Letture e Pensieri sparsi, di Marco Marcucci

Il nazismo e la memoria. 1 gennaio 2020.

zz 764Il Nazismo e la memoria

Esistono vari libri importanti sul nazismo e, in particolare, sul processo che portò allo sterminio degli ebrei europei, alla cosiddetta ‘soluzione finale’. Quei libri non forniscono soltanto informazioni precise ed organiche di quella ondata devastante di crimini, spesso ci mettono dinanzi ad aspetti di quella storia che in qualche modo non avevamo riflettuto e magari neanche conosciuto, capitoli di un racconto che sembra abbiano difficoltà a transitare dai libri di storia alla coscienza collettiva. Nel caso che questo non sia capitato soltanto al sottoscritto, e che dunque non dimostri soltanto la mia ignoranza, alla fine ho scritto alcune note che potrebbero essere utili. 1 - Gli anni che precedettero lo sterminio generalizzato: la gradualità della ‘soluzione finale’. Hitler andò al potere il 30 gennaio del 1933, quasi dieci anni dopo il fallito putsch in Baviera; il primo pogrom tedesco su vasta scala, nella “Notte dei Cristalli”, durante il quale vennero bruciate duecento sinagoghe, uccisi 91 ebrei e assaltati moltissimi negozi di proprietà di ebrei, avvenne il 9 e 10 novembre del 1938; prima e dopo il pogrom si perseguì fondamentalmente (con l’internamento di circa 26.000 ebrei in campi di concentramento in Germania - Dachau, Buchenwald e Sachsenhausen), l’obbiettivo della cacciata degli ebrei, per un certo periodo pensando seriamente alla loro espulsione in Madagascar ...

Articoli sul NYT

Trump sta anche abusando del suo potere tariffario, di Paul Krugman (New York Times, 23 gennaio 2020)

Una forse un po' sconsolata, ma non inutile, constatazione che le ripetute minacce di Trump relative alla imposizione di tariffe sulle esportazioni di automobili europee negli Stati Uniti, sono una violazione della legge americana e dei trattati internazionali.

Biden, Sanders, la Previdenza Sociale e le calunnie, di Paul Krugman (New York Times, 20 gennaio 2020)

Di recente alcuni responsabili della campagna elettorale di Bernie Sanders si sono resi responsabili di ingiustificate calunnie nei confronti di Biden, a proposito di presunti passati attacchi al sistema pensionistico americano. Una sgradevole faziosità sembra sia una caratteristica di alcuni sostenitori di Sanders e queste scorrettezze non possono essere taciute. Sanders avrebbe avuto il dovere di riconoscerle e di scusarsi. Biden non avrebbe fatto male a riconoscere che, nel passato, la sua politica 'centrista' lo ha portato a recitare nel coro quai unanime dei tagli alla Previdenza Sociale.

Perché l’America odia i suoi figli? Di Paul Krugman (New York Times, 16 gennaio 2020)

Tra i paesi avanzati, l'America è l'unico che non prevede i congedi pagati di maternità per le madri (tantomeno quelli di paternità); mentre la spesa per l'infanzia nei paesi europei arriva al 2-3% del PIL, è ferma allo 0,6% negli Stati Uniti. La qualità delle mense scolastiche americane ne fa, in sostanza, un luogo di smaltimento dei surplus dell'agricoltura. Né si tratta soltanto della ostilità americana ai programmi sociali; per gli anziani la spesa pubblica americana non sfigura al confronto di quelle europee. In realtà, ha influito notevolmente anche un intreccio perverso di razzismo e di pessima analisi sociale. I democratici sono in tempo a parlare molto di più di questo tema fondamentale.

Il complotto di Trump contro l’assistenza sanitaria continua, di Paul Krugman (New York Times, 13 gennaio 2020)

I candidati democratici hanno discusso animatamente per settimane sulla ipotesi cosiddetta del Medicare-per-tutti. Ma, mentre quella soluzione con tutta probabilità sarà irrealizzabile nel breve termine, sarebbero invece possibili miglioramenti con effetti molto efficaci alla riforma sanitaria di Obama. D'altro canto, è evidentissimo che Trump cercherebbe di tornare all'attacco per liquidare tale riforma. Di recente ha avuto la sfacciataggine di sostenere di essere stato il salvatore di molti americani con 'patologie preesistenti'. Le bugie più stupefacenti sembra non gli costino nulla, e gli convengono perché gli americani sono molto sensibili al tema almeno di difendere i programmi sanitari pubblici esistenti. Ma è chiaro che se vincesse tornerebbe alla carica.

