Letture e Pensieri sparsi, di Marco Marcucci

Storia di un giudice che uscì dall’assedio solo al prezzo della vita (Maggio 2017)

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Il 30 gennaio 1992 la Corte Suprema di Cassazione doveva decidere quale idea di Mafia lo Stato Italiano faceva propria. La vicenda giudiziaria del ‘maxiprocesso’ si era snodata nei sette anni precedenti, con due esiti solo in apparenza non contraddittori, in realtà per un aspetto centrale opposti. Tra le conclusioni del processo di primo grado e quelle dell’appello, le differenze quantitative erano state rilevanti ma apparentemente non decisive: 19 ergastoli, 319 condanne per un totale di 2.655 anni di galera nel primo caso; 12 ergastoli, 258 condanne per un totale di 1.576 anni di galera in appello. Dove stava la differenza? Il processo di appello aveva negato l’utilizzabilità del cosiddetto ‘teorema Buscetta’, che era stato decisivo nell’accoglimento nel primo grado dell’intero impianto accusatorio dei giudici Falcone, Borsellino, Caponnetto ad altri, secondo il quale “tutti i più importanti delitti venivano decisi dalla Cupola che governava Cosa Nostra”. Di conseguenza il processo di appello aveva escluso la accertabilità di responsabilità personali in vari singoli delitti da parte di personaggi come Michele Greco, Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Bernardo Brusca, Pippo Calò, Francesco Madonia, Nitto Santapaola. Vari delitti, a cominciare da quello del Generale Alberto Della Chiesa e da quello del commissario di polizia Boris Giuliano, sino ai delitti ‘politici’ di La Torre, Mattarella ed altri, erano rimasti senza mandanti.Due idee di mafia o almeno due idee su come contrastarla (si potrebbe dire: se combatterla per sgominarla, oppure contrastarla convivendoci). (.......)

Articoli sul NYT

Zombi, vampiri e repubblicani, di Paul Krugman (New York Times 19 giugno 2017)

Nel linguaggio giornalistico di Krugman, un'idea-zombi è quella idea che dovrebbe esser morta in molte occasioni, salvo che continua a circolare come fanno gli zombi. Ad esempio, la tipica idea della destra americana secondo la quale abbattere le tasse su ricchi favorisce la prosperità di tutti. Questa idea di recente è nuovamente crollata nella esperienza del Kansas, e questo può far ritenere che la sua presa sulla destra si sia indebolita. Ma ora si passa, con la controriforma repubblicana sulla sanità, dagli zombi ai vampiri. Pare che una caratteristica dei vampiri sia quella di non sopportare la luce diurna. Questo indica una somiglianza con il processo di controriforma in atto, che avviene in condizioni di totale segretezza. Si punta a togliere l'assistenza a 23 milioni di persone, e si pretende di farlo nottetempo.

Come far naufragare l’imbarcazione dello Stato, di Paul Krugman (New York Times 9 giugno 2017)

Le spiegazioni che verosimilmente danno ragione dei comportamenti del Presidente americano, dalla questione sanitaria alla condotta avventata nei contrasti tra i paesi arabi, sollevano un quesito acutissimo sui rischi della attuale situazione. Esse finiscono un po' tutte con l'alludere ad una inadeguatezza di fondo del carattere e dell'intelligenza di Trump. E siamo appena ad un decimo del percorso del nuovo Presidente nel suo primo mandato. Il peggio deve chiaramente ancora venire.

Far diventare di nuovo importante l’ignoranza, di Paul Krugman (New York Times 5 giugno 2017)

Può sembrare una parolona, ma la questione fondamentale del trumpismo sembra ormai si debba attribuire ad un atteggiamento filosofico. Nelle due vicende della riforma sanitaria e del cambiamento climatico, la sostanza consiste in una indifferenza totale alla verità. Non si tratta di stabilire se qualcosa sia giusto o sbagliato, che è semmai una questione successiva. Si tratta di capire che quel genere di esercizio - misurarsi con le prove, con i fatti, con la logica - è ormai stato messo al bando dell'agire politico. E sostituito da una pura e semplice faziosità che per definizione distrugge ogni terreno di confronto. 23 milioni di persone che perdono l'assicurazione sanitaria? Non interessa, basta dire il contrario. Il sabotaggio ad un accordo sul clima che espone il mondo ad una crisi di civiltà? Basta dire che è una balla di migliaia di scienziati. In fondo, una sorta di colpo di Stato collocato sul terreno della logica dell'agire politico.

Trump respinge senza argomenti l’accordo sul clima di Parigi, di Paul Krugman (New York Times 1 giugno 2017)

Sull'origine dell'uscita dell'America di Trump dagli accordi di Parigi sul cambiamento del clima. Che non ha niente a che fare con gli interessi nazionali degli Stati Uniti. Perché quell'intesa è stata resa possibile in grande misura dalle novità tecnologiche e di costi delle fonti energetiche rinnovabili. In termini strettamente economici, i risparmi derivanti dalle minori spese sanitarie per il minore inquinamento dell'aria, sarebbero sufficienti a compensare i costi di quel progetto, anche non considerando il risparmio enorme in termini di civiltà. Ma è possibile spiegare la scelta della destra americana puramente nei termini di una ripicca? Può sembrare difficile da credere, ma il peso dell'ideologia nella politica e nel potere della destra americana è enorme.

