Letture e Pensieri sparsi, di Marco Marcucci

La Conferenza di Bretton Woods, di Marco Marcucci. Settembre 2018

 

zz 569La conferenza di Bretton Woods – un modestissimo villaggio del New Hampshire nella cornice di montagne bellissime eppure senza una strada principale e senza negozi, ma con un albergo enorme provvisto di tutto, costruito da 240 emigrati italiani, capace di ospitare centinaia di delegati provenienti da 44 paesi, compresa l’Unione Sovietica e la Cina prerivoluzionaria – ebbe luogo nel luglio del 1944, quando ancora mancava quasi un anno alla conclusione della guerra in Europa, nonché altri mesi alla resa del Giappone. Il Presidente americano Roosevelt, nella sua lettera di saluto ai delegati, scrisse: “E’ giusto che proprio nel momento in cui la guerra di liberazione è al suo culmine, i rappresentanti degli uomini liberi si riuniscano per confrontarsi sulla forma del futuro che ci stiamo conquistando”; l’esito della guerra appariva segnato, ma la sua conclusione avrebbe ancora richiesto molte centinaia di migliaia di morti. Cionostante, Bretton Woods decideva di un futuro ormai percepito come concretamente imminente. Ma quale futuro? Dal libro di Benn Steil “La battaglia di Bretton Woods” (Donzelli Editore. Prima edizione in lingua inglese, 2013), si comprende in modo esauriente che si trattava in realtà di un futuro assai indefinito. (prosegue)

Articoli sul NYT

Il Partito Repubblicano diventa completamente autoritario, di Paul Krugman (New York Times 10 dicembre 2018)

Come si afferma un regime autoritario? Non necessariamente con i carri armati nelle strade; ad esempio anche con la distruzione della stampa libera, con l'asservimento del potere giudiziario o con pratiche elettorali che tolgono i diritti di voto ad una parte degli avversari. Come è avvenuto in Ungheria o in Polonia, e come sta avvenendo in alcuni Stati dell'America. In particolare nel Wisconsin, dove i repubblicani hanno perso ogni carica pubblica e stanno usando il periodo di transizione della assemblea legislativa per togliere alla nuova maggioranza i suoi poteri normali. Senza che nessun eminente repubblicano, a Washington, si scandalizzi.

L’arte dell’accordo immaginario, di Paul Krugman (New York Times, 6 dicembre 2018)

Il potere, insolito nelle democrazie, di Trump in materia commerciale ha origini che risalgono al lontano passato. Prima del New Deal la realizzazione degli accordi commerciali passava dal Congresso, ed era una Epifania di interessi particolari e di corruzione. Con Roosevelt si produsse un cambiamento e la realizzazione degli accordi venne riservata all'esecutivo, restando al Congresso l'approvazione finale per legge. Dunque, vennero eliminati i fenomeni degli interessi localistici. ma si lasciò al Presidente una facoltà di interventi straordinari, qualora si fosse in presenza di particolari ragioni di sicurezza. Trump ha forzato tale spiraglio e la possibilità di guerre commerciali è oggi affidata ai suoi processi mentali ed alla sua incompetenza.

Il negazionismo sul clima è stato il crogiuolo del trumpismo, di Paul Krugman (New York Times, 3 dicembre 2018)

Il negazionismo del cambiamento climatico, che oggi domina all'interno del Partito Repubblicano, è stata una sorta di prova generale del trumpismo. Si mescolano in essi corruzione, disprezzo dei fatti, disprezzo della scienza, teorie cospirative ad aggressione alle idee condotta con tutti i mezzi. Se il riscaldamento globale sarà alla fine una partita persa, il che oggi è tutt'altro che improbabile, non sarà dipeso da una "innocente opinione", ma dal concorso di tutti quegli elementi.

Quando la fantasia del “Fare-di-nuovo-grande-l’America” incontra la realtà della ‘Cintura della ruggine’ , di Paul Krugman (New York Times 29 novembre 2018)

Le ragioni per le quali la fantasia trumpiana di riportare il settore manifatturiero e dell'estrazione del carbone non può funzionare. L'economia diventa sempre di più produttrice di servizi, non perché si consumano meno manufatti, ma perché si possono produrre con molti meno lavoratori. Nel frattempo, cresce la domanda per attività di assistenza, infermieristiche, connesse alla alimentazione. E se una azienda smobilita nel settore delle automobili, non servono minacce e invettive: ogni mese un milione e 700 mila lavoratori vengono licenziati o sospesi temporaneamente, pur essendo l'economia americana vicina alla piena occupazione. Governare l'America non come governare l'azienda di famiglia.

