Letture e Pensieri sparsi, di Marco Marcucci

Una nuova serie di diagrammi. Marco Marcucci, 15 novembre 2021.

Diagrammi, ovvero lo “scrivere attraverso”

  Vorrei provare a pubblicare, nella voce dei “pensieri sparsi”, alcune tabelle o diagrammi; quelli che mi sembrano più illuminanti  e che spesso sono fuori dalle traduzioni degli articoli. Per una qualche ragione, spesso questi diagrammi si trovano soprattutto sulle pagine di Twitter dei vari economisti (Twitter – forse per il limite del numero di parole prescritto ai singoli interventi – è diventato infatti il luogo degli “appunti”, degli interventi brevissimi, della memorizzazione del materiale di lavoro e della interlocuzione rapida con gli altri). Per inciso diagramma” viene dal greco, dove significa “disegnare”; ma l’etimo, significativamente, deriva da διά «attraverso» e γράϕω «scrivere». Ovvero: “scrivere attraverso” ... Alcune volte queste forme di comunicazione sono straordinariamente istruttive: immagini di informazioni e di concetti importanti, che spesso abbracciano anni o epoche intere, e che non hanno bisogno di nessuna parola per superare la prova della loro “falsificabilità” ...

Altre volte le immagini consentono di squadernare una prospettiva nuova, che va ben oltre un elenco di informazioni. L’esempio migliore che mi viene in mente è l’ormai famoso diagramma di pochi anni fa “dell’elefante” di Milanovic, che mostrava l’andamento dell’ineguaglianza globale. FataTurchina lo ha pubblicato varie volte e quindi non lo includo tra gli esempi di questo mese. Ma, essendo un esempio straordinario della efficacia di questo “scrivere attraverso”, gli dedico una breve nota in calce a questa prima serie.

Queste dunque sono le prime istantanee di una serie che penso potrei pubblicare ogni tanto.

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1– Oggetti, anziché servizi

Il diagramma – pubblicato su Twitter da Paul Krugman il 6 novembre e desunto da @TBPInvictus – mostra l’evoluzione in dieci anni delle spese per i consumi di beni durevoli (linea blu) e di servizi (linea rossa), negli Stati Uniti.

Come si nota, la novità prodotta dalla recessione pandemica – che è indicata dal segmento in grigio – è assolutamente unica. Secondo Krugman, avvenne qualcosa di simile all’indomani della Guerra di Corea, quando si verificarono problemi analoghi derivanti da ‘strozzature’ nell’offerta. Ma questa volta la novità è che la crisi delle spese per i servizi è stata compensata, durante la pandemia, da una crescita delle spese per gli oggetti.

(prosegue)

Articoli sul NYT

Spendere come se il futuro fosse importante, di Paul Krugman (New York Times, 22 novembre 2021)

Una valutazione finale delle due leggi per gli investimenti che il Congresso americano ha in parte approvato e in parte dovrebbe approvare. Le materie nelle quali sono previsti in un decennio 2.500 miliardi di nuovi investimenti sono: le infrastrutture tradizionali, gli impegni contro il cambiamento climatico e l'assistenza ai bambini e alle famiglie con figli meno abbienti. Sono tutti investimenti sul futuro, e sono anche, sostiene Krugman, nella più autentica tradizione americana; almeno sinché la destra odierna non ha cominciato a pensare che l'unica cosa che ai governi restava da fare era ridurre le tasse sui più ricchi.

La storia ci dice di non farsi prendere dal panico per l’inflazione, di Paul Krugman (New York Times, 11 novembre 2021)

Nel periodo recente, l'inflazione americana appare in crescita; una crescita superiore al previsto. Il che induce molti a fosche previsioni, e soprattutto ad una crescente pressione peri ridurre i propositi di investimento della Amministrazione Biden. Riferendo un studio del Comitato dei Consulenti Economici della Casa Bianca, Krugman mostra come l'impennata inflazionistica non sia affatto simile alla stagflazione degli anni '70; semmai è simile al fenomeno che caratterizzò il biennio 1946-48, che non fu un episodio duraturo. E che non comportò affatto, negli anni successivi, una attenuazione degli investimenti statunitensi sul futuro.

