Letture e Pensieri sparsi, di Marco Marcucci

Presentazione di “Fataturchina”: un aggiornamento. Di Marco Marcucci, giugno 2021.

zz 764Presentazione di “Fataturchina”: un aggiornamento

Le prime traduzioni di Fataturchina risalgono al 1994, ma il lavoro più organico cominciò con il 2008. Effettivamente aggiornare oggi la presentazione di questa iniziativa avviene dunque con un po’ di ritardo, più di dieci anni dalla prima organica presentazione, che compare nella mascherina dopo le “Note sulla traduzione”, dopo quasi trent’anni dalla prima traduzione e con tutte le novità che si sono aggiunte. Cosa è cambiato nei propositi di questa iniziativa? Può essere utile fornire i pochi dati di cui dispongo per descrivere la comunità dei lettori di Fataturchina? Ha resistito nel tempo la strana scelta di dare a queste pagine quel nome, che – come spiegai all’epoca della prima presentazione – mi venne in mente per l’uso continuo che Krugman allora faceva del termine “confidence fairy” (la “fata della fiducia”), per indicare le politiche dell’austerità?

Il nome, temo, sia stato un po’ fuorviante per la curiosità del lettori o almeno di coloro che hanno gratificato la pubblicazione almeno di un accesso. Essi sono stati, a quanto pare, oltre 156.000 nell’intero periodo, e questo mi parrebbe un risultato enorme, se non fosse dipeso dal fatto che in una certa misura si trattava di ‘navigatori’ alla ricerca di altre fate, che si sono subito ritirati dopo aver constatato la stranezza dei contenuti (con tutti costoro, finalmente, mi scuso per il trabocchetto involontario). Ma molti di loro sono lettori intenzionali, come posso dedurre dal fatto che effettivamente passano un po’ di tempo ad esaminare gli articoli tradotti. In media sono al 90 per cento lettori italiani; più numerosi a Roma, poi a Milano, ma distribuiti un po’ in tutto il paese (ad esempio: Toscana, Emilia, Piemonte, Veneto, Campania, Sicilia, Sardegna, Puglia). Il restante 10 per cento viene da tutto il mondo ... (prosegue)

Articoli sul NYT

Solo le persone comuni dovrebbero pagare le tasse? Di Paul Krugman (New York Times, 22 luglio 2021)

L'ultima novità nelle trattative tra democratici e repubblicani sulla legge di spesa per le infrastrutture, è che i repubblicani pongono una condizione: escludere finanziamenti alla Agenzia delle Entrate americana, per renderla più efficiente nel perseguire le evasioni del fisco. E' noto che i repubblicani sono da sempre un presidio per le tasse più basse ai ricchi, ma la pretesa di mantenere debole lo Stato per favorire le evasioni sembra una cosa un po' sbalorditiva. Ma anch'essa è una caratteristica delle novità nella destra americana.

I repubblicani hanno una loro privata autocrazia, di Paul Krugman (New York Times, 19 luglio 2021)

Il culto della personalità distingue ormai i repubblicani americani seguaci di Trump, come molte altre autocrazie nella storia; con i fenomeni connessi delle "manifestazioni di fedeltà" e di "eccesso di piaggeria" verso il Capo. Come può spiegarsi che nei distretti elettorali favorevoli a Trump il tasso delle vaccinazioni è in modo impressionante più basso che nel resto del paese? Per molti di loro, non vaccinarsi è diventato un modo per segnalare la loro fedeltà. Ovvero: la vittoria elettorale dei democratici non costituisce, per Krugman, una ragione sufficiente per ignorare la crisi della democrazia politica americana.

Come la grande spesa pubblica è tornata in voga, di Paul Krugman (New York Times, 15 luglio 2021)

Negli anni di Obama i democratici consideravano irrealistico il varo di forti programmi di spesa nelle infrastrutture; di recente hanno concordato di proporre una spesa di 3.500 miliardi di dollari di interventi materiali e 'sociali' per l'ammodernamento della nazione. Krugman fornisce una ricostruzione di questa storia e cinque ragioni per comprenderla esattamente.

