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La saggezza, il coraggio e l’economia, di Paul Krugman (New York Times 15 agosto 2016)

L'economia americana ha superato meglio di molte altre la crisi iniziata nel 2008, eppure il tasso di crescita è sceso da circa il 3,5 per cento annuo degli ultimi anni '90 all'1,5 per cento attuale. Dovremmo dedurne che l'obbiettivo centrale della nuova Presidenza dovrebbe essere qualche fantasia su come accrescere quel tasso? In realtà, ci sono cose che la politica sa come fare e ci sono le promesse fantastiche, che spesso nascondono intenzioni che si vogliono nascondere. Dare assistenza sanitaria a tutti, pensioni dignitose ed elevare i salari più bassi, sono ricette possibili. Così come aumentare gli investimenti nel sistema infrastrutturale. L'insistenza della Clinton su un programma chiaro di cose possibili, in fondo, è un modo per riformare la politica.

Lo stato della macroeconomia è triste (per esperti) (dal blog di Krugman, 12 agosto 2016)

[1] Il termine DSGE – “Dynamic stochastic general equilibrium” – indica un settore della teoria applicata dell’equilibrio generale, con una certa influenza nella macroeconomia contemporanea. ...

L’uomo della ‘capigliatura’ va incontro agli eredi (dal blog di Krugman, 10 agosto 2016)

[1] Suppongo che con “hair” si intenda riferirsi alla elaborata capigliatura del candidato repubblicano, che ha una assonanza con “heirs” (“eredi”). [2] La connessione nel testo ...

Per trenta denari, di Paul Krugman (New York Times 12 agosto 2016)

Trentaquattro è il numero che indica la percentuale del carico fiscale sugli americani più ricchi, aumentata con Obama di 4/5 punti rispetto al dato del 2008. Percentuale che non diminuirà, ed anzi aumenterà sensibilmente, se Hillary Clinton avrà nel prossimo Congresso un numero di parlamentari sufficiente a realizzare i suo programma. Ed è, dunque, anche il numero che spiega la ragione per la quale il gruppo dirigente repubblicano oggi sostiene Trump. Ovviamente, ci sono altre spiegazioni; ma questa resta forse la più importante. Si tratta del punto di incontro tra una base con forti connotati di intolleranza e di razzismo, ed una destra economica per la quale è cruciale un programma di forti sgravi per i più ricchi. Può darsi che per questi ultimi la supremazia bianca non sia così fondamentale; ma questo rende ancora più meschino il compromesso che tradisce la democrazia americana.

La macroeconomia nebulosa (dal blog di Krugman, 9 agosto 2016)

[1] La connessione è con un rapporto del New York Times di questi giorni, che fornisce un argomentatissimo sondaggio sulle previsioni elettorali, con un risultato ...

Politica macroeconomica prudenziale (dal blog di Krugman, 7 agosto 2016)

[1] Si intende: dell’investimento privato. “Crowd out” si traduce spesso con “spiazzare”, in questo contesto; del resto significa “togliere spazio”. [2] In lingua inglese l’espressione ...

Tempo di indebitarsi, di Paul Krugman (New York Times 8 agosto 2016)

Emergono dappertutto episodi che mostrano le gravi urgenze del sistema infrastrutturale americano: un dirigente della metropolitana di Washington ha dichiarato che tutte le linee dovrebbero essere chiuse per alcuni mesi, se si vogliono evitare collassi in un prossimo futuro. Le spiagge della Florida sono ripiene di fanghiglia verdastra per mancati investimenti nel collettamento delle acque provenienti da un Lago. E le comuni obiezioni ad una forte politica di investimenti pubblici non hanno fondamento: indebitarsi oggi, con i tassi di interesse quasi allo zero, sarebbe la cosa giusta da fare. Ma a tal fine non basterà una vittoria della Clinton, ci vorrà un risultato forte dei Democratici che metta la futura Presidenza al riparo della opposizione 'da terra bruciata' dei repubblicani. Eppure, se la politica è incerta, quello che si dovrebbe fare è chiaro.

I nuovi delusi della globalizzazione, di Joseph E. Stiglitz (da Project Syndicate, 4 agosto 2016)

[1] In italiano tradotto con “La globalizzazione e i suoi oppositori”, Einaudi 2003. Ma “discontent” non significa propriamente ‘oppositore’: significa esattamente scontento, insoddisfatto, delus0, infelice ...