L’Australia ci mostra la strada per l’inferno, di Paul Krugman (New York Times, 9 gennaio 2020)

Sembrerebbe che i disastri degli incendi in Australia dovrebbero convincere tutti che in materia di cambiamento del clima è il momento di agire. Tra l'altro, gli scienziati del clima australiani avevano esattamente previsto che ondate particolari di caldo avrebbero provocato un disastro del genere. Ma le forza di destra, in Australia come negli Stati Uniti, reagiscono con una negazionismo sempre più spinto. Il che comporta che non si può sperare che su un tema pur così enorme si producano consensi generali. La destra sarà irremovibile e non ammetterà che qualcosa di profondo debba essere modificato nel nostro modo di vivere e di produrre. E i progressisti debbono individuare un modo per convincere la maggioranza degli elettori.

Trump l’Intimidatore fallisce ancora, di Paul Krugman (6 gennaio 2020)

Spesso i dirigenti dei paesi che ricorrono alla forza militare, almeno agli inizi, godono di consensi crescenti. Oggi un grande consenso si osserva in Iran, non certo in America. Oltre a ciò, l'assassinio di Suleimani ha provocato l'ostilità dell'Iraq e il mancato sostegno degli alleati degli Stati Uniti. Dov'è che Trump sbaglia? Come molti americani, egli si aggrappa alla presunzione di un primato incontrastato degli Stati Uniti che non esiste più, secondo vari parametri. Inoltre, non capisce che l'egemonia americana del passato si reggeva non solo sulla forza, ma su un effettivo consenso e su una solidità delle alleanze. Ma dopo il vero primato delle più di 15 mila bugie di Trump e dei suoi galoppini, che si fida più dell'America?

L’Apocalisse diventa la nuova regola, di Paul Krugman (2 gennaio 2020)

Le immagini degli incendi senza precedenti in Australia fanno impressione. Gli scienziati del clima stanno cercando di facilitare la comprensione di quegli eventi: per ognuno di essi non si può dire che il cambiamento climatico sia stato l'unica causa. Ma si può stimare quanto il cambiamento climatico abbia reso quei disastri più probabili. Il fatto è che mentre per avere le conseguenze intere del cambiamento del clima serviranno più generazioni, la probabilità di eventi estremi - incendi, inondazioni, siccità - sta aumentando vertiginosamente già oggi. Quindi, ogni timidezza nel porre tale questione al centro della campagna elettorale del 2020 non è giustificata, considerate le responsabilità sempre più grandi dei repubblicani americani.

L’eredità dell’austerità distruttiva, di Paul Krugman (New York Times, 30 dicembre 2019)

Un bilancio delle politiche economiche dell'austerità del decennio appena finito. Ormai non sembrano esserci più dubbi sui danni che hanno provocato, le ricerche più recenti lo hanno dimostrato. Ma non si può dire che si sia esattamente consapevoli di quanto esse siano state decisive non solo nel ritardare la ripresa - che del resto non è avvenuta dappertutto - ma nel danneggiare gravemente le democrazie.

Il grande capitale e il decennio perduto dell’America, di Paul Krugman (New York Times, 26 dicembre 2019)

Elizabeth Warren ha di recente un po' di dispiaceri sui media. Il punto è che in gran parte le derivano dall'idea, sulla quale insiste, dell'eccessiva influenza che gli americani ultra-ricchi hanno sulla politica. Ma cosa c'è di così difficile da capire in quell'idea? Basta riflettere superficialmente sulle politiche dell'austerità dal 2010 in poi, per comprendere il danno che hanno provocato e chi le sostenne con maggiore entusiasmo.

La crudeltà di un Natale di Trump, di Paul Krugman (New York Times, 23 dicembre 2019)

Con il pretesto della ricorrenza del Natale e di una figura dickensoniana come il noto spilorcio Scrooge, Krugman affronta il problema serio della crudeltà nella politica americana. In apparenza alcuni temi programmatici di questi giorni in America - come le forte limitazioni ai sostegni alimentari alla popolazione povera - non hanno alcuna seria spiegazione economica. Perché allora accanirsi con i più deboli? E perché questa politica ha un forte sostegno in aree come il Kentucky orientale, con un gran numero di poveri? Una delle risposte è che una parte della società americana si compiace dell'odio verso i più deboli.

