Letture e Pensieri sparsi, di Marco Marcucci

Lezioni dal New Deal – Gennaio 2019

zz 635Il libro : “Il New Deal. Una storia globale”, di Kiran Klaus Patel (Einaudi, 2018), lo annuncia il titolo, si propone come una novità negli studi di quel periodo della storia americana, per il suo sforzo di privilegiare le connessioni e le somiglianze con la storia di tanti paesi del mondo (non solo i maggiori paesi europei, che pure compaiono di frequente, ma una varietà di popoli e di continenti, dall’America Latina all’Australia, dall’India al Canada). Le somiglianze mostrano in particolare come quell’epoca si venisse caratterizzando per molteplici tentativi di addomesticare la crisi del capitalismo con una nuova intraprendenza degli Stati, in particolare sui terreni dell’agricoltura e della previdenza sociale. Le connessioni mettono soprattutto in evidenza come quel mondo tutto intero continuasse a pagare un prezzo enorme alla Grande Guerra – il nodo dei debiti e dei nuovi prestiti, a cui, nel corso degli anni ’30, si aggiunse la presa d’atto della connessa ingestibilità della parità aurea, e la caduta spettacolare del commercio globale. Se questo approccio produce una sterminata ricchezza di notizie e riferimenti, non sono molto sicuro che, almeno per quello che riguarda le somiglianze delle politiche sociali, produca sempre una comprensione più profonda della storia americana. Ma su questo aspetto tornerò subito. Invece è fondamentale la comprensione che la storia di quegli anni fosse segnata da una prosecuzione in altre forme del collasso della globalità che era esploso con il conflitto mondiale. (prosegue)

Articoli sul NYT

Bernie Sanders e il mito dell’1 per cento, di Paul Krugman (New York Times, 18 aprile 2019)

Bernie Sanders ha a lungo tentennato nel rendere pubblica la propria dichiarazione dei redditi. Pare che volesse evitare qualche speculazione perché, dopo le elezioni del 2016, per i diritti d'autore ricevuti per un suo libro, il suo reddito era cresciuto. Ma il suo reddito è perfettamente innocuo, e un politico che si batte per tasse più elevate sui benestanti dovrebbe, semmai, essere considerato un esempio virtuoso. Il punto è che in America si stenta a comprendere il fenomeno della ricchezza estrema. Gli americani in genere pensano che gli amministratori delegati abbiano compensi pari a 30 volte quelli dei lavoratori. Era così sino agli anni '70. Ma oggi siamo a compensi almeno 300 volte quelli di chi lavora.

I veri estremisti sono i repubblicani, di Paul Krugman (New York Times, 15 aprile 2019)

La destra americana è scatenata negli attacchi a due congressiste democratiche, la Ilhan Omar e Alexandria Ocasio-Cortez, accusate di estremismo. Sessismo e razzismo sono ingredienti principali in questi attacchi (la prima è musulmana, la seconda latino americana). Ma se si studiano le loro posizioni - ad esempio quelle della Ocasio-Cortez in materia fiscale - si scopre che di estremista non c'è niente, trattandosi di proposte che riecheggiano quello che sostengono da tempo i massimi esperti sulla materia. Si consideri invece il plateale estremismo delle posizioni di un esponente della destra americana come Stephen Moore, che Trump vuole nominare nel comitato che dirige la Federal Reserve.

Purezza contro pragmatismo sui temi dell’ambiente e della salute, di Paul Krugman (New York Times, 11 aprile 2019)

Emerge un tema rilevante nel dibattito aperto tra i democratici: quanta importanza dare ad un approccio pragmatico ai temi principali, e con quanta rigidità invece non deflettere dalle proprie ricette ideali. Nel caso dell'ambiente, la questione è aperta sulla cosiddetta tassa sul carbonio. Deve essere una ricetta unica, con l'inconveniente di provocare incomprensioni come in Francia, oppure deve essere combinata con altri obbiettivi, che rendano il messaggio più comprensibile agli elettori? E sulla sanità: optare per un sistema esclusivamente pubblico, nonostante che 180 milioni di americani abbiano assicurazioni private, delle quali appaiono in generale soddisfatti e che peraltro sono pagate di solito dai datori di lavoro? Oppure offrire una soluzione tipo Medicare come una opzione?

