Letture e Pensieri sparsi, di Marco Marcucci

‘Eccezionalismo’ americano e populismi europei, di Marco Marcucci (gennaio 2017)

zz 296Mi chiedo spesso in che modo la società americana spieghi la politica in quel paese, quello che viene definito il suo “eccezionalismo”, le sue differenze dall’Europa. Mi chiedo anche il perché di una certa tendenza di coloro che commentano i fatti dell’America, direi quasi ad eludere quelle diversità. Il nodo centrale sembra abbastanza evidente: come ha notato Krugman, il ‘populismo’ americano è abbastanza falso; o meglio, le sue basi sociali sono false, mentre una parte della sua cultura e del suo linguaggio sembrano la quintessenza delle novità della destra nel mondo. Ma andiamo con ordine. La falsità consiste evidentemente nel fatto che il programma della destra americana si basa su un classismo rigido sino all’inconcepibile; diversamente dai populismi nell’Europa dell’Est o in Francia e in Italia, che non disdegnano tematiche di tutela sociale dei meno abbienti (purché autoctoni, nota Krugman). Questo sembra chiaro: difficile immaginare la destra europea con un programma basato interamente su imponenti sgravi fiscali per più ricchi e su un progetto di smantellamento della sanità e della previdenza pubblica (in realtà, il berlusconismo di governo si è basato su una discreta ambiguità, ma neanche in quel caso era concepibile una proposta di aperto e completo scardinamento dello Stato sociale). Entrambe le ideologie necessitano di quello che definirei un fattore di accanimento contro i settori più marginali ...

Articoli sul NYT

La vita nella corte di Trump, di Paul Krugman (New York Times 28 aprile 2017)

La proposta di riforma fiscale presentata mercoledì scorso non si presta ad alcun dibattito di merito. Compaiono svariate aliquote fiscali, ma non si dice da nessuna parte a quali soglie di reddito si applicheranno; si parla di eliminare agevolazioni fiscali ma non se ne cita una. Si capisce soltanto che ci saranno grandi vantaggi per coloro che possono celare i loro redditi nelle contabilità aziendali, che saranno privilegiate. Esattamente il caso di Trump. E i dirigenti del Tesoro, all'annuncio di Trump di una prossima presentazione di un piano per il fisco, sono rimasti ammutoliti. Nessuno lo sapeva. Il punto è che in quegli ambienti tutto il lavoro consiste nel cercar di ammansire l'irritabile ego del Presidente.

Gli zombi dell’economia voodoo, di Paul Krugman (New York Times 24 aprile 2017)

Ci si avvicina al centesimo giorno della Amministrazione Trump in un evidente vuoto di risultati, ma più ancora in un vuoto di idee. I massicci sgravi fiscali che vengono annunciati, secondo il Segretario del Tesoro Mnuchin, verranno fuori dal nulla, ovvero si ripagheranno per effetto della crescita che quegli stessi sgravi dovrebbero provocare. Non cambia niente rispetto ad una lunga storia repubblicana di "economia voodoo", nonostante che la storia abbia chiaramente dimostrato - al livello federale come al livello di Stati come il Kansas e la California - che la ricetta semplicemente non funziona.

Il pallone, la scatola e la assistenza sanitaria, di Paul Krugman (New York Times 21 aprile 2017)

Si ripetono resoconti giornalistici che raccontano di un Partito Repubblicano alla disperata ricerca delle soluziono più varie per rimediare alla sua debacle in materia di assistenza sanitaria. Ma ognuna di esse non funziona, per la semplice ragione che non esiste una assistenza sanitaria universale che non si basi su un aiuto alle persone che sono meno in salute, più anziane e più povere, aiuto che non può che venire dallo Stato e dalle tasse sui più ricchi. E' un po' come pretendere di infilare un pallone in una scatola troppo piccola; se si preme da una parte, il pallone si rigonfia dall'altra. All'inizio i repubblicani annunciarono di voler "abrogare e sostituire" la riforma di Obama, sperando che non prendesse le mosse. Poi sono rimasti intrappolati in una parola d'ordine impossibile, e continuano a cercar di infilare un pallone troppo grande in una scatola troppo piccola.

