Letture e Pensieri sparsi, di Marco Marcucci

Diagrammi, tra pandemie e guerre. Di Marco Marcucci

Diagrammi, tra pandemie e guerre

Suddivido equamente alcuni diagrammi di questi giorni tra la guerra di Putin e le ineguaglianze nel mondo (che non sono minimamente scalfite dagli eventi).

1 - Chi sono gli oligarchi? Non si parla d’altro che di oligarchi, ma non direi che sia chiarissimo come sono nati; neanche è chiarissimo cosa distingua il capitalismo russo. Si allude al fatto che siano gruppi di potere attorno alle massime autorità della Russia, ma non sembra siano stati particolarmente attivi nella storia politica e forse neanche decisivi nel crollo del comunismo, che fu un processo spesso preso in mano da personaggi che appartenevano alla storia dei partiti comunisti, dalla quale cercavano vie di fuga sulla spinta delle rispettive società. Pare che gli oligarchi siano soprattutto nati subito dopo quel crollo, nel momento in cui si decise la transizione verso una economia pienamente di mercato. Gli oligarchi sono stati coloro, evidentemente già un po’ ricchi e variamente competenti, ai qual è stato consentito di comprare molto sottocosto pezzi interi dell’industria ex-sovietica. Praticamente, con il passaggio ad un mercato capitalistico, si pensò che la strada più rapida e conveniente per tutti era anzitutto quella di dotarsi di grandi capitalisti. Una procedura istantanea: dare pieni poteri ad un gruppo di individui equivalenti ai “padroni del vapore”, che in Occidente c’era voluto un secolo o due per realizzare. Si inventò in questo modo il vertice delle nuove società, con uno scambio di mezzi finanziari e di potere tra gli eredi del comunismo e i nuovi ‘padroni del vapore’. Questa tabella che prendiamo a prestito da Zucman (Twitter 2 marzo) mostra quel che accadde. (prosegue nell'interno)

Articoli sul NYT

America, di nuovo l’arsenale della democrazia, di Paul Krugman (New York Times, 28 aprile 2022)

Un nuovo intervento di Krugman sulla guerra in Ucraina. Con una equiparazione assoluta della guerra russa agli attacchi aerei nazisti in Inghilterra nel 1940 e degli aiuti americani decisi allora dal Presidente Roosevelt e quelli attuali promossi dagli Stati Uniti. In effetti, non pare sussista alcun interesse a ragionare di una pace possibile. E la vittoria ucraina che si caldeggia, sarebbe una vittoria globale della libertà, con effetti in tutto il mondo. Anche, perché no?, nelle prossime elezioni a medio termine americane.

Quanto è verde la vostra metropoli? Di Paul Krugman (New York Times, 21 aprile 2022)

Nelle recenti elezioni per l'Assemblea statale della California, sono risultati vincenti i sostenitori di una maggiore densità nelle città, ovvero della utilità di consentire maggiori costruzioni urbane. Krugman elenca le ragioni per le quali una maggiore densità urbana sarebbe più positiva per l'ambiente ed anche per l'economia. Il consumo di ambiente di quartieri urbani con edifici a più piani è circa 35 volte inferiore a quello delle sparpagliate periferie e addirittura il PIL nazionale crescerebbe del 3,7 per cento.

I repubblicani dicono: “Fategli mangiare odio”, di Paul Krugman (New York Times, 18 aprile 2022)

Una descrizione effettivamente spaventosa degli argomenti che i repubblicani americani stano utilizzando nella campagna elettorale già in corso per le prossime elezioni. In pratica una sistematica campagna basata sull'odio sociale, che viene dato in pasto a chi subisce i danni del disordine sociale.

Il Partito Repubblicano è ancora il partito dei plutocrati, di Paul Krugman (New York Times, 14 aprile 2022)

Krugman ammette che alcuni suoi recenti articoli sull'Europa 'poco incline' a sanzioni economiche più radicali contro i russi (o contro l'ungherese Orban) hanno provocato qualche risentimento; qualcuno gli ha ricordato che la destra americana non è certo meno inaffidabile nella difesa dei valori democratici. Lo ammette e dice di più. La differenza è che la destra americana non solo è relativamente insensibile ai temi della democrazia, soprattutto continua ad essere sistematicamente a favore dei più ricchi.