Il mito duraturo degli inferni urbani, di Paul Krugman (New York Times, 12 luglio 2021)

E' quasi un luogo comune per i repubblicani americani descrivere l grandi metropoli delle coste, a partire da New York, come luoghi della violenza e della depravazione. Agli inizi della pandemia del Covid-19, non si faceva mistero della convinzione che la malattia si concentrasse sulle aree a grande concentrazione di popolazione; per qualcuno era quasi una speranza. Ma Stati come il Sud Dakota, con la stessa popolazione di San Francisco, hanno avuto quattro volte i morti di quest'ultima e i tassi della vaccinazione sono molto inferiori negli Stati repubblicani. I molti modi nei quali il mito dei mali metropolitani e delle virtù delle piccole città e della aree rurali costituisce un pericolo serio per la politica americana.

Le radici trumpiane della crisi dei semiconduttori, di Paul Krugman (New York Times, 8 luglio 2021)

Tra i lasciti di Trump, uno dei più complicati sembra essere la scarsità di semiconduttori nell'industria statunitense, che costituisce una delle principali 'strozzature' dell'economia post pandemica. Trump non era, come pretendeva, l'Uomo delle Tariffe, soprattutto era uno che decideva sulla base di capricci nelle politica tariffaria, il che rendeva problematica ogni programmazione alle stesse imprese americane. In tal modo, le restrizioni alla esportazione sui componenti delle alte tecnologie, che non mise in difficoltà i cinesi che ben potevano rifornirsi da altri fornitori, ha invece penalizzato le manifatture americane.

É giorno nell’America di Joe Biden, di Paul Krugman (New York Times, 5 luglio 2021)

"E' (di nuovo) giorno in America!" era il titolo di una trasmissione radiofonica che fece la fortuna di Ronald Reagan alle elezioni per il suo secondo mandato. Era davvero giorno, anche se il merito quasi unico andava alla interruzione di una lunga politica di restrizione che la Fed di Paul Volcker aveva attuato per anni contro l'inflazione. A molto maggior titolo, oggi Biden può vantarsi del buon periodo dell'economia americana. Cruciali, oltre alle misure dei programmi di spesa pubblica, sono stati i successi nelle vaccinazioni. Una interessante tabella, che mostra come i successi nelle vaccinazioni siano sino a circa circa tre volte superiori negli Stati a prevalenza democratica rispetto agli Stati repubblicani.

Si devono utilizzare solo gli incompetenti, di Paul Krugman (New York Times, 1 luglio 2021)

Ancora sul tema della esaltazione dell'ignoranza e del disprezzo per le competenze da parte dei repubblicani americani. Questa volta ispirato da un recente libro sulla catastrofica storia della gestione della pandemia sotto Trump. L'insistenza di Krugman sul fenomeno odierno dei repubblicani americani, si riassume nelle frase finale dell'articolo: "Se tutto questo non vi terrorizza, vuol dire che non state prestando attenzione".

La destra punta tutto sull’ignoranza, di Paul Krugman (New York Times, 28 giugno 2021)

Nei giorni scorsi un conduttore televisivo della destra ha attaccato con una violenza inusitata un Generale dell'Esercito americano, Mark Milley. La ragione sono state alcune sue parole secondo le quali anche le persone in uniforme dovrebbero 'avere mentalità aperte e leggere molto'. Negli Stati Uniti si scrive molto sulle tendenze prevalentemente democratiche in varie professioni di genere intellettuale - ad esempio, i professori delle Università. Ma non sorprende che il partito che si caratterizza per il negazionismo sul clima, o addirittura sulle teorie evoluzionistiche, o per le idee zombi sula taglio delle tasse in economia, sia sempre più minoritario in istituzioni che devono basarsi sulla conoscenza della realtà.

L’economia in una nazione che non si basa più sui fatti (New York Times 24 giugno 2021)

Prendendo spunto da un sondaggio dell'Università del Michigan su come gli americani giudicano gli andamenti attuali dell'economia statunitense, Krugman si chiede come sia possibile che coloro che nel sondaggio si dichiarano repubblicani, abbiano oggi un giudizio più negativo di quello che avevano alla vigilia delle elezioni del 2020. In che modo i pregiudizi faziosi possono prevalere sulla elementare valutazione dei fatti? Poiché quel sondaggio viene ripetuto da una dozzina di anni, si scopre che nel passato la politica non era così influenzabile da pregiudizi di parte.