La depravazione del negazionismo del cambiamento climatico, di Paul Krugman (New York Times, 26 novembre 2018)

Il negazionismo del cambiamento del clima non è solo un errore o una pessima politica, è un esempio di morale corrotta. Le unica spiegazioni possono risiedere nella logica del profitto, nell'opportunismo politico e nella ideologia distorta. Sono tutte ragioni - a fronte dei danni alle persone ed alla civiltà - che chiamano in causa categorie morali.

Come i democratici possono portare a termine il lavoro con la riforma sanitaria, di Paul Krugman (New York Times, 22 novembre 2018)

La conquista della maggioranza alla Camera dei Rappresentanti da parte dei democratici toglie dal tavolo il rischio di una abrogazione della riforma sanitaria di Obama. Ma la permanenza di una maggioranza repubblicana al Senato e la Presidenza Trump rendono anche quasi impossibile un ulteriore miglioramento della legge. Sennonché molto può essere fatto al livello degli Stati, e nuovi Stati sono stati conquistati dai democratici. L'esperienza assai istruttiva del New Jersey.

La nuova economia e il posteriore di Trump, di Paul Krugman (New York Times, 19 novembre 2018)

Ci sono due Americhe, dal punto di vista dell'economia? Di recente Amazon ha annunciato di voler scegliere un'area per un secondo centro direzionale, ed ha posto la condizione che si tratti di un'area metropolitana, nella quali esistano e siano ulteriormente attraibili grandi numeri di lavoratori con elevata istruzione. Sembra che le grandi imprese della conoscenza si mettano alle spalle l'America delle piccole città e delle zone rurali. Il che si è riflesso chiaramente nei risultati elettorali: del 2016, ma in particolare in quelle di medio termine delle scorse settimane. Ovvero: una frattura economica che si riflette o produce una frattura politica. Ma i sentimenti migliori dell'America possono ancora prevalere.

Perché il taglio delle tasse di Trump ha fatto cilecca? Di Paul Krugman (New York Times, 15 novembre 2018)

Il taglio delle tasse sulle società di Trump non ha portato alcune delle conseguenze che i suoi sostenitori pretendevano: non ha aumentato i salari, non ha provocato grandi investimenti, ha solo premiato gli azionisti e provocato una spesa da parte delle società nel ricomprare le loro stesse azioni sul mercato. Le ragioni - che in questi giorni sono state analizzate da Krugman in un post più impegnativo - sono semplici: un po' di soldi fanno piacere a tutti, ma non incidono sulle decisioni di investimento. I tagli delle tasse di Bush non portarono alcuna espansione, gli aumenti delle tasse di Obama non portarono alcuna depressione. E il taglio delle tasse di Trump ha seguito la stessa sorte.

Verità e virtù nell’epoca di Trump, di Paul Krugman (New York Times, 12 novembre 2018)

Ancora un articolo sulla psicopatologia della destra americana. Un articolo che si aggiunge a molti altri, ma non troppi, se si considera l'importanza della partita aperta. Che a noi sfugge, almeno in parte, perché talora semplicemente non ne siamo informati. Ad esempio, non siamo stati informati che i conteggi finali sulle elezioni di mediotermine sono stati notevolmente più favorevoli ai democratici di quello che ci era stato raccontato (37 seggi in più alla Camera, non 29). Sostanzialmente perché la storia che ci è stata raccontata doveva dipendere e stare nel mezzo rispetto alla prevista reazione di Trump, che non avrebbe esitato a raccontare le elezioni come un successo storico. Questo divorzio colossale dalla verità ora si estende, dalla coppia 'vero-falso' e giunge alla coppia 'bene-male'. Cosicché Trump può decidere di dare un'onorificenza statale, nel nome della Libertà, a una moglie di un suo grande finanziatore. Una dittatura in fieri, per quanto in crisi e contrastata.

