Letture e Pensieri sparsi, di Marco Marcucci

Diagrammi di fine anno (a cura di Marco Marcucci, 26 dicembre 2021)

Diagrammi di fine anno

Una seconda serie di diagrammi, selezionati dalla fine di novembre a questi giorni (Natale 2021). Scelgo queste tabelle per quello che mi pare il loro interesse singolo, senza una particolare connessione dell’una con l’altra; ma devo dire che di solito è questo il modo in cui appaiono sui siti Twitter degli economisti che le usano maggiormente.  Twitter, il social che raccoglie i “cinguettii” (”tweets”, in inglese), come forse è noto, si distingue per una regola di estrema brevità degli interventi, che non possono superare un certo numero di parole. La regola è abbastanza scema,e di fatto è stata ampiamente utilizzata in modo scemo: sino a non molti mesi fa la politica americana sembrava appesa alla attesa del prossimo ‘cinguettio’ di Trump (in genere una specie di sassata lanciata su un avversario, su un giornale ostile, su una categoria di cittadini o su un paese intero). Cinguettare, in quel caso, è un modo per sottolineare il proprio potere, una sorta di diritto sovrano ai giudizi fulminanti; per molti media una manna di sentenze senza appello che alimentano cicli di informazione semplice sul nulla. Ma siccome la regola non impedisce la pubblicazione di singole tabelle, vari economisti hanno cominciato ad usarla come una occasione per segnalare informazioni sintetiche – diagrammi – che non richiedono alcuna presentazione e che possono essere accompagnate da poche parole. In pratica, quei siti di Twitter sono diventati un ‘deposito di informazioni’, apparentemente disordinato ma assai significativo. Insomma, quel 'social' ospita una strana guerra, o meglio, una strana coabitazione di intelligenza e stupidità. In sostanza, questi diagrammi soddisfano – ma spesso su aspetti cruciali - la curiosità più varia del lettore, lasciandolo però libero di inserire l’informazione nella sua personale trama di ragionamenti. Quindi … continuiamo con quello che ci è sembrato più interessante nelle ultime settimane. (prosegue)

Articoli sul NYT

Perché una città progressista è giù di corda, di Paul Krugman (New York Times, 17 gennaio 2022)

New York nel complesso ha reagito bene alla pandemia, che pure la ha colpita per prima, essendo essa una specie di 'cancello' dell'America sul resto del mondo. Ma in termini di lavoro le prestazioni delle metropoli sono assai peggiori. Pare che questa dipenda molto dalla 'monocultura' di Wall Street; New York dipende dal settore finanziario anche se esso occupa solo l'8 per cento dei lavoratori (ma pesa per il 20 per cento sull'economia cittadina). La monocultura di lavori con alti redditi comporta che i prezzi degli alloggi sono troppo elevati. La soluzione sarebbe costruire alloggi popolari a più piani, ma a questo si oppone il "nimbismo", ovvero l'ostilità - comune a molte aree 'democratiche' - ad una densità abitativa più elevata nelle aree residenziali. In questo senso il suo malessere ("feeling the blues") è un problema di tutta l'America progressista ("blu").

Il trionfo segreto della politica economica, di Paul Krugman (New York Times, 13 gennaio 2022)

La ripresa dell'economia e dell'occupazione è stata molto più rapida di quanto si prevedesse; e certamente questo è dipeso in una certa misura dal sostegno della spesa pubblica. Nello stesso tempo, l'inflazione è elevata. C'è stato uno scambio tra questi due fenomeni, ed è stato conveniente? Krugman ritorna sul tema di quella convenienza, che gli pare indubbia e poco considerata. Una disoccupazione più elevata avrebbe comportato un danno di reddito, di carriera e di serenità per molti lavoratori. Il prezzo che adesso si sta pagando alla pandemia è stato simile alla recessione per la bolla della tecnologia negli anni '90. Molto minore a quello delle recessione della crisi finanziaria del 2008. In questa convenienza ci può essere un limite: se l'inflazione si radicherà nell'economia e durerà troppo a lungo. Ma non dovrebbe accadere.

La strana alleanza tra i seguaci delle criptovalute e quelli del MAGA, di Paul Krugman (New York Times, 10 gennaio 2022)

Un tempo la destra aveva il culto dell'oro, oggi la destra americana sembra avere quello delle criptovalute. Alla ricerca di una spiegazione, Krugman trova che la principale sia di natura ideologica. Le criptovalute sono nate all'insegna del proposito di poter fare i propri affari senza bisogno di aver fiducia nelle banche. L'uso di internet è generalizzato anche senza le criptovalute: carte di credito, bancomat, operazioni bancarie digitali. Ma in quei casi ci deve anche essere un conto corrente bancario; occorre aver fiducia nelle banche. Ora, la sfiducia e il leitmotiv della destra odierna: il Covid è una bufala, le elezioni sono state rubate, gli incendi in California sono un complotto innescato da laser spaziali. Quindi il MAGA va a nozze con i Bitcoin. Anche se le attività illegali sono altrettanto in sintonia.

