Letture e Pensieri sparsi, di Marco Marcucci

Lutero e gli albori della nazione germanica – 2 luglio 2017

zz 411Questo bel libro su Martin Lutero, l’autore Adriano Prosperi lo definisce “una semplice, elementare ricognizione sulle fonti del pensiero intellettuale e religioso che portò Lutero alla polemica col papato sulla questione delle indulgenze e alla definitiva frattura dell’unità del mondo cristiano europeo”, fatta “sfogliando e leggendo i suoi testi” ed anche utilizzando “la grande erudizione tedesca dell’Ottocento (che) ha predisposto gli strumenti a ciò indispensabili” e la “fittissima foresta di studi storici” che ha accompagnato il “monumento editoriale della pubblicazione delle opere di Lutero”. Non saprei dire se tale ricognizione sia ‘elementare’; sicuramente è appassionante e molto chiara. Lutero nacque nel 1483 ad Eisleben, dove morì per una malattia cardiaca a 63 anni. Forse non è improprio considerare che gli anni nei quali si concentrò la sua attività religiosa, politica ed editoriale erano però già arrivati al culmine nel 1820, l’anno della scomunica e della pubblicazione dei suoi tre “grandi scritti della Riforma” (‘Alla nobiltà cristiana di nazione tedesca, sull’emendamento della Cristianità”, in tedesco; ‘Della cattività babilonese della Chiesa’, in latino; ‘Della libertà del cristiano’, in latino e tedesco). (segue ....)

Articoli sul NYT

Trump fa sembrare Caligola abbastanza decente, di Paul Krugman (New York Times 18 agosto 2017)

Il confronto tra Trump e Caligola non è sfavorevole all'Imperatore romano. Nel senso che il sistema imperiale romano aveva in fondo alcuni anticorpi funzionanti, mentre gli Stati Uniti si avvitano in una situazione sempre più paradossale. Pare che le prossime scadenze riguarderanno addirittura il rischio che il Congresso non voti la modifica del 'tetto del debito', una vera e propria ossessione della storia politica americana degli ultimi anni. Una chiave di questo paradosso sono le posizioni recenti di Trump sull'ultradestra americana. I singoli congressisti repubblicani temono le sfide di candidati legati alla destra estrema, i repubblicani in quanto tali temono di perdere quei voti per loro decisivi. La soluzione potrebbe essere soltanto un rovesciamento dei rapporti di forza nelle elezioni di medio termine.

Quando il Presidente è antiamericano, di Paul Krugman (New York Times 14 agosto 2017)

Se in America c'è qualcosa di 'veramente americano', essa dipende da alcuni valori di fondo. La convivenza della nazione è collegata a quei valori; essi possono essere talora o spesso malamente perseguiti, ma gli americani hanno coscienza di quei limiti. Trump rappresenta una svolta rispetto a quei valori e a quella consapevolezza. La incredibile ambiguità del Presidente, che lo porta a non esprimersi sugli omicidi dei suprematisti bianchi, o a non scandalizzarsi delle intromissioni russe nella campagna elettorale dell'anno passato, indica che quella svolta è già avvenuta. Non riguarda la maggioranza del popolo americano, ma riguarda la Casa Bianca; che non è poco.

L’asse del male del clima, di Paul Krugman (New York Times 11 agosto 2017)

Krugman esamina le componenti del negazionismo dei conservatori americani in materia di riscaldamento globale. C'è l'impegno di lunga data dei gruppi economici legati ai combustibili fossili. Ma c'è anche non meno importante l'aspetto della ideologia, per il quale il negazionismo sul clima si connette evidentemente con il disprezzo per le funzioni pubbliche. Ci sono anche alcuni intellettuali pubblici, per i quali il ruolo di bastian contrari calza alla perfezione. Anche se la loro originalità non produce altro se non un pericolo sempre più grande di perdere il controllo della situazione.

Qual’è la prossima tappa dei progressisti? Paul Krugman (New York Times 7 agosto 2017)

Dopo l'importante vittoria nella difesa della riforma sanitaria di Obama, si apre un dibattito tra i progressisti. Krugman espone la sua opinione: ci sono varie ragioni concrete per non mettere in crisi la logica della riforma, seppure 'da sinistra'. Eliminare il ruolo intermedio delle assicurazioni aprirebbe vari problemi, anzitutto quello della probabile ostilità di un grande settore di lavoratori (oltre 150 milioni) che ad oggi hanno l'assistenza fornita dai datori di lavoro. Meglio lavorare per migliorare l'assetto attuale, e concentrarsi sui grandi ritardi che gli Stati Uniti hanno nella assistenza sociale ai più piccoli e ai loro genitori che lavorano.