L’America vera contro l’America del Senato, di Paul Krugman (New York Times, 8 novembre 2018)

I democratici ha realizzato effettivamente una 'ondata', ma solo alla Camera. Perché? Si consideri solo questo dato: il Wyoming elegge con 600.000 abitanti lo stesso numero di senatori della California, con 40 milioni d abitanti. Nel Senato sono sotto rappresentate le aree metropolitane, che pur sono più del 60 per cento del paese; sono sovra rappresentate le aree rurali, con economie meno dinamiche e cittadini con livelli di istruzione inferiori. E con cittadini in prevalenza bianchi, senza la multirazzialità che caratterizza le aree più popolose dell'America. Ovviamente, abbiamo tutti gli stessi diritti, ma l' "America del Senato" è un paese dove alcuni sono più uguali degli altri. Il che significa che incombe un grande problema costituzionale.

Prossima uscita, la strada per l’autocrazia di Paul Krugman (New York Times, 5 novembre 2018)

I democratici hanno fatto la scelta della assistenza sanitaria come tela principale della loro campagna elettorale. Difficile dar loro torto, anche perché gli elettori sono interessati alle questioni vere e rifuggono i temi più astratti. Ma il fatto che l'America decida con questo voto se imbocca la strada di una piena autocrazia - sugli esempi dell'Ungheria e della Polonia - non dovrebbe essere considerato da nessuno come un tema astratto. Quella è la posta in gioco.

Un partito che prende la forma delle sue bugie, di Paul Krugman (New York Times, 1 novembre 2018)

Un tempo accusare di menzogna un uomo politico e più ancora un partito, non era consigliato ad un giornalista; pareva che andasse oltre un limite di rispetto. Ma in queste elezioni le menzogne non sono solo tentazioni o modesti peccati, sono diventate l'unica sostanza del Partito Repubblicano. Che mente con piena consapevolezza, perché intende bene che la sua politica è seriamente impopolare e deve fingere qualcos'altro, oltre a inventarsi nemici. Che individua nell'odio razziale verso la gente di colore, e, significativamente, sempre più frequentemente in un cospirazione di finanzieri ebrei. E questo di per sé è ormai diventato un tema fondamentale della politica americana.

Assistenza sanitaria, odio e bugie di Paul Krugman (New York Times, 25 ottobre 2018)

Parevano elezioni destinate ad esser dominate dai temi della assistenza sanitaria e dei programmi della sicurezza sociale. Ma i titoli dei giornali dell'ultima settimana erano soprattutto sulla carovana dei migranti dall'America Centrale e sulle bombe spedite a varie personalità democratiche. I temi dell'odio e del razzismo, mescolati ormai con una completa indifferenza alla menzogna in forme impensabili nel passato anche recente, incombono sul futuro dell'America in modo inquietante.

Le armi e gli uomini malvagi, di Paul Krugman (New York Times, 22 ottobre 2018)

Addirittura un primate della Chiesa evangelica ha usato l'argomento che gli USA dovrebbero chiudere un occhio sulla tortura e l'assassinio di Kashoggi, considerati i miliardi di armi che i sauditi si sono impegnati a comprare.In realtà si scopre che non esistono, che si è trattato soltanto di possibilità per il futuro. E si scopre che i posti di lavoro corrispondenti saranno modesti, perché gran parte della attività produttiva si svolgerà in Arabia. E' dunque molto più probabile che l'amicizia di Trump derivi dagli affari personali che ha con i sauditi.

L’imbroglio fiscale di Trump, Fase II. Di Paul Krugman (New York Times, 18 ottobre 2018)

Come era inevitabile i grandi tagli alle tasse di Trump per i ricchi e le società stanno facendo schizzare in alto il deficit pubblico americano. E puntualmente - Krugman lo aveva previsto da mesi - i repubblicani ricominciano a parlare di tagli alla spesa sociale. Ovvero a Medicare, Medicaid ed alle pensioni. Ma essendo questi argomenti dl tutto impopolari, dicono anche il contrario e semmai accusano i democratici di volere tali tagli. Una politica sempre più stupefacente, nella quale la menzogna è moneta corrente.

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