L’argomento economico per Riccioli d’Oro, di Paul Krugman (New York Times, 6 gennaio 2022)

Krugman aggiunge un argomento ai suoi sforzi di difendere la politica della Amministrazione Biden - e la politica monetaria della Fed - dal possibile giudizio inclemente di un elettorato americano che tende a ragionare nei termini delle sue immaginarie convenienze a breve termine. La stranezza degli andamenti economici dell'anno passato - diversi andamenti dei consumi dei prodotti rispetto a quelli dei servizi, diverse inflazioni relative provocate in particolare dalle 'strozzature' nelle catene dell'offerta - legittimano un nuovo argomento: se si fosse privilegiata la paura per una tutt'altro che certa inflazione strutturale avviando da subito una restrizione monetaria, cosa sarebbe accaduto all'occupazione? Probabilmente, essa non sarebbe ripresa con la velocità con la quale è ripresa.

Le bugie virali che continuano ad ammazzarci, di Paul Krugman (New York Times, 4 gennaio 2022)

Nuovamente il tema della faziosità della politica americana, anche sui vaccini. Assumere atteggiamenti più o meno ipocritamente inclini a posizione 'no vac' è stato frequente in tutte le destre, ma cercare di sabotare apertamente le campagne di vaccinazione come hanno fatto i repubblicani americani probabilmente non ha possibili paragoni. E l'affetto c'è stato. Secondo un sondaggio, tra i non vaccinati si dichiara repubblicano il 60 per cento, solo il 17 per cento sono democratici. C'è una sincronia evidente tra i migliori risultati percentuali di Trump nel 2020 e il tasso attuale dei non vaccinati. Il tutto con l'evidente risultato di mettere a repentaglio le vite di quei repubblicani stessi. Eppure è un calcolo cinico che pare funzioni, giacché l'umore nero degli elettori americani è senza dubbio un colpo a Biden.

Cosa perdiamo se non ‘ricostruiamo meglio’, di Paul Krugman (New York Times, 20 dicembre 2021)

Osserva tra l'altro Krugman in questo articolo, che la Virginia Occidentale - lo Stato di Joe Manchin, quel Senatore democratico che ha reso pubblica la sua intenzione di tradire la promessa fatta a Biden e di non votare la legge del 'Ricostruire meglio' - aveva quaranta anni fa una aspettativa di vita inferiore a New York di 14 mesi, mentre oggi è arrivata a 6 anni. E' un dettaglio che aiuta a capir bene la posta in gioco nel non approvare questa legge. Al fondo c'è il malessere della povertà vera dei bambini delle famiglie a basso reddito, la mancanza di asili nido, la condizione dei milioni che ancora non hanno l'assicurazione sanitaria. E i danni del cambiamento climatico. Il Congresso americano, approvando la legge, potrebbe mai come adesso rispecchiare quell'America. Oppure voltargli le spalle una ennesima volta.

L’assalto fasullo al Ricostruire meglio, di Paul Krugman (New York Times, 13 dicembre 2021)

Resta piuttosto incerto il destino della proposta di legge del 'Ricostruire meglio'. Per aver successo, il programma di Biden dovrà attraversare, nel Congresso, una tempesta perfetta di mala fede, di pessima logica e di pessima matematica. Krugman riesamina tutti gli argomenti fasulli relativi ai due pilastri del programma ancora da approvare: una politica di universalizzazione degli asili nodo e di assistenza alla povertà infantile ed una politica di riforma energetica.

Come sta andando l’economia degli Stati Uniti? Di Paul Krugman (New York Times, 9 dicembre 2021)

I vari sondaggi sulla percezione dell'opinione pubblica americana sulle condizioni dell'economia offrono un quadro sconcertante. Quelli, per così dire, più oggettivi - più fondati sulla percezione dei dati reali, come quelli basati sui comportamenti dei datori di lavoro o sulle indagini sulle famiglie - offrono un quadro da moderatamente positivo a fortemente positivo. Quelli sulle percezioni dei consumatori, al contrario, mostrano sentimenti assai pessimistici, almeno riguardo alle condizioni dell'economia (più ottimismo, invece, nelle risposte relative alla condizione finanziaria personale degli intervistati). Questo si spiega in parte con i timori dell'inflazione, che per gli americani di solito equivale al costo del riempire di benzina i loro serbatoi; in parte con la faziosità dei pregiudizi partitici (i repubblicani che ancora credono che le elezioni del 2020 siano state rubate, non debbono fare sforzi per credere che l'economia di oggi sia peggiore che all'indomani della recessione del 2008). Si tratta di mantenere il senso della prospettiva.

Come i sabotatori si sono impossessati del Partito Repubblicano, di Paul Krugman (New York Times, 2 dicembre 2021)

Si delinea un nuovo 'tormentone' del 'tetto del debito'. Ovvero, il rischio che l'ostruzionismo di una minoranza impedisca di elevarlo, comportando un blocco della spesa pubblica. Ma questa volta c'è un novità: il ricatto non è più rivolto - come accadeva con Clinton e con Obama - ad alcune richieste attinenti alla natura finanziaria; esso viene rivolto alla politica della Amministrazione Biden sui vaccini. Se il Governo statunitense cerca di rendere obbligatori i vaccini, i repubblicani impediranno di innalzare il tetto del debito, con tutte le conseguenze nazionali (sanità pensioni etc.) e internazionali.