I democratici ci possono ancora salvare, di Paul Krugman (New York Times, 19 dicembre 2019)

Una riflessione sul voto della Camera dei Rappresentanti che mercoledì scorso da deciso per la messa in stato d'accusa di Donald Trump. Mi permetto, facendo uno strappo alla regola, di suggerire una chiave di lettura: mentre molto giornalismo 'centrista' (non necessariamente per vocazione politica, ma per tendenza s stare nel mezzo, anche su giornali progressisti) ci offre una rappresentazione dell'America nella quale i fenomeni autoritari trumpiani sono ridotti ad una delle possibilità - ovvero: normale 'fisiologia' democratica - Krugman da due anni sostiene che la posta in gioco è la democrazia americana. In questo articolo, egli sottolinea che la determinazione dei democratici americani a non consentire alcun 'terrapiattismo' - cioè a chiamare la deriva autoritaria con il suo nome - è un fattore di speranza.

Come Trump ha perso la sua guerra commerciale, di Paul Krugman (New York Times, 16 dicembre 2019)

La guerra commerciale di Trump con la Cina sembra abbia prodotto un esito, in sostanza una sconfitta di Trump. L'obbiettivo della riduzione del deficit commerciale è stato contraddetto dal suo aumento; nello stesso modo non ha funzionato l'obbiettivo della maggiore autosufficienza manifatturiera. L'incertezza delle imprese e lo stallo degli investimenti è invece stata ed è destinata a restare un risultato sicuro, ed è dipesa fondamentalmente dal carattere imprevedibile delle contraddittorie mosse del Presidente. Pare che gli stessi cinesi siano increduli di un risultato così netto. In sostanza Trump è riuscito a perdere la fiducia dei nostri alleati e non ha intimorito i cinesi, che adesso gli hanno preso le misure. Di solito, diversamente da quanto Trump riteneva, le guerre commerciali non hanno vincitori, ma spesso hanno perdenti. Trump ne è un esempio.

Il Partito che ha rovinato il Pianeta, di Paul Krugman (New York Times, 12 dicembre 2019)

E' noto che il Partito Repubblicano americano è l'unico importante partito politico al mondo che nega il cambiamento climatico. Ma questo comporta anche che il mondo non ha a disposizione una guida essenziale nel contrastarlo. Quindi la degenerazione della vita politica americana pesa indubbiamente sulla salute del Pianeta. E questo è in stretta connessione con l'altro negazionismo, sulle violazioni della legge messe in atto da Trump.

Donald Trump è negativo per gli ebrei, di Paul Krugman (New York Times, 9 dicembre 2019)

Di recente Trump ha affermato - ad una assemblea di una associazione ebraica - che i presenti non erano tutti 'persone piacevoli' ma dovevano votare per lui perché con i democratici avrebbero avuto tasse più alte. Difficile immaginare altrettanta arroganza. In realtà, solo un 17 per cento degli ebrei americani - che pure hanno livelli di reddito superiori alla media - alle elezioni di medio termine hanno votato per i repubblicani. Ed è un fenomeno che riguarda anche gli americani di origine asiatica e indiana. Nel caso degli ebrei conta evidentemente la memoria storica: la maggioranza di loro sanno che dove l'intolleranza corre frenata, essi sono tra le vittime.

Perché Trump è un uomo delle tariffe? Di Paul Krugman (New York Times, 5 dicembre 2019)

Una riflessione sui motivi per i quali Trump predilige la politica tariffaria, che anzitutto dipendono dalla strana legislazione americana in vigore dai primi anni '30. Allora si intendeva limitare il potere del Congresso, che tendeva ad utilizzare le tariffe con finalità clientelari; dunque si riconobbe un potere esclusivo al Presidente. Sennonché Trump ha fatto piazza pulita di tutti i limiti che in teoria avrebbe (è mai possibile che gli USA possano mettere tariffe sulle importazioni dell'acciaio dal Canada per ragioni di sicurezza nazionale?) La sua passione per le tariffe, in realtà, deriva proprio dalla libertà che in quel settore ha di agire come vuole. E' fondamentalmente un'altra faccia della sua strategia autoritaria.

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