In che modo finalmente è arrivata la “settimana delle infrastrutture”, di Paul Krugman (New York Times, 8 novembre 2021)

La "Settimana delle Infrastrutture" era un annuncio che Donald Trump frequentemente ripeteva, senza che mai riuscisse a realizzarlo, al punto che divenne una barzelletta. Ma la ragione era profonda. Per la parte principale del suo partito, l'unica spesa ammissibile è ormai quella militare. Tutto il resto sarebbe "socialismo". Dunque Trump non poteva mantenere quell'impegno, se non collaborando con i democratici - soluzione che ovviamente escludeva. Con la legge recentemente approvata l'America ha infine la sua "Settimana delle Infrastrutture". C'è voluto il voto anche di tredici repubblicani, ma per ora si tratta solo di infrastrutture 'materiali', perché anche una manciata di democratici di oppongono agli interventi sulle infrastrutture sociali (assistenza, istruzione, interventi sull'infanzia). Ora i democratici dovrebbero riuscire a finire il lavoro.

Democratici, è tempo di darsi una mossa, di Paul Krugman (New York Times, 4 novembre 2021)

L'America di questi mesi non è una nazione che si è messa alle spalle il trumpismo e che è saldamente nelle mani dei progressisti. Il consenso per Biden si è visibilmente assottigliato, e per motivi reali. Tra essi: lo scontro politico quasi inimmaginabile sulle vaccinazioni e gli effetti della variante Delta, le contraddizioni dei democratici per il ricatto di due Senatori 'centristi', il rallentamento della ripresa economica, alcuni risultati elettorali negativi nelle recenti amministrative. Krugman, che in questi mesi nn si è mai illuso che i rischi per la democrazia americana fossero alle spalle, richiama i democratici alla necessità di agire, anzitutto approvando una legge per la ripresa e il cambiamento sociale, e imponendo misure efficaci sui vaccini.

No, gli obblighi alla vaccinazione non sono un attacco alla libertà, di Paul Krugman (New York Times, 1 novembre 2021)

La politica - è stato osservato molte volte - negli Stati Uniti è il principale fattore che ritarda e impedisce una vaccinazione adeguatamente ampia. Il che non significa che non si debbano elencare le ragioni per le quali la campagna della destra americana contro i vaccini non abbia logica. A parte l'unica logica di voler in tutti i modi impedire una campagna di successo della Amministrazione democratica.

I vili stanno distruggendo l’America, non i pazzi, di Paul Krugman (New York Times, 28 ottobre 2021)

Krugman esamina i percorsi che hanno caratterizzato l'evoluzione delle principali 'pazzie' dei repubblicani americani - l'idea che i tagli alle tasse si ripagano da soli, o l'idea che la vittoria di Biden sia stata un furto, per finire con il sabotaggio alla campagna di vaccinazione. La loro traiettoria è identica: molti repubblicani che si supponeva avessero più discernimento, hanno finito per schierarsi con le posizioni più estreme, che pure non erano apparentemente nella natura del partito. Al punto che oggi la viltà dei repubblicani eletti conta almeno altrettanto della follia degli estremisti.

Tassare i ricchi, aiutare i bambini americani, di Paul Krugman (New York Times, 25 ottobre 2021)

Pare che il tormentone delle discussioni tra i democratici americani sul programma di investimenti sulle infrastrutture e su misure di equità sociale sia prossimo ad una conclusione. Non il massimo che si sperava, ma comunque qualcosa di utile. I democratici dovrebbero essere consapevoli di avere dalla loro parte vari argomenti: quelli economici, quelli relativi al consenso dell'opinione pubblica e quelli che vengono da una lunga tradizione storica americana. In fondo, l'America fu, agli inizi del ventesimo secolo, la nazione che inventò la tassazione progressiva.

Come impedire che le grandi società affossino il programma di Biden, di Paul Krugman (New York Times, 21 ottobre 2021)

Ancora sui cosiddetti 'democratici moderati', che Krugman propone di chiamare democratici a sostegno delle grandi imprese. Perché in questi giorni si è compreso che l'obbiettivo della Senatrice Sinema, che con Joe Manchin fa parte di quel gruppo, ha l'intenzione di far saltare quella parte del programma di Biden che riguarda il recupero dei 'regali fiscali' di Trump alle imprese. Notizia sconfortante, ma non così letale, perché gli Stati Uniti possono ben permettersi di prendere a debito i 1.750 miliardi di dollari equivalenti. L'articolo ne spiega le ragioni.

Joe Manchin contro la Virginia Occidentale, di Paul Krugman (New York Times, 18 ottobre 2021)

A distanza di poche settimane, un secondo articolo sul Governatore della Virginia Occidentale Joe Manchin, il Senatore democratico che rischia di affondare il programma di Biden su due punti fondamentali come le iniziative sul clima e l'aiuto alle famiglie con figli.

