Letture e Pensieri sparsi, di Marco Marcucci

Branko Milanovic e i pensieri ‘insoliti’. Di Marco Marcucci, dicembre 2020.

Branko Milanovic e i pensieri ‘insoliti’

    zzz 65 (2) In questo blog, le prime traduzioni di post di Branko Milanovic sono cominciate nel 2016. Ricordo che la prima curiosità mi venne da alcuni brevi accenni che trovavo in Krugman, il primo dei quali annunciava con soddisfazione la prossima collaborazione dell’economista serbo alla stessa Università della Città di New York nella quale lui lavora. Il primo gennaio del 2015 seguì un post di Krugman che aveva per oggetto un diagramma di Milanovic poi diventato famoso – il “diagramma dell’elefante” – che illustrava l’andamento della crescita globale del reddito con il profilo di un elefante, con la gobba corrispondente alla crescita dei paesi indo asiatici e, nella discesa, al calo delle classi medie occidentali, e la proboscide lanciata verso l’alto dei super ricchi dell’Occidente (ma non solo). Seguirono poi vari post di Milanovic, negli anni dal 2016 al 2020; e adesso abbiamo, tradotto in italiano, il suo ultimo libro “Capitalism, alone” (“Capitalismo contro capitalismo”, Laterza, ottobre 2020), che comincia a provocare un giustificato interesse. In Europa, quell’interesse si è evidenziato in una intervista dello stesso economista alla rivista francese “Marianne” (tradotta in questo blog) e, più di recente, in una sua intervista a Repubblica. Sarà pure un dettaglio, ma un segno di quella attenzione lo si trova anche nella copertina della versione inglese del suo ultimo libro, dove raccoglie due riconoscimenti in apparenza disparati come quello di Gordon Brown, passato Primo Ministro laburista del Regno Unito, e di James K. Galbraith, economista di prestigio e in qualche modo al centro del dibattito politico della sinistra americana. (prosegue)

Articoli sul NYT

Chi è estremista al giorno d’oggi? Il caso dei minimi salariali. (New York Times, 18 gennaio 2021)

Il programma economico della ripresa di Biden contiene la proposta di un aumento a 15 dollari all'ora dei minimi salariali. I repubblicani l'hanno indicata come la proposta che, meglio di tutte le altre, spiega la loro opposizione. Sennonché il 70 per cento degli americani sono d'accordo, e sono anche d'accordo una maggioranza degli elettori repubblicani, oltre che la larga maggioranza degli economisti. Si tratta di una prima buona rappresentazione di quelli che saranno gli estremisti dei prossimi anni.

Quattro regole che dovrebbero guidare la politica economica di Biden, di Paul Krugman (New York Times, 14 gennaio 2021)

Le quattro regole dovrebbero essere: avere fiducia sulla efficacia di giuste politiche pubbliche; non avere ossessioni sul debito; non preoccuparsi dell'inflazione; non dipendere dall'aiuto dei repubblicani, che non ci sarà. Ovvero, mostrare di aver compreso le lezioni dell'ultimo decennio, dagli errori di Obama nella ricerca di soluzioni interpartitiche, al consenso ormai ampio tra gli economisti di politiche pubbliche coraggiose, alla ormai definitiva comprensione della deriva repubblicana dopo i fatti dell'assalto al Campidoglio.

Questo colpo era da decenni in gestazione, di Paul Krugman (New York Times, 11 gennaio 2021)

Le radici lunghe dell'assalto al Campidoglio datano dagli anni '70, quando il Partito Repubblicano cominciò a vezzeggiare un estremismo di destra che nella società americana ha una storia profonda, che inizia col razzismo. Ma quell'estremismo c'era sempre stato. La novità è che a partire da Reagan esso è stato corteggiato da uno dei principali partiti americani. In un primo tempo semplicemente a sostegno di un programma a favore dei più ricchi, ovvero per un calcolo cinico. Poi - dal Tea Party a Trump - i 'vezzeggiati' hanno preso il controllo del Partito. E i dirigenti repubblicani si sono sottomessi.

Lo spirito di conciliazione ci ha portato al punto in cui siamo, di Paul Krugman (New York Times, 7 gennaio 2021)

Dunque Trump è un fascista. Ovvero è un politico autoritario che non esclude l'uso della violenza per raggiungere i suoi obbiettivi personali, nazionalistici e razzisti. Essere concilianti con fenomeni del genere non li ha mai scoraggiati; anzi, ha creato attorno ad essi un senso si impunità che li ha spinti a far peggio. Ma cosa significa "essere concilianti"? Significa precisamente considerarli come nuovi fenomeni fisiologici con i quali convivere. Ma nei prossimi mesi l'America potrà convivere con il ripetersi di rischi di quella natura? Krugman chiede una risposta più forte da parte dello Stato. Sembra meno attento al peso che potrebbe avere quella che noi chiameremmo mobilitazione democratica.