La rabbia contro la riforma sanitaria di Obama in retrospettiva, di Paul Krugman (New York Times 4 agosto 2017)

La riforma sanitaria di Obama provocò agli inizi molte opposizioni tra gli americani. L'articolo racconta questa storia, la facilità con la quale in tanti - fu il periodo delle grandi fortune del Tea Party - aderirono ad una campagna di menzogne. Ma il tracollo del tentativo repubblicano di abrogare l'Obamacare, significa anche che alla fine la grande maggioranza degli americani ha avuto fiducia nella propria concreta esperienza, e che la costruzione di un 'consenso identitario' non ha prevalso.

Chi si è mangiato i cervelli dei repubblicani? Di Paul Krugman (New York Times, 31 luglio 2017)

Ancora un articolo sulla storia del Partito Repubblicano degli ultimi decenni, ovvero sulle origini politiche e intellettuali che hanno a lungo preparato il terreno alla recente debacle repubblicana in materia di assistenza sanitaria.

L’ipocrisia e il peccato dei ‘moderati’ del Partito Repubblicano, di Paul Krugman (New York Times 27 luglio 2017)

Le due Senatrici repubblicane che hanno votato contro la proposta di legge sulla sanità hanno costituito una eccezione. Anche il Senatore McCain alla fine ha votato contro, ma dopo una settimana nella quale faceva regolarmente il contrario di quello che annunciava. Molti altri Senatori repubblicani si sono comportati in quel modo, sino all'ultimo voto. E nel caso di McCain il fenomeno è rilevante, considerata l'insistenza con la quale molti commentatori continuano a dar credito alla sua immagine di uomo politico anticonformista e indipendente. E' rilevante la sconfitta dei repubblicani, ma non è meno rilevante che soltanto due Senatrici siano state coerenti con la loro promessa di non aderire ad un progetto di legge che avrebbe fatto un gran danno a milioni di cittadini.

L’assistenza sanitaria è ancora in pericolo, di Paul Krugman (New York Times 24 luglio 2017)

Paradossalmente, come avvenne alla Camera, non è impossibile che la distrazione dei media consenta ai repubblicani al Senato di rimetter mano alla loro proposta di legge sulla sanità, in apparenza fallita. Quella distrazione, in gran parte provocata dalla crisi costituzionale dei collegamenti con la Russia della cerchia di collaboratori di Trump e di lui stesso, è comprensibile, perché è evidente ce la democrazia americana è a un punto limite. Ma anche l'assistenza sanitaria per milioni di persone è a un punto limite.

L’assistenza sanitaria nell’epoca del sabotaggio, di Paul Krugman (New York Times 21 luglio 2017)

L'ultima iniziativa repubblicana in materia di sanità, dopo la debacle della proposta di legge del Senato, pare essere una aperta politica di sabotaggio della riforma di Obama. Soprattutto il Dipartimento della Sanità sta operando per indebolire tutte le funzioni di orientamento e di consulenza degli assistiti, sino alla distrazione di quei fondi che ora vengono utilizzati per campagne propagandistiche contro la riforma. Ma l'Obamacare sostanzialmente ha funzionato, mentre il fallimento evidente è quello di Trump e compagni.

I repubblicani fanno un salto in una tragedia già conosciuta, di Paul Krugman (New York Times 17 luglio 2017)

I repubblicani stanno facendo il possibile per censurare in anticipo il giudizio che l'Ufficio Congressuale del Bilancio sta elaborando della proposta del Senato sulla sanità. Ma una stima degli effetti di quella proposta la possono fare tutti, perché semplicemente essa riporterebbe alla situazione precedente alla riforma di Obama: quando nel Texas c'era un 26 per cento di non assistiti. I repubblicani hanno fatto il possibile per apparire coerenti con l'aspirazione ad un sistema sanitario efficiente. Ma operano sulla falsariga di un'altra ideologia: quella di non aiutare chi ne ha bisogno. E questa è una parte ella realtà politica americana.