L’energia di Trump, scarsa e sporca, di Paul Krugman (New York Times 29 maggio 2017)

E' possibile che Trump, nell'incontro di Taormina della settimana passata, abbia mandato al diavolo il mondo intero sbandando su un carrello da golf? In effetti, mentre gli altri leader facevano una passeggiata nel centro storico, lui ha deciso di seguirli guidando quel carrello. Il che si inquadra, pare, in una personale filosofia: l'idea che non si debba fare movimento, perché sudare danneggia l'organismo. Ma fermare le lancette dell'orologio non è solo una filosofia personale, è anche un programma politico, in particolare evidente nella seconda idea di "tornare al carbone". Carbone, in realtà, che sta uscendo di scena per la velocità con la quale le energie rinnovabili sono, ogni giorno, più competitive. Ma Trump sta decidendo di non confermare gli impegni dell'accordo di Parigi sul clima. Ovvero: i modi stravaganti nei quali la follia personale si connette con la follia politica del leader più potente al mondo.

Consiste tutto nel disprezzo di Trump, di Paul Krugman (New York Times 26 maggio 2017)

Ancora sul tema degli effetti disastrosi della politica sanitaria di Trump e delle sue proposte di bilancio, sui lavoratori bianchi che l'hanno votato, in particolare in alcuni Stati come la Virginia Occidentale. Talmente disastrosi - come certifica l'analisi dell'Ufficio Congressuale del Bilancio sulla contro riforma sanitaria di Trump - che è probabile che il tema principale sia la sua psicologia, in parte infantile, in parte dipendente dal piacere di ingannare gli altri.

La mancata liberazione dei lavoratori americani, di Paul Krugman (New York Times 22 maggio 2017)

I conservatori americani si riempiono la bocca di libertà. Ma i lavoratori americani sembrano piuttosto costretti su una strada di servitù. Un lavoratore su cinque è costretto a subiti i cosiddetti "patti di non concorrenza", ovvero l'impossibilità di avere un nuovo lavoro in imprese concorrenti. Pareva un rimedio per proteggere i segreti delle imprese, ma viene usato anche da imprese che producono panini. Di fatto serve a stabilire un legame obbligato con la propria impresa, e dunque a indebolire la forza di contrattazione dei lavoratori. Lo stesso accadrebbe con la controriforma sanitaria di Trump, che in pratica ripristinerebbe la penalizzazione per tutti coloro che hanno patologie sanitarie preesistenti. Anche il quel caso l'effetto sarebbe in pratica di non potere cambiare lavoro e di essere aggiogati al datore di lavoro attuale, se non si vuole rischiare di finire senza assicurazione.

Cosa succede ai repubblicani? di Paul Krugman (New York Times 19 maggio 2017)

Al momento appare chiaro che nessun personaggio del gruppo dirigente repubblicano ha intenzione di prendere posizione per un accertamento formale delle responsabilità del Presidente Trump. Vengono al pettine i nodi della natura di quel partito, e di come si sia trasformato negli ultimi decenni. In fondo, quale è la differenza con la Francia? Là i conservatori non avrebbero potuto spingersi sino ad affidarsi ad una candidata della quale non potevano aver fiducia, negli Stati Uniti l'hanno fatto in modo compatto. Mettendo in fila tutte le storie di Trump, ce ne sarebbe a sufficienza per stabilire che siamo in presenza di una autocrazia. Può darsi che Trump si stia rovinando con le sue mani; ma un esito anti democratico è ancora del tutto possibile.

L’adescamento della pompa del signor Donald Trump, di Paul Krugman (New York Times 15 maggio 2017)

Di recente Trump ha detto in una intervista che è tempo di "adescare la pompa" dell'economia americana, espressione che gli è parsa proprio bellina e che aveva inventato due giorni prima. Peccato fosse una famosa frase di Delano Roosevelt negli anni '30, ripresa centinaia di volte nei dibattiti di politica economica. Ma il punto non sono le amnesie di Trump. Il punto è che la sua proposta economica non consiste in un piano di forti investimenti pubblici, bensì in sgravi fiscali per i più ricchi. E il punto è che quella politica avrebbe comunque avuto un senso maggiore quando si doveva stimolare l'economia americana dopo la crisi del 2008, quando i repubblicani si opponevano agli aumenti di spesa con l'ostruzionismo nel Congresso.