Il panico sull’inflazione della settimana è finito, di Paul Krugman (New York Times, 22 giugno 2021)

Di recente l'organo della Federal Reserve che prende le decisioni sulla politica monetaria è, a suo modo, intervenuto nel dibattito sui rischi di inflazione. Essendo il linguaggio di quell'organismo assai criptico, quello che si evince dalle sue dichiarazioni è semplicemente che se economia si surriscaldasse, la Fed sarebbe pronta a tirare i freni. Il che ha avuto l'effetto di confermare che la massima autorità ritiene di potere controllare agevolmente ogni evenienza. Krugman continua a ritenere che la retorica sull'inflazione sia del tutto sproporzionata; del resto, dopo le prime vistose anomalie, i prezzi del legname, del rame e della auto usate o stanno crollando o sono in stallo. Le prese di posizione della Fed dovrebbero facilitare una normalizzazione.

Perché i repubblicani non ricostruiranno l’America, di Paul Krugman (New York Times, 10 giugno 2021)

Di recente, il Presidente Joe Biden ha finalmente deciso di interrompere le trattative con i repubblicani sulla legge sui programmi per le infrastrutture. Il che significa che la legge procederà così come è stata proposta, e alla fine sarà approvabile con una maggioranza semplice, superando ogni possibile ostruzionismo repubblicano. Krugman saluta la novità con soddisfazione, perché i negoziati con i repubblicani non erano destinati ad avere nessun esito serio. Nell'articolo spiega le ragioni per le quali i repubblicani, che con Dwight Eisenhower costruirono il sistema delle autostrade interstatali ed alcune grandi opere idrauliche, sono diventati gli oppositori del progresso.

La nuova alleanza della Yellen contro i folletti, di Paul Krugman (New York Times, 7 giugno 2021)

L'accordo recente tra i paesi del G7, principalmente promosso dalla Segretaria al Tesoro statunitense Janet Yellen, fissa una aliquota minima del 15 per cento per le tasse alle grandi società multinazionali che rendicontano all'estero i loro profitti. La storia delle Apple è un esempio di tali pratiche di elusione fiscale. Negli anni '60, negli Stati Uniti, le tasse federali sui profitti di tali società ammontavano a circa il 3,5 del PIL; oggi sono in media l'1 per cento. Il che corrisponde ad un perdita di entrate fiscali, solo negli USA, di circa 500 miliardi di dollari all'anno; quanto basterebbe per finanziare i programmi sulle infrastrutture e sugli aiuti alle famiglie. L'accordo dei ministri del G7 dovrà essere tradotto in leggi, e non sarà facile. Ma è un grande passo verso un mondo più giusto.

Per un’America migliore, possono pagare i ricchi? Di Paul Krugman (New York Times, 3 giugno 2021)

Al margine della presentazione delle proposte di bilancio da parte dell'Amministrazione Biden, si sviluppa un dibattito nella sinistra americana. Il "ricostruire meglio" l'America può essere pagato solo dai più ricchi? In effetti, i paesi nordici hanno anche tasse più elevate per le classi medie. Ma si può correre il rischio, dopo essere finiti vicino ad un collasso della democrazia, di sfidare la fiducia delle classi medie americane? Krugman si colloca nel mezzo di questa discussione, comprende la 'modestia' di Biden e teme soprattutto che i democratici del Congresso 'innacquino' le sue proposte.

La modestia radicale del bilancio di Biden, di Paul Krugman (New York Times, 31 maggio 2021)

La proposta del nuovo bilancio della Amministrazione Biden, per quanto spesso riferita dai media mettendo l'accento sulla sua pretesa enormità, si caratterizza per una certa moderazione. La sua radicalità consiste nel concentrare nuove spese in settori - come l'ambiente e gli aiuti alle famiglie con figli con redditi bassi - e soprattutto nel rifiutare la retorica dei tagli e dell'austerità che ha dominato per decenni. E i suoi effetti maggiormente postivi potrebbero derivare da quel cambiamento di paradigma.

L’economia sta facendo girare le sue ruote ed è sul punto di decollare, di Paul Krugman (New York Times, 27 maggio 2021)

Quando, da una posizione da fermi, si intende procedere a tutta velocità, è possibile che le ruote slittino, soprattutto sul bagnato. Questa è più o meno la condizione dell'economia americana, secondo Krugman. Ci sono sbandamenti in settori che avevano messo nel conto una recessione più lunga, ad esempio manifesti nella scarsità di legname. Oppure, ci possono essere lentezze nella ripresa dell'occupazione (gli asili nido sono pochi, alcuni lavoratori vicini alla pensione possono non aver voglia di tornare a posti di lavoro faticosi e mal pagati). Ma niente di tutto questo è un impedimento sostanziale ai programmi di Biden sulle infrastrutture e sul sostegno alle famiglie.

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