Nessuna svolta a destra, di Paul Krugman (New York Times 5 agosto 2016)

E' prematuro dare credito ai sondaggi sulle elezioni americane, ma il recente balzo in avanti della Clinton non sembra un fenomeno effimero. Soprattutto, potrebbe indicare una sorta di "spirale dell'ottusità", ovvero la condizione di un candidato che è poco sensato di suo, e diventa sempre più inquietante quando le sue credenziali diminuiscono sensibilmente. La qualcosa sta provocando vari interventi da parte di commentatori centristi, che spingono la Clinton a raccogliere questo clima di molti repubblicani in crisi, a spostarsi a destra. Ma di quali concessioni si parla? I repubblicani americani hanno da tempo costruito le condizioni per l'ascesa di Trump. Ammiccavano al razzismo da anni con un linguaggio in codice, ora si ritrovano con un candidato che ha fatto saltare ogni codice. Chi comincia a capire che si tratta di un rischio troppo grande per gli stessi conservatori, è nella condizione del Dottor Frankenstein. Ha creato un mostro, è in tempo per ravvedersi, ma non può attendersi un premio.

Meritano il nostro disprezzo, di Paul Krugman (New York Times 1 agosto 2016)

Proviamo, suggerisce Krugman, a leggere la vicenda politica americana dal punto di vista degli elettori repubblicani ragionevoli, che pure esistono. Se si mettono in fila le ragioni che essi possono avere nella loro antipatia per la candidatura della Clinton, è abbastanza evidente che non la possono descrivere come un pericolo pubblico. Non lo è lei e non lo è stato Obama. Mentre - sia sui temi dell'economia, che della sicurezza, che della democrazia in America - è evidente che Trump è un rischio assai grande. Forse chi vota repubblicano da decenni è dominato da uno stato d'animo che gli rende complicato un semplice ragionamento sull'evidenza. Ma i dirigenti repubblicani hanno ben altra responsabilità e non se la assumono soltanto per timore per le loro carriere.

Ricostruire un Partito socialdemocratico di massa? Di Simon Wren-Lewis (dal blog Mainly Macro, 30 luglio 2016)

[1] Iain Duncan Smith, conservatore e membro del Governo di Cameron dopo la vittoria elettorale della destra nel maggio del 2015 con la delega al ...

Labour: i tempi cambiano, di Simon Wren-Lewis (dal blog Mainly Macro, 26 luglio 2016)

[1] Un focus group (o gruppo di discussione) è una tecnica qualitativa utilizzata nelle ricerche delle scienze umane e sociali, in cui un gruppo di ...

Chi ama l’America? Di Paul Krugman (New York Times 29 luglio 2016)

Giorni istruttivi per la politica americana. La Convenzione democratica è apparsa come un convinta celebrazione dell'America, ad esempio nel discorso di Michelle Obama,quando ha parlato della sua commozione nel vedere le figlie giocare sul prato della Casa Bianca, un edificio che venne costruito dagli schiavi d'America. Di contro, la Convenzione repubblicana ha confermato lo strano idillio tra Trump e Putin, sino alla richiesta che il candidato repubblicano ha avanzato di un qualche sostegno 'informatico' da parte dei russi alla sua campagna. Se coloro che erano i critici oggi sono i patrioti, e coloro che erano i patrioti oggi si distinguono per azzardate simpatie esterofile, cosa è successo? E' successo semplicemente che l'amore per l'America non è mai stato un tratto distintivo dei conservatori; essi non amano il loro paese - con le sue varietà ed i suoi limiti. Amano la loro tribù.

Una breve storia dell’(in)equaglianza, di J. Bradford DeLong (da Project Syndicate, 27 luglio 2016)

[1] Università della California, Los Angeles. [2] Le leggi Jim Crow furono delle leggi locali e dei singoli stati degli Stati Uniti d’America emanate tra il 1876 e il 1965. Di fatto ...

Macroeconomia tedesca: l’ombra lunga di Walter Eucken (da un convegno organizzato dall’European Policy Center, estate 2016), di Peter Bofinger

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