Giuda, gli sgravi fiscali e il Grande Tradimento, di Paul Krugman (New York Times 12 maggio 2017)

In sostanza, i modi nei quali i più importanti leader repubblicani hanno deciso di togliere l'assistenza sanitaria a milioni di persone e di regalare grandi sgravi fiscali ai più ricchi, hanno fatto intendere la ragione per la quale successivamente hanno deciso di coprire le malefatte delle connessioni con i russi durante la campagna elettorale. In pratica, si è trattato di uno scambio. Il bisogno di fare quel favore fiscale ai più ricchi era più forte di ogni attaccamento ad una deontologia politica, che pure caratterizzò non pochi repubblicani all'epoca del Watergate. E ci sono cose che tornano in mente nella storia repubblicana. La stessa parola "America first" era il nome di un movimento che negli anni '40 si batteva contro l'ingresso degli Stati Uniti nella Seconda Guerra Mondiale. Il 'campione' di allora era Charles Lindbergh, che mostrava con orgoglio una medaglia ricevuta dai nazisti.

Il Partito dei repubblicani, come si fosse nel racconto “1984”, di Paul Krugman (New York Times 8 maggio 2017)

Il blitz della approvazione della controriforma sanitaria dei repubblicani americani ha tratti apertamente orwelliani (il riferimento al 1984 è tratta dal titolo di un racconto di George Orwell). Attaccavano Obama perché la sua riforma sanitaria venne approvata nel breve periodo nel quale ebbe la maggioranza in entrambi i rami del Congresso; la proposta approvata pochi giorni fa alla Camera è stata approvata senza che ci fosse neanche il tempo di leggerla. Toglierà la copertura assicurativa a decine di milioni di americani, con l'unico effetto di provocare uno sgravio fiscale per i più ricchi di 50.000 dollari cadauno. Semplicemente, le cose peggioreranno gravemente ed irreparabilmente per i più vecchi, i più ammalati ed i più poveri. Parrebbe una offesa insensata, se nell'America odierna non ci fosse davvero qualcosa del racconto di Orwell.

Che succede in Europa? Di Paul Krugman (New York Times 5 maggio 2017)

Spareggio elettorale in Francia. Naturalmente si deve sperare che le previsioni siano giuste e la Le Pen sia sconfitta. Ma se ciò avverrà, c'è anche da sperare che i gruppi dirigenti europei a Bruxelles e a Berlino non la considerino niente di più di una occasione estrema per correggere le loro politiche. Un episodio che ha segnato questi anni è stato il modo superficiale ed arrogante con il quale quei gruppi dirigenti hanno affrontato il problema greco. L'economia della Francia ha prestazioni dignitose, l'occupazione delle persone nella principale età lavorativa è maggiore che in USA e la produttività individuale non è peggiore. Eppure il risentimento verso i gruppi dirigenti europei è grande. La Le Pen sarebbe una tragedia, ma se proseguisse quella politica arrogante dei gruppi dirigenti europei sarebbe anch'esso preoccupante.

Sul potere che deriva dall’essere terribili, di Paul Krugman (New York Times 1 maggio 2017)

Per quanto i bilanci dei cento giorni siano terribili per Trump, i sondaggi nel suo elettorato non pare ne risentano. Ne risentono, invece, alcuni indicatori economici più concreti, come una certa apatia nei consumi: si continua ad aver fiducia in Trump, ma non ci si comporta di conseguenza. In realtà, questi non sono processi brevi. Anche nel caso di George W. Bush il momento di svolta si ebbe in occasione della disastrosa gestione dell'emergenza dell'uragano Katrina. Del resto, la gente comune ha gli esempi che vengono dalle persone qualificate, che non ammettono quasi mai di aver fatto sbagli.

La vita nella corte di Trump, di Paul Krugman (New York Times 28 aprile 2017)

La proposta di riforma fiscale presentata mercoledì scorso non si presta ad alcun dibattito di merito. Compaiono svariate aliquote fiscali, ma non si dice da nessuna parte a quali soglie di reddito si applicheranno; si parla di eliminare agevolazioni fiscali ma non se ne cita una. Si capisce soltanto che ci saranno grandi vantaggi per coloro che possono celare i loro redditi nelle contabilità aziendali, che saranno privilegiate. Esattamente il caso di Trump. E i dirigenti del Tesoro, all'annuncio di Trump di una prossima presentazione di un piano per il fisco, sono rimasti ammutoliti. Nessuno lo sapeva. Il punto è che in quegli ambienti tutto il lavoro consiste nel cercar di ammansire l'irritabile ego del Presidente.

Gli zombi dell’economia voodoo, di Paul Krugman (New York Times 24 aprile 2017)

Ci si avvicina al centesimo giorno della Amministrazione Trump in un evidente vuoto di risultati, ma più ancora in un vuoto di idee. I massicci sgravi fiscali che vengono annunciati, secondo il Segretario del Tesoro Mnuchin, verranno fuori dal nulla, ovvero si ripagheranno per effetto della crescita che quegli stessi sgravi dovrebbero provocare. Non cambia niente rispetto ad una lunga storia repubblicana di "economia voodoo", nonostante che la storia abbia chiaramente dimostrato - al livello federale come al livello di Stati come il Kansas e la California - che la ricetta semplicemente non funziona.

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