più tenace che mai (le pretese elezioni truffaldine, le più stravaganti teorie del complotto), ma perché quella forma di faziosità stenta ad applicarsi sulle politiche concrete. C'è dopo gli anni di Trump e la collezione di insuccessi, quasi una sonnolenza dell'opposizione.

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