Come il Partito Repubblicano è diventato selvaggio, di Paul Krugman (New York Times, 4 gennaio 2021)

La degenerazione del Partito Repubblicano, in realtà, era stata pronosticata. Ma le vicende più recenti, il seguito che continua ad avere la pretesa di Trump di rovesciare elezioni con argomenti giudicati inesistenti un po' da tutti, sono un interrogativo serio. Non si tratta solo di essere pervenuti a posizioni anti democratiche; si tratta di un rifiuto sistematico della verità, quando essa almeno è scomoda. Il populismo non lo spiega, perché il seguito nella base repubblicana non è spontaneo, è guidato dai vertici. Assomiglia di più alla psicologia dei comportamenti tribali, dove ciò che conta non è il vero e il falso, ma l'appartenenza ad una setta. Il risultato elettorale non sarà rovesciato, ma il seguito di questo tribalismo ha forza sufficiente a mettere in crisi l'esperimento americano.

Sul serio. Le cose andranno meglio. Di Paul Krugman (New York Times, 31 dicembre 2020)

Nel clima degli auguri per il nuovo anno, Krugman ribadisce alcune opinioni sulle ragioni per le quali la ripresa economica statunitense, una volta realizzata una vaccinazione di massa, dovrebbe essere cospicua. La situazione è diversa da quella che seguì la crisi finanziaria globale del 2008, quando la crisi era stata provocata anzitutto dallo scoppio della bolla immobiliare e da un debito rilevante delle famiglie medie americane. Nel 2020, anziché indebitarsi, una parte importante di americani ha conosciuto un picco nei risparmi. E la ripresa potrebbe durare, se la scienza - come è avvenuto per i vaccini, o come sta avvenendo per le energie rinnovabili ed altro - confermerà il possibile ingresso in un periodo di effettivo dinamismo.

Il 2020 è stato l’anno in cui è morto il reaganismo, di Paul Krugman (New York Times, 28 dicembre 2020)

Il reaganismo non sono solo alcune ricette economiche - come il cosiddetto "trickle down", l'idea che ridurre le tasse ai ricchi produca effetti a cascata - che sono sempre state smentite dai fatti. E' una ideologia più generale, secondo la quale il motore del progresso è la ricchezza sempre maggiore dei ricchi, e soprattutto uno Stato che non faccia niente altro che favorirla. In questo senso, l'America con le sue due leggi che hanno potenziato i sussidi di disoccupazione e i prestiti alle imprese, ha reagito efficacemente agli effetti economici della pandemia. In quel senso, il 2020 può essere considerato se non come l'anno della scomparsa del reaganismo, almeno come quello che ha certificato la fine della sua vitalità.

Il fantasma del futuro sabotaggio, di Paul Krugman (New York Times, 21dicembre 2020)

L'accordo raggiunto nel Congresso per la nuova legge di aiuti ai cittadini è un bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto: renderà i prossimi mesi meno infernali di quello che sarebbero stati, ma non coprirà un periodo sufficientemente lungo, e se dopo le elezioni per i seggi del Senato in Georgia i repubblicani continueranno ad avere la maggioranza in quel ramo del Congresso, il quadro sarà fosco. E' infatti chiaro che i repubblicani hanno siglato l'accordo principalmente perché il non farlo - come ha detto Mitch McConnell - avrebbe molto indebolito le possibilità di successo dei loro candidati.

Il ritorno dei falsi falchi del deficit, di Paul Krugman (New York Times, 17 dicembre 2020)

Pare che di delinei una intesa tra repubblicani e democratici su una nuove legge di aiuti per la pandemia e questa è una buona notizia, perché qualcosa è meglio di niente. Ma l'intesa dovrebbe prevedere una estensione dei sussidi speciali di disoccupazione solo per dieci settimane. Questo non ha senso, perché chi ha perso il lavoro avrà bisogno di quegli aiuti sino al 2021 inoltrato. I repubblicani sembra che faranno passare questa soluzione nel timore che un boicottaggio completo possa compromettere l'esito degli 'spareggi' per il Senato in Georgia. Ma questo è un segnale di pessimo augurio, perché indica che quando Biden avrà fatto il giuramento, saranno pronti a bloccare qualsiasi sua proposta.

Quando i repubblicani cominciarono a odiare i fatti? Di Paul Krugman (New York Times, 14 dicembre 2020)

I repubblicani hanno passato i mesi scorsi a negare che fossimo contagiati da una pandemia mortale, mentre oggi negano di aver perso le elezioni. Difficile sostenere che anzitutto credano nelle loro opinioni; chi crede in qualcosa è influenzabile dai fatti. Il punto è che credono soltanto in quello che corrisponde ai loro obbiettivi; la verità oggettiva è scomparsa dalla politica. Pensare che tutto sia cominciato con Trump è ingenuo. Se una epoca deve essere individuata, è piuttosto con Reagan. Pochi rammentano che quello fu un periodo nel quale i repubblicani negavano le piogge acide e pensavano che l'evoluzionismo fosse solo una teoria, e che nelle scuole dovesse essere insegnato il creazionismo. Allora ebbe inizio un ruolo fondamentale della componente evangelica nel Partito Repubblicano.