Perché Trump vuole degradare la Fed? Di Paul Krugman (New York Times, 8 aprile 2019)

L'intenzione di Trump di nominare nell'organo direttivo della Fed due personaggi come Stephen Moore e Herman Cain, deve essere spiegata. In sostanza essa fa seguito all'andamento del tutto deludente del taglio delle tasse, che anziché assicurare una crescita portentosa ha avuto un effetto sull'economia simile ad una rapida euforia da zuccheri, ormai svanita. Moore è un presunto economista che va in giro pubblicando dati falsi e inventandosi effetti magici delle politiche trumpiane, Cain è una venditore ambulante di consigli finanziari e di cure alla erezione erettile. E' mai possibile degradare sino a tal punto un istituto che ha sempre mantenuto una sua dignità e imparzialità politica? E' possibile, perché Trump oggi pretenderebbe dalla Fed una politica dei tassi di interesse assolutamente permissiva, come se la disoccupazione non si fosse dimezzata. Un populismo macroeconomico.

Donald Trump sta cercando di ammazzarvi, di Paul Krugman (New York Times, 4 aprile 2019)

Se il titolo sembra un po' eccessivo, dipende solo dal fatto che spesso rinunciamo a fare i conti. Ma se si sommano gli effetti delle deregolamentazioni in vari settori, i favori all'industria del carbone, le persone che perdono l'assicurazione sanitaria, i disastri ambientali mal gestiti come l'uragano a Porto Rico, i morti non necessari sono già nell'ordine di migliaia. Ai quali ora si devono aggiungere gli effetti della politica selettiva verso i vari settori industriali: alcuni si deregolamentano, per altri - come le energie rinnovabili - si inventano minacce immaginarie.

La sindrome repubblicana delle menzogne sulla assistenza sanitaria, di Paul Krugman (New York Times, 1 aprile 2019)

Le bugie dei repubblicani sulla assistenza sanitaria sono di una specie particolare. Non si basano su informazioni difettose e neanche su inganni molteplici: sono poche, non hanno scusanti e la maggioranza degli americani l'ha capito. Ma vengono ripetute a ripetizione, nell'unica speranza di poter arrivare alle prossime elezioni prima che l'elettorato sveli il trucco.

La crudeltà del Partito Repubblicano è una patologia preesistente, di Paul Krugman (New York Times, 28 marzo 2019)

Alla fine Trump ha deciso di provare ad usare contro le riforma sanitaria di Obama la strategia del ricorso ai tribunali. Se avesse successo, quella causa toglierebbe l'assicurazione sanitaria a circa 20 milioni di americani. Nel frattempo, i democratici alla Camera dei Rappresentanti hanno presentato una proposta che mira a rafforzarla considerevolmente, probabilmente ad ampliare la base degli assicurati per 15 milioni di persone. Ma perché i repubblicani si ostinano in una scelta che le recenti elezioni di medio termine hanno dimostrato essere assolutamente impopolare? Perché non provano a conviverci e limitano i danni? Semplicemente perché odiano l'idea che il potere pubblico possa aiutare la gente a risolvere i suoi problemi. Con la stessa espressione che si usa nel linguaggio della tecnica sanitaria, è un'altra 'patologia preesistente'.

Il Governo dei peggiori di Trump è anche il Governo degli impostori, di Paul Krugman (New York Times, 25 marzo 2019)

L'intenzione annunciata da Trump di nominare Stephen Moore nel Comitato dei Governatori della Fed sembra superi un limite, nella misura in cui la Fed sinora era sembrata al riparo da esagerate sconcezze. Moore non è solo un personaggio che nel recente passato ha avuto torto su tutto, ha anche una personalissima avversione ai fatti. Normalmente , quando cerca di attenersi ai fatti e ai dati, si sbaglia. Ma perché la destra sceglie incompetenti per i posti di comando? Non mancherebbero economisti conservatori con discrete reputazioni; ma essere pennivendoli è considerato più sicuro che essere esperti, per quanto fedeli.

Non fate dell’assistenza sanitaria un test di purezza, di Paul Krugman (New York Times, 21 marzo 2019)

I democratici sono di fronte ad una alternativa nel loro proposito di modificare ulteriormente il sistema sanitario americano: eliminare le assicurazioni private con un sistema generalizzato sul modello di Medicare, oppure continuare a renderlo possibile? Probabilmente, eliminarlo porterebbe ad un sistema meno costoso e più equo. Ma la metà della popolazione americana oggi si serve delle assicurazioni, e in grande maggioranza con sistemi di pagamento a carico dei datori di lavoro. C'è dunque la grande incognita: capirebbero gli americani, che sono soprattutto lavoratori la cui assistenza è pagata dai datori di lavoro? Essenziale sarebbe che questo sano dibattito non trascenda, che i sostenitori di un approccio più gradualistico non vengano additati come 'nemici del popolo'.