Perché non sono importanti tutti i posti di lavoro? Di Paul Krugman (New York Times 17 aprile 2017)

Ci sono perdite di posti di lavoro che interessano il dibattito politico e ce ne sono altre che passano inosservate. Nel settore delle vendite al dettaglio oggi sono occupate mezzo milione di persone in meno del 2001, diciotto volte le perdite nelle miniere di carbone. Nei piccoli giornali locali, si sono persi nello stesso periodo 270.000 posti di lavoro. Perché? Probabilmente perché le seconde appaiono più spettacolari, perché Trump ha falsamente promesso di restituire quei posti di lavoro, perché si può dare la colpa ai regolamenti ambientali (per il carbone) o agli stranieri cattivi (per il manifatturiero in generale). E magari perché quei lavoratori sono in generale maschi e bianchi, diversamente da quelli dei servizi.

Trump può tenere in ostaggio l’assistenza sanitaria? di Paul Krugman (New York Times 14 aprile 2017)

Dopo la debacle della proposta di legge repubblicana per l'abolizione dell'Obamacare, Trump in una intervista recente ha minacciato di tagliare i finanziamenti alla sanità. Una minaccia assai sgradevole, ed anche sciocca. E' sembrato un modo di ragionare simile a quello di un gangster che vuole una tangente per offrire protezione ad un negoziante. L'oggetto della minaccia non sarebbero altro se non milioni di americani che hanno ottenuto la copertura assicurativa con la riforma di Obama. Non si vede ragione per la quale i democratici dovrebbero cedere a tale ricatto, anche perché non si capisce come il Presidente di una nazione possa pensare di tenere in ostaggio una parte della sua popolazione.

Gli espedienti pubblicitari non sono politica, di Paul Krugman (New York Times 10 aprile 2017)

L'attacco alla basa siriana ha una somiglianza con la vicenda di alcune settimane fa, quando Trump fece una gran chiasso per il suo accordo con la società Carrier. Ottenne che non fossero spostate alcune centinaia di posti di lavoro in Messico da parte di quella azienda; non si capì di quante centinaia di posti si trattasse, giacché ogni giorno in America c'è una mobilità di 75.000 posti di lavoro. L'attacco in Siria non modifica niente perché non ha alcuna prospettiva, ed è questa la ragione per la quale Obama ritenne di doversi astenere da iniziative del genere. Ma un paese che ha bisogno di iniziative pubblicitarie per ottenere l'attenzione dei media, riducendosi ad esse diventa più debole, non più forte. L'effetto sui media c'è indubbiamente stato. Adesso la Amministrazione Trump sa che per venir fuori provvisoriamente dai suoi insuccessi sui media, un sistema è quello di bombardare qualcuno.

Il cattivo, il dannoso e il minaccioso, di Paul Krugman (New York Times 7 aprile 2017)

Una analisi semplice e interessante delle ragioni del sostegno di parte dell'elettorato popolare a Trump. Che "tecnicamente", dal punto di vista della politica, è un disastro superiore a quanto si immaginava, per quanto non così dissimile dalle prestazioni normali dei dirigenti repubblicani. Ma è anche un modo per rendere legittimo ("sdoganare", disse un esperto che pure non riuscì a sdoganare tutto) un linguaggio e sentimenti spesso considerati inappropriati dai conservatori normali. Il che ha un effetto di attrazione sulla base elettorale della destra americana, che si porta dietro una gran quantità di cose inespresse.