Commerci e pace: la grande illusione, di Paul Krugman (New York Times, 11 aprile 2022)

Sostiene Krugman che la dipendenza dell'Europa, o almeno della principale nazione europea, fu incoraggiata dall'inizio, nei primi anni '70, dalla Ostpolitik tedesca: lì comincio l'illusione che la dipendenza dai combustibili fossili russi - oltre ad essere conveniente - poteva essere anche una strada per una più favorevole integrazione russa nei valori dell'Occidente. Krugman è meno certo che la stessa illusione potrebbe riguardare la Cina, ma non lo esclude. Se ne dovrebbe dedurre che buona parte della "globalizzazione" che ha cambiato il mondo debba essere, per quella ragione, riesaminata per intero. Ed infatti, la conclusione è che "la posta in gioco è molto più grande della sola Ucraina". Come si era capito.

Come la Germania è diventata la favoreggiatrice di Putin, di Paul Krugman (New York Times, 7 aprile 2022)

Agli inizi del decennio passato, dinanzi alla crisi europea del debito, la Germania non fu seconda a nessuno nel dare la colpa ai paesi debitori e nell'imporre misure estreme di austerità. L'occupazione in Grecia crollò del 27 per cento. Ora la Germania si rifiuta di considerare di fare un passo per interrompere la sua dipendenza dal gas russo, nonostante che quella dipendenza sia di fatto il maggiore punto di forza rimasto a Putin. E nonostante che i suoi stessi economisti stimano che l'effetto di un blocco delle importazioni provocherebbe, nel peggiore dei casi, una caduta del PIL tedesco del 2,1 per cento. Il punto è che la Germania continua a trattare la politica economica come una rappresentazione moralistica, ma solo quando riguarda gli altri paesi.

Un piccolo terremoto a Staten Island, di Paul Krugman (New York Times, 4 aprile 2022)

La scorsa settimana, i lavoratori di un centro di distribuzione di Amazon di Staten Island - un'isola che è un quartiere di New York, abitata da una maggioranza di italo americani - hanno votato per la creazione di un sindacato aziendale. Una vicenda apparentemente piccola, che però potrebbe avere grandi implicazioni per il futuro dell'America. L'anno passato solo il 6 per cento dei lavoratori del settore privato erano sindacalizzati, contro il 24 per cento nel 1973. Nello stesso periodo i compensi dei dirigenti di grandi aziende erano passati da un rapporto di 23 ad 1, ad un rapporto di 351 ad 1. La storia economica e civile americana è dipesa moltissimo dal crollo dei sindacati, un crollo provocato dalla politica. Se a Staten Island fosse stata aperta una nuova pagina della storia sociale americana?

Putin ammazzerà l’economia globale? Di Paul Krugman (New York Times, 31 marzo 2022)

La possibilità che la guerra russa in Ucraina apra una tendenza alla deglobalizzazione, del genere di quella che si ebbe in conseguenza alla Prima Guerra Mondiale. Una prima grande ondata di globalizzazione, infatti, si ebbe a partire dagli inizi del Novecento; Keynes descrisse il suo esaurimento nel libro "Le conseguenze economiche della pace", una critica feroce degli effetti prevedibili del Trattato di Versailles. La Russia non dovrebbe avere una consistenza nei commerci globali tale da provocare un esito del genere. Ma la Cina potrebbe averla.

Putin e i miti della decadenza occidentale, di Paul Krugman (New Yotk Times, 28 marzo 2022)

Tra le cose che hanno probabilmente spinto Putin alla invasione, c'è stata la convinzione che l'Occidente fosse in conclamata decadenza. La sua idea di decadenza probabilmente è simile a quella di molte persone della destra. Ma la cosiddetta decadenza dei valori morali non è affatto il problema dell'Occidente. Molto più seria, invece, è la decadenza nell'attaccamento ai principi democratici. Non siamo andati vicini, negli Stati Uniti, al tentativo di rovesciare il risultato di elezioni legittime? Dovremmo preoccuparci se - in una situazione simile nel futuro - gli Stati Uniti non avessero mantenuto la loro capacità di guidare ampie coalizione democratiche.