La cattiveria e l’inganno della proposta di legge sulla sanità di Mitch McConnell, di Paul Krugman (New York Times 13 luglio 2017)

L'ultima versione della assistenza sanitaria di Trump - la proposta di legge presentata al Senato da Mitch McConnell - contiene l'impensabile. Si riducono gli sgravi fiscali sui ricchi, ma è solo una illusione, giacché si ripropongono tutti nella forma di deducibilità fiscale di quelle spese. Ma il punto sostanziale è che si accettano le modifiche che erano suggerite dal dirigente repubblicano Ted Cruz, che in pratica consentono alle assicurazioni di proporre striminziti piani con assistenza minima. Il che significa che le persone che hanno patologie preesistenti o vedranno salire alle stelle i prezzi delle assicurazioni, o semplicemente soccomberanno. Una spiegazione? Semplicemente si tratta dell'ideologia conservatrice, secondo la quale gli americani più poveri sono troppo assistiti. La logica è stringere sempre di più la cinghia sulla povera gente.

Con tre gambe va bene, senza gambe non sta in piedi, di Paul Krugman (New York Times 10 luglio 2017)

Una spiegazione dell'irrisolvibile puzzle nel quale sono finiti i repubblicani americani in materia di riforma sanitaria. La riforma di Obama è uno sgabello con tre gambe: affermare il diritto alla assistenza anche di coloro che hanno patologie preesistenti; rendere il sistema assicurativo profittevole quanto è necessario, stabilendo l'obbligo per tutti - comprese le persone in salute - ad acquistare assicurazioni; ampliare Medicaid e dare sussidi a coloro che hanno difficoltà a pagarsele. I repubblicani da anni vogliono tagliare una o più di queste gambe, ma non possono evitare che il sistema crolli. Il problema è sempre il solito: non dipende dalla loro stupidità, dipende dal fatto che la loro preoccupazione principale non è far funzionare la sanità, ma abbassare le tasse sui ricchi.

L’attacco dei conservatori dell’inganno, di Paul Krugman (New York Times 7 luglio 2017)

Pochi anni fa i commentatori 'centristi' annunciavano una nuova generazione di repubblicani: i "reformicons", i conservatori riformisti. Abbiamo invece i "decepticons", i conservatori che si basano sull'inganno. Il modo in cui i repubblicani tutti parlano della controriforma sanitaria che vorrebbero fa approvare al Senato, si basa su censure e su argomenti evidentemente disonesti. Questa è la vera novità, considerato che nel passato gli uomini politici rispettavano alcuni limiti nella falsificazione.

Ma che bella guerra commerciale! di Paul Krugman (New York Times 3 luglio 2017)

Quante probabilità ci sono che Trump si impegni nel suo programma protezionista? Non poche, se si considera che esso - almeno agli inizi - potrebbe essere gradito dalla sua base elettorale, che sinora è stata ripagata dalle tradizionale politica dei conservatori, togliere ai ceti medio bassi e dare ai ricchi. Il punto è che sarà solo un apparente populismo, per molte ragioni. Se si mette una tariffa sull'acciaio ne beneficiano i produttori, ma non i consumatori interni di quel prodotto, come l'industria dell'automobile. Inoltre ci sono altre potenze commerciali al mondo e ci sarebbero ritorsioni. E gli effetti di una droga protezionista comporterebbero un rafforzamento del dollaro e più alti tassi di interesse, a danno di vari settori. Ma Trump potrebbe provarci: il suo maggiore pericolo, più ancora dell'ignoranza, è il non essere per nulla consapevole di quello che non sa.

Per capire la cattiveria repubblicana, di Paul Krugman (New York Times 30 giugno 2017)

La storia del non facile da capire accanimento dei repubblicani americani contro i più poveri. Non è facile intendere perché si voglia a tutti i costi togliere l'assicurazione sanitaria a milioni di persone. E non solo di assistenza sanitaria si tratta; anche dei buoni alimentari o della assistenza ai disabili. I vantaggi degli sgravi fiscali, del resto, finiranno quasi tutti a contribuenti milionari, e non faranno alcuna differenza nelle loro esistenze. Ma si trascura che questa è la natura di quel Partito da Reagan in poi.

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