Letture e Pensieri sparsi, di Marco Marcucci

Lutero e gli albori della nazione germanica – 2 luglio 2017

zz 411Questo bel libro su Martin Lutero, l’autore Adriano Prosperi lo definisce “una semplice, elementare ricognizione sulle fonti del pensiero intellettuale e religioso che portò Lutero alla polemica col papato sulla questione delle indulgenze e alla definitiva frattura dell’unità del mondo cristiano europeo”, fatta “sfogliando e leggendo i suoi testi” ed anche utilizzando “la grande erudizione tedesca dell’Ottocento (che) ha predisposto gli strumenti a ciò indispensabili” e la “fittissima foresta di studi storici” che ha accompagnato il “monumento editoriale della pubblicazione delle opere di Lutero”. Non saprei dire se tale ricognizione sia ‘elementare’; sicuramente è appassionante e molto chiara. Lutero nacque nel 1483 ad Eisleben, dove morì per una malattia cardiaca a 63 anni. Forse non è improprio considerare che gli anni nei quali si concentrò la sua attività religiosa, politica ed editoriale erano però già arrivati al culmine nel 1820, l’anno della scomunica e della pubblicazione dei suoi tre “grandi scritti della Riforma” (‘Alla nobiltà cristiana di nazione tedesca, sull’emendamento della Cristianità”, in tedesco; ‘Della cattività babilonese della Chiesa’, in latino; ‘Della libertà del cristiano’, in latino e tedesco). (segue ....)

Articoli sul NYT

Tutti odiano il piano delle tasse di Trump, di Paul Krugman (New York Times 16 novembre 2017)

Il progetto di legge repubblicano sulle tasse in discussione al Senato non si limita a piazzare una bomba ad orologeria sul deficit pubblico o a danneggiare i redditi delle classi medie e dei lavoratori. Neanche si limita a favorire i redditi dei più ricchi e degli investitori stranieri, che è pure la logica unica del progetto. Né si cura degli effetti sicuri dell'aumento dl valore del dollaro e dunque del deficit commerciale e di un danno conseguente al settore manifatturiero; per non dire dei vantaggi per gli investitori stranieri che porteranno a casa loro i profitti. Riapre anche la partita della riforma sanitaria, perché abroga l'impegno ad acquistare le assicurazioni da parte dei cittadini e di conseguenza abbatte i sussidi ai cittadini che non potevano permetterselo. Si prevedono, in conseguenza, 13 milioni di assicurati in meno. Oltre all'ossessione del voler abrogare gli effetti della riforma di Obama, il punto è che per fare il regalo fiscale si ricchi occorre prendere i soldi da qualche parte, non si può solo accrescere il deficit. Questa è l'altra faccia della riforma del fisco: un colpo doppio, una radicale rivoluzione sociale a vantaggio esclusivo dei grandi ricchi, ovvero anche dei finanziatori del Partito Repubblicano. Si capisce che gli americani siano ostili.

Guerra di classe repubblicana: la prossima generazione, di Paul Krugman (New York Times 13 novembre 2017)

Le proposte di tagli alle tasse dei repubblicani guardano in avanti: nel senso che sono un tentativo di rendere più rosea la vita futura della prossima generazione di ricchi - coloro che sono prossimi a ricevere grandi eredità - ed ad aggravare in mille modi quella dei figli delle classi medie e dei lavoratori. I ricchi - ma, si badi, i ricchissimi - si vedono esentati dal pagamento delle tasse sui patrimoni,per gli altri si eliminano varie esenzioni dalle imposte relative ai costi dell'istruzione: i mutui per studiare o i contributi a carico del datori di lavoro dei genitori, ad esempio, diventano redditi tassabili. Nonostante i tentativi di falsificazione - pudicamente ammessi anche dal leader della maggioranza repubblicana al Senato Mitch McConnell - la posta in gioco non si limita all'oggi.

Trump e Ryan contro la gente dappòco, di Paul Krugman (New York Times 9 novembre 2017)

Una analisi delle conseguenze che provocherebbe la proposta di legge repubblicana sui tagli fiscali alle società e alle persone più ricche, su quattro categorie di cittadini. Fondamentalmente l'America si dovrà misurare con la capacità del gruppo dirigente repubblicano di mentire.