Trump comincia ad aver fifa sul commercio, di Paul Krugman (New York Times 3 aprile 2017)

Trump aveva fatto la voce grossa sui cambiamenti che avrebbe introdotto nella politica commerciale degli Stati Uniti, che giudicava disastrosa allo stesso modo della riforma sanitaria di Obama. E il copione si sta ripetendo: alla prova dei fatti non sa più che pesci prendere. L'accordo commerciale del Nord Atlantico (NAFTA) era stato descritto come una inaudita concessione degli Stati Uniti al Messico, ma ora si scopra che le facilitazioni tariffarie maggiori erano state a vantaggio degli americani. Inoltre si scopre che ormai non ha senso parlare di una industria automobilistica americana, visto che le componenti di un veicolo vanno e vengono per tutto il mondo, prima di avere un prodotto finito. Tornare indietro si può, ma con una sconquasso che sarebbe altrettanto vasto della globalizzazione e forse più doloroso. Giorni fa Trump disse che nessuno sapeva che la politica sanitaria fosse così complicata, probabilmente oggi comincia a dire lo stesso per la politica commerciale.

Il paese del carbone è una condizione mentale, di Paul Krugman (New York Times 31 marzo 2017)

Una analisi delle ragioni del voto a favore di Trump nella Virginia occidentale. Un paese dove il primato occupazionale del carbone è svanito da dopo la Seconda Guerra Mondiale - in particolare dopo gli anni '80 - per effetto di nuove tecniche di estrazione e di nuovi contesti economici. E dove quell'occupazione in buona parte è stata sostituita nel settore pubblico, guarda caso proprio nell'area della assistenza sanitaria. Uno Stato, dunque, nel quale le false promesse di Trump in materia di carbone e il suo tentativo di abrogare la riforma sanitaria di Obama, avrebbero prodotto effetti devastanti. Eppure i suoi successi non sono dipesi tanto dalla impossibilità di conoscere i dati reali; piuttosto dal simbolismo di una cultura basata sulla nostalgia di un passato che non esiste più.

Come basarsi sulla riforma sanitaria di Obama, di Paul Krugman (New York Times 27 marzo 2017)

Trump ha affermato di recente che nessuno si immaginava che i temi della assistenza sanitaria fossero così complicati. Ma la riforma sanitaria di Obama potrebbe facilmente essere migliorata, e il disastro della proposta ritirata dai repubblicani poteva essere evitato. Si potrebbe operare per avere maggiori sussidi, in quel modo evitando che la gente in salute per risparmiare preferisca non avere una assicurazione. Si potrebbe applicare dappertutto la previsione della estensione di Medicaid per i più poveri, che negli Stati che l'hanno messa in atto funziona benissimo. Si potrebbe pensare ad un ruolo diretto dello Stato laddove gli assicuratori privati non coprano il mercato. E si avrebbe una spesa assai inferiore alla soluzione repubblicana di togliere le tasse sulla sanità ai più ricchi. Ma sono consigli di una riforma che si orienti a sussidi più generosi, ovvero più di sinistra. E i repubblicani probabilmente non li ascolteranno, cercheranno piuttosto di portare la legge esistente in maggiori difficoltà, per avere un risarcimento dalla loro cocente sconfitta.

I truffatori, i truffati e il destino dell’America, di Paul Krugman (New York Times 24 marzo 2017)

La debacle del piano sanitario repubblicano architettato da Paul Ryan può esser sembrata persino eccessiva, sorprendente. Come è possibile proporre una soluzione che secondo il giudizio indipendente dell'Ufficio del Bilancio del Congresso comporterebbe la perdita della assistenza per 24 milioni di americani? Il tutto a carico dei cittadini più anziani, più poveri? Senza alcun risparmio per il sistema pubblico, ma con un riduzione di tasse di circa 1.000 miliardi per i più ricchi? Al centro della vicenda, questa volta, non solo Trump, ma in particolare Ryan. Krugman ricorda come già nel 2010 egli l'aveva definito, in un articolo sul NYT, "L'uomo delle fandonie". Un personaggio soprattutto costruito dai media americani e dalla loro pretesa di trattare gli schieramenti politici con la regola della "simmetria", in un'epoca nella quale la simmetria non c'è più.