Come scenderà l’alta inflazione, di Paul Krugman (New York Times, 24 marzo 2022)

In molti si esercitano in terribili ammonimenti su un ritorno della stagflazione degli anni '70, e probabilmente non vedevano l'ora di farlo. Ma sbagliano. Probabilmente l'invasione russa dell'Ucraina, nel futuro prossimo, provocherà aumenti nell'energia, nei generi alimentari e in altro. Ma la caratteristica della inflazione molto alta è che essa, come dicono gli economisti, si "incorpora" nell'economia, ovvero provoca una spirale di prezzi e di salari. In pratica, le aspettative dei soggetti economici divengono la ragione principale delle perpetuazione dell'inflazione stessa. Non è questa la situazione attuale, come dimostrano le aspettative nel medio periodo del mercato delle obbligazioni, degli stessi consumatori e gli effetti di una cauta politica graduale della Fed di innalzamento dei tassi di interesse. Anche se i dati provenienti dal mercato del lavoro negli USA indicano un certo surriscaldamento, e un po' di crescita dovrà essere sacrificata.

L’economia dell’America nello specchio europeo, di Paul Krugman (New York Times, 21 marzo 2022)

Un riflessione su alcuni dati di confronto tra l'inflazione recente negli Stati Uniti e in Europa. Il peso in entrambe preponderante dei cresciuti costi per l'energia ed il peso delle strozzature nelle catena dell'offerta a seguito della pandemia. La differenza sembra essere stata la maggiore rapidità della ripresa americana, che di certo ha segnalato un surriscaldamento di quella economia. Ma che ha avuto anche effetti positivi, dai quali gli americani potrebbero trarre ragioni per essere meno pessimisti.

Un altro dittatore sta avendo una cattiva annata, di Paul Krugman (New York Times, 17 marzo 2022)

Si comincia a parlare, nel mondo, delle notizie su un picco di casi e di decessi da Covid (Omicron) in corso ad Hong Kong e dei timori di una sua diffusione alla Cina continentale, dai quali timori dipendono le recentissime misure di lockdown in grandi centri manifatturieri cinesi. Krugman non ha esitazioni nella diagnosi: il tutto si deve ricollegare al fallimento del sistema politico cinese autocratico. Mi permetto di fornire alcuni dati in una nota, per favorire una lettura informata di quella tesi.

Come evitare una recessione Putin, di Paul Krugman (New York Times, 14 marzo 2022)

Per gli americani, la paura dell'inflazione coincide quasi con gli aumenti del prezzo della benzina. Le distanze che normalmente si percorrono sono molto maggiori delle nostre. Gli aumenti dei prezzi della benzina sono in questi giorni simili dappertutto e dipendono dall'aumento del prezzo del petrolio greggio, certamente provocato dalla guerra russa in Ucraina. Ci sono stati molti altri episodi di inflazione derivanti dagli aumenti del prezzo internazionale del petrolio. Ma uno studio autorevole del passato (il primo autore era Ben Bernanke) dimostrò che i fenomeni inflattivi non derivarono principalmente dai prezzi del petrolio, ma da aggressivi rialzi dei tassi di interesse da parte della Fed. Oggi l'inflazione americana è già cospicua, quindi qualche aumento dei tassi è necessario. Ma esagerare, come si è fatto altre volte nel passato, sarebbe controproducente.

La destra americana ha un problema Putin, Di Paul Krugman (New York Times, 10 marzo 2022)

Nel mentre a Krugman appaiono sempre più evidenti i disastrosi errori di valutazione di Putin - dal punto di vista militare come economico - egli si chiede se questo avrà qualche conseguenza sulla infatuazione della destra americana per gli autocrati. Il problema delle società guidate da autocrati è che esse sono per definizione chiuse al dissenso ed alla critica. Nessun esperto militare, diplomatico o economista poteva aver l'ardimento di indicare a Putin dove stava rischiando di commettere errori disastrosi. Quanto alla destra americana, non conta molto su un suo ravvedimento.

Perché la Cina non può salvare l’economia di Putin, di Paul Krugman (New York Times, 7 marzo 2022)

Krugman esamina una serie di fattori che probabilmente impediranno un salvataggio da parte della Cina da conseguenze molto gravi per la Russia, a seguito della sua invasione. Argomenti che attengono alla particolare fragilità russa nel commercio internazionale, alla geografia, ed anche al ben diverso potere economico dei due paesi. In fondo, se ciò teoricamente avvenisse superando molti impedimenti materiali, la Russia finirebbe col divenire uno Stato satellite della Cina, che non sembra coincida con l'aspirazione imperiale di Putin. Il tutto con argomenti che sembrano eludere una una preoccupazione cruciale: sconfiggere le guerre e l'invasione, ma farlo immaginando una coesistenza con i paesi con storie molto diverse da quella dell'Occidente, peraltro tutt'altro che impeccabile.

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