Trump, Gillespie e il solito Partito Repubblicano, di Paul Krugman (New York Times 6 novembre 2017)

Ma quanto Trump è diverso rispetto alla tradizione repubblicana? Certo è più rozzo, meno competente. Ma il trumpismo occupa lo spazio che è stato preparato dalla storia moderna di quel partito. Il progetto di "riforma" fiscale è un proposito di vecchia data. La vicenda della campagna elettorale in Virginia di un candidato repubblicano come Gillespie - già Presidente del Comitato Nazionale di quel partito - non è un fenomeno inedito di razzismo.

Donald Trump, Paul Ryan e il raggruppamento degli imbroglioni, di Paul Krugman (New York Times 2 novembre 2017)

E' stupefacente come la situazione caotica nella quale si avvia la discussione al Congresso sulla cosiddetta riforma del fisco fosse scritta da anni. Si sapeva benissimo che una legge basata su enormi trasferimenti a vantaggio delle grandi società e dei ricchi avrebbe prodotto, oltre a tutto il resto, un grande buco nel bilancio, e si sapeva anche che le chiacchiere con le quali Paul Ryan pensava di riequilibrare quelle perdite erano aria fritta. Adesso siamo a quel punto, e non è chiaro come si possa pensare di superare lo scoglio di un voto al Senato che richiede una maggioranza qualificata.

Trump non porterà contentezza alla cittadella dei ricchi, di Paul Krugman (New York Times 30 ottobre 2017)

Possibile che individui con redditi superiori ad un milione di dollari, ma anche a molto di più, siano disposti a passar oltre le malefatte di Trump e il rischio per la democrazia, per sgravi fiscali rilevanti, ma minuscoli per le loro ricchezze? Quando Obama aumentò di un po' le loro tasse, costoro quasi non se ne accorsero; ora metterebbero in gioco così tanto per riavere quei soldi indietro e imporre la miseria a milioni di persone private di assistenza sanitaria e sociale? In fondo la domanda è lecita e la risposta non è semplice.

Il regalo di 700 miliardi di Trump agli stranieri ricchi, di Paul Krugman (New York Times 26 ottobre 2017)

C'è un aspetto che sinora è stato sottovalutato nel dibattito sui tagli delle tasse alle società promossi da Trump: il 35 per cento del capitale di quelle società è di proprietà straniera, ovviamente di ricchi stranieri. Dunque il 35 per cento degli sgravi - pari a 700 miliardi di dollari all'anno - andranno a loro. Il che rende un po' pazzesco il preteso argomento secondo il quale alla fine la riduzione di quelle tasse finirà in tasca dei lavoratori, e comico lo slogan "America First".

La dottrina dell’infallibilità Trumpiana, di Paul Krugman (New York Times 23 ottobre 2017)

Uno dei possibili candidati alla Presidenza della Fed- uno dei pochi con un curriculum accademico - è John Taylor. Era un firmatario della lettera aperta a Bernanke, con la quale si prevedevano disgrazie che non ci furono. Mai un cenno di autocritica. Il difetto di chi non vuole ammettere i propri errori è che sarà portato ineluttabilmente a ripeterli. E dove ha origine quel difetto? In ultima analisi, nel suo carattere. E' questo che caratterizza l'epoca della infallibilità trumpiana, un virus che va molto oltre Trump ed è diventata una caratteristica antropologica dei repubblicani americani odierni.

Il Partito Repubblicano non è un partito per persone oneste, di Paul Krugman (New York Times 16 ottobre 2017)

Centri di stime economiche indipendenti calcolano che nel 2027 l'80 per cento dei vantaggi del piano sul fisco proposto dai repubblicani finiranno regolarmente nelle tasche dell'1 per cento dei più ricchi. E non sembra che la maggioranza degli americani sia affatto d'accordo. Ma allora perché andare avanti? Fondamentalmente perché lo chiedono i finanziatori del partito, che aspettavano di incassare l'abrogazione della riforma sanitaria di Obama, che avrebbe abrogato anche le tasse sui redditi più levati. Difficile forse capirlo in Europa, ma è questo il collante del gruppo dirigente repubblicano. Non solo con i finanziamenti diretti, ma anche con l'intero mondo dei posti di lavoro nei media e nelle lobby, che è il vero 'welfare' di quella parte della politica statunitense.