Cosa ci può insegnare l’Europa sui posti di lavoro, di Paul Krugman (New York Times, 29 novembre 2021)

Uno dei miti dell'eccezionalismo americano è la dinamicità del mercato del lavoro statunitense, un mito non solo della destra americana. Adesso il fenomeno tutto americano della cosiddetta "Grande Dismissione" porta alla luce un ritorno al lavoro assai più consistente, dopo i momenti peggiori della pandemia, nei paesi europei. E se dipendesse da quello che gli americani hanno sempre sottovalutato: la superiorità del metodo della 'cassa integrazione' - che non spezza il collegamento con i posti di lavoro rispetto ai meccanismi dei licenziamenti e delle riassunzioni? Se dipendesse dall'andare in pensione un po' prima? Se dipendesse da lavori, quelli più poveri, un pochino meno miserabili, da ferie maggiori, dai contributi per le cure genitoriali e per le malattie? Non che l'Europa sia un Paradiso dei lavoratori, ma Krugman consiglia di cominciare a pensarci.

Spendere come se il futuro fosse importante, di Paul Krugman (New York Times, 22 novembre 2021)

Una valutazione finale delle due leggi per gli investimenti che il Congresso americano ha in parte approvato e in parte dovrebbe approvare. Le materie nelle quali sono previsti in un decennio 2.500 miliardi di nuovi investimenti sono: le infrastrutture tradizionali, gli impegni contro il cambiamento climatico e l'assistenza ai bambini e alle famiglie con figli meno abbienti. Sono tutti investimenti sul futuro, e sono anche, sostiene Krugman, nella più autentica tradizione americana; almeno sinché la destra odierna non ha cominciato a pensare che l'unica cosa che ai governi restava da fare era ridurre le tasse sui più ricchi.

La storia ci dice di non farsi prendere dal panico per l’inflazione, di Paul Krugman (New York Times, 11 novembre 2021)

Nel periodo recente, l'inflazione americana appare in crescita; una crescita superiore al previsto. Il che induce molti a fosche previsioni, e soprattutto ad una crescente pressione peri ridurre i propositi di investimento della Amministrazione Biden. Riferendo un studio del Comitato dei Consulenti Economici della Casa Bianca, Krugman mostra come l'impennata inflazionistica non sia affatto simile alla stagflazione degli anni '70; semmai è simile al fenomeno che caratterizzò il biennio 1946-48, che non fu un episodio duraturo. E che non comportò affatto, negli anni successivi, una attenuazione degli investimenti statunitensi sul futuro.

In che modo finalmente è arrivata la “settimana delle infrastrutture”, di Paul Krugman (New York Times, 8 novembre 2021)

La "Settimana delle Infrastrutture" era un annuncio che Donald Trump frequentemente ripeteva, senza che mai riuscisse a realizzarlo, al punto che divenne una barzelletta. Ma la ragione era profonda. Per la parte principale del suo partito, l'unica spesa ammissibile è ormai quella militare. Tutto il resto sarebbe "socialismo". Dunque Trump non poteva mantenere quell'impegno, se non collaborando con i democratici - soluzione che ovviamente escludeva. Con la legge recentemente approvata l'America ha infine la sua "Settimana delle Infrastrutture". C'è voluto il voto anche di tredici repubblicani, ma per ora si tratta solo di infrastrutture 'materiali', perché anche una manciata di democratici di oppongono agli interventi sulle infrastrutture sociali (assistenza, istruzione, interventi sull'infanzia). Ora i democratici dovrebbero riuscire a finire il lavoro.

Democratici, è tempo di darsi una mossa, di Paul Krugman (New York Times, 4 novembre 2021)

L'America di questi mesi non è una nazione che si è messa alle spalle il trumpismo e che è saldamente nelle mani dei progressisti. Il consenso per Biden si è visibilmente assottigliato, e per motivi reali. Tra essi: lo scontro politico quasi inimmaginabile sulle vaccinazioni e gli effetti della variante Delta, le contraddizioni dei democratici per il ricatto di due Senatori 'centristi', il rallentamento della ripresa economica, alcuni risultati elettorali negativi nelle recenti amministrative. Krugman, che in questi mesi nn si è mai illuso che i rischi per la democrazia americana fossero alle spalle, richiama i democratici alla necessità di agire, anzitutto approvando una legge per la ripresa e il cambiamento sociale, e imponendo misure efficaci sui vaccini.

No, gli obblighi alla vaccinazione non sono un attacco alla libertà, di Paul Krugman (New York Times, 1 novembre 2021)

La politica - è stato osservato molte volte - negli Stati Uniti è il principale fattore che ritarda e impedisce una vaccinazione adeguatamente ampia. Il che non significa che non si debbano elencare le ragioni per le quali la campagna della destra americana contro i vaccini non abbia logica. A parte l'unica logica di voler in tutti i modi impedire una campagna di successo della Amministrazione democratica.

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