Trump cerca di far fuori l’aiuto per il Covid, di Paul Krugman (New York Times, 10 dicembre 2020)

Pareva che si delineasse una intesa tra senatori di entrambi i partiti per una proposta di legge di nuovi aiuti sul Covid-19. E' noto che la situazione dell'America nella pandemia è molto seria: muoiono migliaia di persone al giorno e il quadro potrebbe ancora peggiorare. Ma ora è intervenuta una proposta del Segretario al Tesoro Mnuchin che affonda le intese che erano possibili. Il punto è che questa proposta non proroga i sussidi di disoccupazione potenziati; decide un sussidio per tutti, ma una tantum. Clamorosamente insufficiente per i disoccupati, non necessario per chi ha mantenuto il lavoro. La ragione è oscura, ma non si può escludere una ennesima follia di Trump, che troverebbe più vantaggioso stampare il suo nome su tanti assegni, piuttosto che aiutare adeguatamente chi ne ha effettivo bisogno.

I repubblicani non sanno che farsene della verità, di Paul Krugman (New York Times, 7 dicembre 2020)

Il rifiuto di Trump di riconoscere la sconfitta nelle elezioni - ancora sabato scorso ha tenuto un comizio in Georgia nel quale ha chiesto al Governatore di quello Stato di ribaltare il risultato elettorale - può essere impressionante, ma non è sorprendente. A qualcuno può sembrare più sorprendente che tanti repubblicani appoggino le pretese dell'ex Presidente. Forse costoro non hanno riflettuto a sufficienza sui meccanismo mentali e politici del rifiuto dei fatti che si percepiscono scomodi, come il cambiamento del clima, oppure risultati benefici della riforma sanitaria di Obama. Ma quando ci si abitua a respingere i fatti, prima o poi si è disposti anche a negare il fatto di aver perso le elezioni. E' la politica successiva alla messa in crisi del principio di verità, che per i repubblicani americani cominciò ben prima di Trump.

Imparare a smetterla di preoccuparsi ed a amare il debito, di Paul Krugman (New York Times, 3 dicembre 2020)

A parte il fatto che il terrorismo sul debito era in gran parte infondato anche nel passato, oggi ci sono alcune differenze, che fanno parlare Olivier Blanchard di un "cambiamento del paradigma" sul debito pubblico. I costi dell'indebitamento sono molto bassi e saranno bassi ancora a lungo. Gli investitori non vedono molte opportunità negli investimenti e operano in modo da spostare i risparmi sulle obbligazioni sul debito pubblico. In quanto soluzione obbligata, l'effetto è che i tassi di interesse sono bassi: nella pandemia, gli USA hanno un rapporto tra debito pubblico federale e PIL che è doppio degli anni '90, ma il Governo paga meno di interessi. Di contro, i bisogni pubblici sono vastissimi ed urgenti. Dunque occorre smetterla di seminare paura ed imparare ad "amare il debito".

Come si misurerà Joe Biden con il sabotaggio repubblicano? Di Paul Krugman (30 novembre 2020)

Abbastanza inutile avere dubbi sul fatto che i repubblicani cercheranno in tutti i modi di sabotare le iniziative della Presidenza di Biden: una condotta che è ormai nella loro natura e in vari precedenti ai livelli degli Stati. Ci si può chiedere quanto danno potranno provocare e come potrà reagire Biden. Sull'entità del danno, saranno importanti gli esiti per i due seggi senatoriali in Georgia, che decideranno la maggioranza al Senato. In ogni caso, gli americani probabilmente si rendono conto che la fallimentare risposta al Covid-19, che continuerà a provocare molte morti, è una eredità di Trump. Con gli effetti del vaccino, poi, dovrebbe esserci una ripresa solida. Tutto è invece più oscuro nel medio termine e sui temi di fondo. Biden dovrebbe cercare di ripetere quello che fece Truman nel 1948, quando vinse contro i pronostici, attaccando il "disfattismo" repubblicano (che allora era, peraltro, assai più tenue).

In elogio di Janet Yellen, economista, di Paul Krugman (New York Times, 26 novembre 2020)

L'annuncio di Biden della scelta di Janet Yellen come Segretaria al Tesoro provoca soddisfazione in molti economisti. Il suo 'cursus honorum' è eccezionale: ha presieduto un Consiglio dei Consulenti Economici della Presidenza, ha presieduto la Federal Reserve e adesso si accinge ad essere la prima donna Segretaria al Tesoro. Eppure la sua autorevolezza si forgiò prima ancora, nel corso degli anni '80, nelle sue ricerche accademiche. Che, con un ruolo centrale nel movimento neokeynesiano, la collocarono in una posizione preminente nella battaglia per vincere la battaglia delle idee per una "macroeconomia utile".

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