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Democratici, evitate la tana del coniglio, di Paul Krugman (New York Times, 17 ottobre 2019)

Nel recente dibattito delle primarie dei democratici, un tema affrontato da quasi tutti in modo deludente (l'eccezione è stata Bernie Sanders)è stato quello dei pericoli dell'automazione. Si tratta di una debolezza duplice: anzitutto non si tiene conto della storia. Anche negli anni '50 si faceva un gran parlare dei rischi delle tecnologie, e in effetti la agricoltura e il manifatturiero ebbero una grande cambiamento. Eppure vennero anni di spettacolare progresso per i lavoratori. La seconda ragione, è che l'ossessione per la tecnologia è assai funzionale alla politica dei centristi, è una fantasia con la quale si sfugge ai problemi veri della politica.

Verso un’economia circolare, di Thomas Piketty (dal blog di Piketty, 15 ottobre 2019)

Da dove discende la corruzione dell’Ucraina, di Daron Acemoglu e James A. Robinson (da Project Syndicate, 14 ottobre 2019)

[1] Euromaidan (in ucraino: Євромайдан?, traslitterato: Jevromajdan; letteralmente Europiazza) è una serie di manifestazioni originate in Ucraina nella notte tra il 21 e il 22 novembre 2013 all’indomani della sospensione da parte del ...

Non più mezze misure sulle tasse delle grandi società, di Joseph E. Stiglitz (da Project Syndicate, 7 ottobre 2019)

[1] L’espressione transfer pricing identifica il procedimento per determinare il prezzo “congruo” (o “transfer price”) in un’operazione avente ad oggetto il trasferimento della proprietà di beni/servizi/intangibili avvenuta tra ...

Adesso Dio è un congiurato di Trump, di Paul Krugman (New York Times, 14 ottobre 2019)

In un recente discorso il procuratore generale William Barr ha dichiarato che la causa principale dei guai dell'America - malattie mentali e violenza incluse - è il secolarismo, ovvero l'irreligiosità. Strano per colui che dovrebbe anzitutto difendere la Costituzione, che stabilisce la totale libertà dei convincimenti religiosi, compresi quelli che non sono affiliati a nessuna religione. Non tanto strano, se si pensa ai problemi che assediano Trump nelle ultime settimane.

Fortunatamente, Trump è un instabile non geniale, di Paul Krugman (New York Times, 10 ottobre 2019)

Alcune settimane fa Trump, in risposta a critiche che segnalavano le sue 'stranezze', disse che invece lui era proprio "un genio molto stabile". Fortunatamente non è così, e la sempre più arrischiata autodifesa nella vicenda dell'impeachment, lo dimostra. Ma questo articolo non è consolatorio, perché la marcia verso l'autocrazia, senza questi difetti di Trump, rischiava di essere inarrestabile.

La democrazia sul filo del rasoio, di Dani Rodrik (da Project Syndicate, 9 ottobre 2019)

[1] La “Regina Rossa” è un personaggio del racconto di Lewis Carroll “Alice nel paese delle meraviglie”. È un personaggio della scacchiera nel gran gioco ...

L’esperienza dei centristi fanatici, di Paul Krugman (New York Times, 7 ottobre 2019)

Coloro che negli anni passati hanno frainteso nel modo più clamoroso gli indirizzi della politica americana sono stati i centristi. Non i seguaci tetragoni di Trump, che sono sempre più senza prospettive; ma quelli che sostenevano che, pur non essendo Trump uno stinco di santo, non c'era grande differenza tra repubblicani e democratici. E di questo gruppo fa parte anche Joe Biden, che continua a considerare Trump come una aberrazione e a non vedere perché i due partiti non possano collaborare con ragionevolezza. Sembra che questa componente, non rilevante da un punto di vista elettorale ma con un discreto seguito nelle elite e nei media dell'informazione, alla fine stia uscendo - con gli eventi di queste settimane - dal suo negazionismo.