Fategli mangiare le salviette di carta, di Paul Krugman (New York Times 12 ottobre 2017)

Il modo in cui si è gestita l'emergenza di Porto Rico colpito dall'uragano Maria, non si spiega altrimenti che col razzismo. I portoricani sono cittadini statunitensi, ma gli aiuti che stanno ricevendo dalla loro nazione non sono paragonabili a quelli che ci sarebbero stati in un territorio con la stessa popolazione, come ad esempio lo Iowa. E l'attività principale di Trump, con i suoi tweet, è stata quella di dare la colpa della inadeguatezza dei soccorsi fondamentalmente ai portoricani.

La Virginia è per quelli che odiano, di Paul Krugman (New York Times 10 ottobre 2017)

Le elezioni in Virginia, tra quattro settimane, potrebbero essere fondamentali per il destino politico dell'America. In teoria la Virginia nelle elezioni nazionali ha da qualche tempo un orientamento favorevole ai progressisti. Ma la situazione nelle elezioni dello Stato è diversa, perché è inferiore il numero dei democratici che vanno a votare. Il candidato repubblicano gioca tutte le sue carte con il sostegno di Trump e con una campagna su posizioni smaccatamente e aggressivamente di destra. In sostanza punta a mobilitare il suprematismo bianco, la storia regionale dello schiavismo. Dunque in Virginia può decidersi un successo di Trump, che renderebbe più vasto il suo pericolo. Ma può anche decidersi un successo democratico, che avrebbe un effetto significativo sulle elezioni a medio termine del 2018.

Trump farà la Fed a sua immagine e somiglianza? Di Paul Krugman (New York Times 6 ottobre 2017)

Se Trump farà la sua scelta per il futuro Presidente della Fed con gli stessi criteri che ha utilizzato sinora, è probabile che nominerà un individuo diversissimo da Bernanke o dalla Yellen, entrambi economisti eminenti; ovvero che sceglierà qualcuno che nel decennio passato si è distinto nel sostenere posizioni sbagliate, senza alcun pentimento. Si parla di Kevin Warsh, che in effetti si distinse per sbagliare praticamente ogni cosa. Quando ci ritroveremo dinanzi alla prossima crisi, sarà divertente.

I repubblicani, intrappolati dalle loro fandonie, di Paul Krugman (New York Times 3 ottobre 2017)

Sul fisco i repubblicani sono alle prese con un problema analogo a quello della riforma sanitaria: le bugie non bastano più. Il punto cruciale della loro proposta è il modo in cui si propongono di far quadrare grandi sgravi fiscali sui più ricchi, evitando un dissesto finanziario troppo grave. Dopo anni nei quali avevano confusamente alluso a tale questione, senza fornire soluzioni intellegibili, oggi scoprono la carte del blocco della deducibilità delle tasse statali e locali. Ma questo comporta forti aumenti fiscali per le classi medie, particolarmente le più agiate, mentre i super ricchi avrebbero circa l'80 per cento dei benefici.

Il letale narcisismo di Trump, di Paul Krugman (New York Times 29 settembre 2017)

Che Trump non sia adatto alla carica che riveste è abbastanza condiviso della maggioranza degli americani; eppure se sono evidenti i danni di quello che fa, lo sono meno quelli che dipendono da quello che non fa. La vicenda del disastro provocato a Porto Rico dall'uragano Maria, e della crisi umanitaria che deriva dalla sospensione della energia elettrica e dalla impossibilità di avere acqua potabile, è un esempio significativo. Anziché concentrarsi su quella emergenza, Trump ha passato gli ultimi giorni a twittare sui giocatori di football. Un altro enorme esempio sono i tentativi di sabotaggio della riforma sanitaria, che pure per l'ennesima volta i repubblicani non sono riusciti ad abrogare.

Intrappolati dalle loro stesse bugie, di Paul Krugman (New York Times 25 settembre 2017)

Anni di bugie presentano oggi il conto ai repubblicani americani. E' evidente sulla vicenda sanitaria, ma è del tutto probabile anche su quella in programma sulle questioni del fisco. Far pagare meno tasse ai ricchi può sembrare più facile che togliere l'assistenza a milioni di americani, ma far esplodere il deficit sarebbe un problema serio, anche perché la politica del "trickle down" ha dimostrato di non funzionare. Ma problemi derivanti da quella eredità di bugie si aprono dappertutto, ad esempio sulla questione iraniana.

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