La rivolta del lavoratore americano, di Paul Krugman (New York Times, 14 ottobre 2021)

Mentre dopo la crisi finanziaria del 2008 le difficoltà venivano da una domanda inadeguata, oggi sembrano derivare da problemi dell'offerta. Ma se l'intasamento dei porti, o le carenze di semiconduttori, possono essere fenomeni temporanei, la difficoltà a trovare forza lavoro pare abbia ragioni più serie. Cresce il numero dei lavoratori che la pandemia ha indotto a ripensare alle loro esistenze e che piuttosto che tornare a posti di lavoro miserabili, sembrano disponibili a correre il rischio di cercarne di migliori. Cresce anche la combattività degli attivisti sindacali. E sono buone notizie per la nazione americana.

Fare economia in modo che le prove contino, di Paul Krugman (New York Times, 11 ottobre 2021)

Il premio Nobel per l'economia a Card, Angrist e Imbens premia tre economisti che negli anni recenti sono stati alla guida della cosiddetta "rivoluzione della credibilità" in economia. Rivoluzione che è consistita nell'utilizzo sistematico di 'esperimenti naturali' anche in quella scienza. L'economia non si presta ad esperimenti naturali, ma talora essi sono possibili con un uso comparato attento dei dati esistenti. Ad esempio - come fecero Card e Krueger (purtroppo deceduto di recente) - se si studiano due Stati americani che hanno avuto politiche opposte in materia di salari minimi, e si scopre che lo Stato che li ha aumentati non ha affatto sofferto una minore crescita dell'occupazione, si ha la prova che una politica attiva contro la diseguaglianza non penalizza i posti di lavoro. In genere, si scopre che la statistica inclina a sinistra.

Che dire se le cose stessero migliorando? Di Paul Krugman (New York Times, 7 ottobre 2021)

L'estate non è stata quella stagione 'di gioia' che Biden aveva non irragionevolmente previsto; è stata piuttosto una stagione di delusioni. Ma forse i problemi si stanno riducendo, sui tre fronti principali: Covid, catene dell'offerta e crimini (le tre "C"). Krugman elenca i motivi che adesso inducono ad un cauto ottimismo.

Sulle Persone Molto Serie, sul clima e sui bambini, di Paul Krugman (New York Times, 4 ottobre 2021)

Krugman torna a parlare dopo dieci anni delle "Persone Molto Serie", ovvero del fenomeno per il quale nella politica americana, e nel giornalismo, tende ad aggregarsi una sorta di istintiva ostilità a politiche di progresso e di istintivo favore a misure di contenimento o di moderazione della spesa pubblica. Ai tempi del primo mandato di Obama, le Persone Molto Serie si accanivano sui programmi sociali: l'austerità era indispensabile per il futuro dell'America. Oggi si accaniscono - compresi i cosiddetti 'centristi' democratici - contro i programmi di spesa di Biden sull'ambiente e sulla povertà infantile. E' curioso il doppio registro che regola la loro passione per il futuro: cos'altro riguarda maggiormente il futuro dell'America, se non queste scelte?

Dell’obbligo del vaccino e del guardare in faccia la realtà, di Paul Krugman (New York Times, 30 settembre 2021)

Il fatto che si diffondano - al momento per iniziativa di alcuni Stati, Comuni ed imprese private, ma sono state annunciate misure federali dal Presidente Biden - misure per rendere obbligatoria la vaccinazione sui luoghi di lavoro (in alternativa, i test settimanali) non sta provocando affatto dimissioni di massa come alcuni paventavano. La percentuale dei vaccinati in un gruppo sociale che era rimasto indietro come la popolazione nera, è passata in poco tempo dal 51 al 70 per cento. Coloro che tuttora resistono sono i repubblicani, come mostrano i dati dei distretti elettorali. E negli ultimi mesi i tassi di mortalità da Covid sono stati ben 5,5 volte superiori nelle aree più trumpiane rispetto alle aree più democratiche. Quindi secondo Krugman, guardare in faccia la realtà significa non avere timori ed accelerare questa sorta di green pass americano.

Biden contro la congrega di Rip Van Winkle, di Paul Krugman (New York Times, 27 settembre 2021)

In un racconto degli inizi dell'Ottocento, un contadino pigro che voleva sfuggire ad una moglie bisbetica se ne andò nei boschi, si ubriacò e dormì per vent'anni. Quando tornò al villaggio non poteva riconoscerlo, neanche sapeva che nel frattempo l'America non era più una colonia inglese. A quel contadino - Rip Van Winkle - somigliano un po' i democratici centristi di questi giorni. Hanno in mente l'America dei tempi di Clinton - sia quella economica, sia quella sociale e dei pregiudizi razziali. Ma in vent'anni le cose sono cambiate, e per i democratici atteggiarsi a repubblicani all'acqua di rose non è una opzione praticabile.

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