Essere realisti con l’America rurale, di Paul Krugman (New York Times, 18 marzo 2019)

Il declino dell'America rurale è nei fatti. Un tempo, ancora nel 1950, con sei milioni di lavoratori agricoli e con una rete di piccole città sostenute da quella forza economica, nonché con forze sociali allora cospicue come i minatori nel carbone, l'America rurale era un fattore di rilievo nella demografia, nella società e nella stessa cultura americana. Ma da allora la popolazione delle aree urbane è raddoppiata, mentre quella delle aree rurali è diminuita di due terzi. Si deve assicurare alle regioni rurali l'accesso ad una assistenza sanitaria e all'istruzione come nel resto del paese, ma non si può non vedere che sarà molto difficile rovesciare i fattori potenti che hanno deciso il suo declino.

Non date la colpa i robot per i bassi salari, di Paul Krugman (New York Times, 14 marzo 2019)

Si parla tanto di robot e sembra quasi che sia ovvio che la tecnologia minacci i posti di lavoro. Ma i robot sono macchine, ed è dall'inizio dell'800 che gli economisti studiano i loro effetti. I grandi cambiamenti che hanno modificato, per fare due esempi, l'attività mineraria nel caso del carbone o il trasporto delle merci, sono avvenuti decenni orsono. La vera differenza di oggi è che i salari dei lavoratori che restano calano anche se la loro produttività aumenta grandemente, mentre nel passato non era così. Perché? Una delle ragioni più evidente è il crollo della sindacalizzazione (dal 25% del 1973 al 6% nell'America di oggi). E così non è stato dappertutto; non in Canada, ad esempio, e tantomeno nei paesi del nord Europa. Dunque, la colpa non è dei robot, ma della dirigenza politica, che ha favorito un clima ostile al lavoro.

Il potere della meschina rabbia individuale, di Paul Krugman (New York Times, 11 marzo 2019)

Un articolo insolito, che parla di cannucce di plastica, di hamburger, di detersivi per lavastoviglie e di una super eroina della serie di Capitan Marvel. Tutte cose tenute assieme dalla nevrosi rabbiosa per cose apparentemente insignificanti che dilaga nella destra americana. Sembrerebbe un problema marginale, ma la facilità con la quale a destra esplode la collera per piccoli doveri civici - che per un parlamentare repubblicano sino a ieri potente sono addirittura sinonimi di socialismo - non è un problema secondario. Se non altro perché persone del genere costituiscono la spina dorsale del trumpismo.

L’uomo delle tariffe è diventato l’uomo del deficit, di Paul Krugman (New York Times, 7 marzo 2019)

Per i repubblicani americani il tema distintivo era quello del pericolo del deficit di bilancio, per Trump quello del deficit commerciale. Adesso siamo a questo risultato: che entrambi i deficit sono in profondo rosso. Non che questo costituisca un problema gravissimo per l'economia americana. Ma è indicativo sia della disonestà che dell'ignoranza di quella classe dirigente. Il deficit di bilancio è sempre stato un pretesto, appena possibile i repubblicani hanno imposto tagli fiscali enormi a vantaggio delle società e dei più ricchi. Il deficit commerciale è aumentato nel complesso, nonostante le tariffe protezionistiche, semplicemente perché era assurda la teoria con la quale Trump pretendeva di spiegare le sue cause. Eppure l'America può sopravvivere ai deficit gemelli e alla disonestà e all'ignoranza dei suoi governanti.

L’America, il prepotente codardo, di Paul Krugman (New York Times, 4 marzo 2019)

Pare possibile che la guerra commerciale con la Cina volga al termine. L'accordo tre i due paesi verterebbe in sostanza su qualche favore da parte dei cinesi, del genere di alcuni acquisti di prodotti agricoli ed energetici. Forse anche qualche altro favore, non detto. Meglio non avere nessuna guerra commerciale che averne una. Ma tutta la vicenda non sarebbe stata innocua: l'America è apparsa inaffidabile ed ha messo in crisi il sistema delle relazioni commerciali internazionali.

Il socialismo e la donna che si è fatta da sola, di Paul Krugman (New York Times, 28 febbraio 2019)

Di recente Ivanka Trump, la figlia del Presidente, ha liquidato la proposta dei progressisti d qualche forma di garanzia di posti di lavoro. Non è il massimo sentire una ramanzina sul contare sulle proprie forze da una ereditiera che fa affari nel nome del padre. Ma andiamo pure oltre gli aspetti personali, e chiediamoci in che condizione sia l'America dal punto di vista della mobilità sociale verso l'alto e della connessa ineguaglianza nei redditi. Un interessante diagramma - riportato nelle note - di questi giorni di Krugman illustra il posto in classifica degli Stati Uniti (assieme anche alla posizione in graduatoria dell'Italia).

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