Le prospettive economiche dell’Europa sono più luminose di quanto appaiono? Di Anatole Kaletsky (da Project Syndicate, 1 ottobre 2019)

No, non abbiamo “bisogno” di una recessione, di J. Bradford DeLong (da Project Syndicate, 1 ottobre 2019)

[1] Theranos era una società privata di tecnologia sanitaria, inizialmente pubblicizzata come una società tecnologica innovativa, ma successivamente famigerata per le sue false affermazioni di ...

Ecco che arriva la recessione di Trump, di Paul Krugman (New York Times, 3 ottobre 2019)

La almeno parziale recessione americana si manifesta in alcuni settori che rappresentano un quinto di quella economia: l'agricoltura, i trasporti marittimi e il settore manifatturiero. E' evidente che dipendono tutti dalla guerra commerciale che - secondo il 'twittatore in capo' - doveva essere 'positiva e facile da vincere'. Naturalmente, Trump cercherà di dare la colpa ad altri (ad esempio alla Fed, anche se i tassi di interesse sono attualmente ben al di sotto di quello che i suoi consiglieri economici avevano previsto). Questo è destinato ad avere il suo peso nella vicenda politica. Perché, se molti Presidenti hanno pagato il prezzo di economie avverse, questo è forse in primo caso recente nel quale un Presidente ha fatto tutto da solo.

La Warren contro i plutocrati meschini, di Paul Krugman (New York Times, 30 settembre 2019)

Wall Street è particolarmente ostile alla Warren. Certo, questo dipende dalle sue proposte fiscali sui grandi patrimoni. Ma come possono far paura quelle proposte a persone che avranno comunque tanti soldi da non sapere come spenderli? In realtà, la psicologia conta più dei portafogli: non solo vogliono vivere da nababbi, vogliono anche la gratitudine della società. In effetti le quotazioni della Warren sono sistematicamente in crescita. Le elezioni americane sono inondate di denaro, nessuno schieramento avrà alcun problema a finanziarsi. Sinora la Warren si regola con l'odio di Wall Street come fece Roosevelt negli anni '30. Disse, il vostro odio è benvenuto. A volte avere i nemici giusti è un vantaggio.

Non sarà la Costituzione a salvare la democrazia americana, di Daron Acemoglu e James A. Robinson (da Project Syndicate, 26 settembre 2019)

[1] Negli Stati Uniti dell’Ottocento, il termine robber baron (in inglese, barone–rapinatore o barone ladrone) designava degli imprenditori e banchieri che ammassavano grandi quantità di denaro, costruendosi delle enormi fortune personali, solitamente attraverso la concorrenza ...

Mettere in stato d’accusa Trump è positivo per l’economia, di Paul Krugman (New York Times, 26 settembre 2019)

L'avvio di una procedura di messa in stato d'accusa di un Presidente può provocare turbamento in una pubblica amministrazione. Ma la pubblica amministrazione sotto Trump è fondamentalmente un processo di dequalificazione del Governo federale. Tra i casi più recenti, la sostanziale purga dello spostamento a Washington al Kansas di un servizio prezioso di analisi economiche sulla agricoltura americana. Quindi l'economia americana non soffrirà; al contrario, il fatto che individui cresciuti sul clientelismo comincino a preoccuparsi per la possibile emersione delle loro malefatte, sarà un bene per la gente comune e per le imprese.

I repubblicani fingono soltanto di essere patrioti, di Paul Krugman (New York Times, 23 settembre 2019)

Il tema di un possibile 'impeachment' ha subito una accelerazione, a fronte delle notizie di una ennesima iniziativa di Trump presso una potenza straniera per condizionare la politica americana. I repubblicani si sono sempre avvalsi dell'argomento di un loro superiore patriottismo. Ma avrebbero considerato un tradimento, se un Presidente democratico si fosse comportato come Trump. Un procedura di messa in stato d'accusa probabilmente non supererebbe l'ostacolo della maggioranza repubblicana al Senato, ma darebbe forza ad un tema ormai ineludibile nel dibattito politico nazionale.

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