L’epidemia americana dell’infallibilità, di Paul Krugman (New York Times 20 marzo 2017)

Negare i fatti, negare l'evidenza è diventata una epidemia americana. Lo era da tempo, basti pensare nell'epoca di Bush alla disastrosa esperienza della pretesa ricostruzione dello Stato iracheno, o alla risposta ad eventi come l'uragano Katrina. Ma dove ha origine? Certamente anche nell'ideologia di una destra che si alimenta di certezze, sulla inutilità dei Governi e sulla perfezione dei mercati. Eppure c'è qualcosa di profondo nella società americana. E c'è il fatto che le vicende odierne del trumpismo chiamano in causa le fragili psicologie degli individui, di quelli al comando e di coloro che li hanno votati. La politica si viene riducendo a spettacolo? E perché accade anche nella testa di tanti lavoratori? Forse si può sperare che l'esperienza dal vero di una patologia così evidente finisca per essere un insegnamento.

Le fantasie conservatrici in collisione con la realtà, di Paul Krugman (New York Times 17 marzo 2017)

Si apre il tema del prossimo bilancio del Governo Federale americano, e non si annuncia granché diverso da quello della abrogazione e sostituzione delle riforma sanitaria di Obama, che appare ormai a tanti una vera debacle dei repubblicani. Ciò che li accomuna è la stessa filosofia dalla quale sono entrambi partoriti: la spesa pubblica è tutta uno spreco e non porta niente di buono a nessuno. Economizzare dunque è facile, basta un uomo un po' autoritario. Ma per rendere più economica la sanità, si è scoperto nei giorni passati, i repubblicani devono togliere l'assistenza a 24 milioni di persone. E per rendere più economiche le spese del Governo, devono semplicemente tagliare programmi che non conoscono, dagli interventi sociali nelle comunità, ai pasti per le persone anziane e ammalate, alla Agenzia di Protezione dell'Ambiente.

La proposta assistenziale di Trump a confronto con la riforma sanitaria di Obama: una apocalisse annunciata, di Paul Krugman (New York Times 13 marzo 2017)

(Questo non è un 'normale' articolo, quali quelli che Krugman pubblica sul NYT tutti i lunedì e venerdì. E' un sorta di breve aggiunta all'altro, "I fatti sono nemici del popolo" del 13 marzo). L'Ufficio Congressuale del Bilancio ha fatto i conti in tasca alla proposta di legge di Trump in materia di assistenza: 14 milioni di persone perderanno l'assicurazione il primo anno, 24 milioni negli anni successivi. Il tutto per un risparmio di una trentina di miliardi di dollari su una economia di 19.000 miliardi di dollari. In effetti, la partita non riguarda i risparmi per lo Stato; da una parte ci sarà un ecatombe di assicurati tra i più anziani ed i più poveri, dall'altra sgravi fiscali per i ricchi. Krugman si pone alcune domande sul futuro di questa proposta di legge.

I fatti sono nemici del popolo, di Paul Krugman (New York Times 13 marzo 2017)

"Nemico del popolo" è una espressione di consolidata ascendenza dittatoriale, in particolare associata allo stalinismo. E' interessante come essa stia diventando consueta nel linguaggio di Trump, che definisce tali tutti quei fatti - e quei diffusori di notizie connesse ai fatti - che sono in collisione con le sue pretese. La crescita di posti di lavoro con Obama era per i repubblicani una notizia "fasulla", il fatto che in questi mesi la crescita stia proseguendo ai soliti ritmi, come del resto era prevedibile, è una notizia "assolutamente vera". La proposta di legge per l'abrogazione della riforma sanitaria di Obama taglia i sussidi e provocherà un rialzo nelle polizze assicurative, ma il Segretario alla Salute afferma che "nessuno starà peggio", da un punto di vista finanziario. E nemico del popolo diventa anche l'Ufficio Congressuale del Bilancio, perché rischia di mettere in chiaro i dati di questo prevedibile disastro.

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