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Trump, il taglio delle tasse e il terrorismo, di Paul Krugman (New York Times, 5 agosto 2019)

Il nesso tra il razzismo del Partito Repubblicano e la sua politica dei tagli delle tasse sui ricchi è abbastanza semplice. Gli obbiettivi di governo principali dei repubblicani sono da anni quei tagli fiscali e quelle riduzioni della spesa sociale, che però sono molto impopolari. Per vincere, i repubblicani hanno avuto bisogno di usare i sentimenti razzisti ancora diffusi nella società americana. Una sorta di gioco delle due carte: si prendevano voti con richiami razzisti, poi si governava con il proposito di aiutare i ricchi a danno della assistenza sociale. Ma questo gioco è diventato molto rischioso nel momento in cui l'estremismo suprematista è cresciuto in modo evidente. I repubblicani, anche quelli che magari hanno ripugnanza per il razzismo, hanno scelto di negarlo e di non toccare una legge che consente la facile vendita di armi di guerra. Così sono diventati evidentemente complici del terrorismo.

Il pantano commerciale di Trump (per esperti). di Paul Krugman (dal blog di Krugman, 3 agosto 2019)

[1] In pratica, si è passati da un percentuale del 3,1 nel 2017, ad una deel 21,5 annunciata in questi giorni, che potrebbe salite al ...

La crisi della democrazia anglo-americana, di Jeffrey D. Sachs (da Project Syndicate, 25 luglio 2019)

Perché la politica economica di Trump è stata un flop? Di Paul Krugman (New York Times, 1 agosto 2019)

I completi insuccessi delle due iniziative principali di politica economica di Trump sono ormai abbastanza evidenti. Il taglio delle tasse del 2017 non ha portato alcun aumento degli investimenti delle imprese; i soldi sono soprattutto serviti a riacquistare azioni. La guerra commerciale ha spostato i deficit commerciali dalla Cina al Vietnam, e la conseguente incertezza ha anch'essa contribuito a scoraggiare gli investimenti. L'economia americana è talmente vasta, che pure questi inequivocabili fallimenti non saranno un catastrofe. Ma resta il fatto che Trump non potrà vantarsene, e dunque attingerà soprattutto dal suo repertorio di razzismo.

Un razzista impantanato nel passato, di Paul Krugman (New York Times, 29 luglio 2019)

L'aperto razzismo messo in evidenza quotidianamente da Trump - in particolare con attacchi a membri di colore del Congresso - non è una novità nella storia americana: riecheggia quello che non pochi sostenevano sino agli inizi degli anni '90, a fronte di una ondata di crimini che spesso si concentravano nelle zone più povere delle grandi città. Ma da allora la storia è cambiata, ed ha dimostrato che aveva ragione il sociologo William Julius Wilson. Allora il problema si concentrava tra le persone di colore, a fronte di un collasso del lavoro nelle periferie delle metropoli. Oggi si concentra nella popolazione bianca dell'America rurale, con le 'morti per disperazione' da oppioidi, da suicidi e da alcool. Zone che oggi sono i punti di forza elettorali del trumpismo. Come spiegava Wilson, il colore della pelle non era la causa del collasso sociale, ma l'effetto.

Il programma segreto di aiuti all’estero di Trump, di Paul Krugman (New York Times, 25 luglio 2019)

E' stato in altre occasioni chiarito che il taglio delle tasse di Trump non ha comportato né maggiori investimenti da parte delle imprese, né tantomeno aumenti dei salari: fondamentalmente è stato un affare per gli azionisti e ha consentito un impennata di elusioni fiscali. Nel frattempo, le politiche tariffarie di Trump vengono pagate con aumenti dei prezzi dei beni importati dagli USA, ovvero dai consumatori americani. Ma occorre aggiungere che il 35 per cento di quegli sgravi sono andati agli investitori stranieri. In sintesi: dalle tariffe si sono raccolti 20 miliardi di dollari in più (a carico dei consumatori); nel frattempo agli investitori stranieri Trump ha regalato circa 40 miliardi di dollari.

Cosa sta spingendo il populismo? Di Dani Rodrik (da Project Syndicate, 9 luglio 2019)

Biden e Sanders non si comportano bene, di Paul Krugman (New York Times, 22 luglio 2019)

In un recente dibattito delle primarie democratiche tra Joe Biden e Bernie Sanders, i due uomini politici hanno presentato le loro diverse tesi in materia di sanità: per un deciso potenziamento della riforma di Obama il primo, per una soluzione del tipo "Medicare-per-tutti", il secondo. C'è spazio per entrambe le tesi, ma è deprecabile la faziosità degli argomenti utilizzati nella reciproca polemica. Dovrebbero essere entrambi richiamati ad una polemica più sensata, non nociva per il loro stesso partito.

É davvero la plutocrazia il problema? Di J. Bradford DeLong (da Project Syndicate, 9 luglio 2019)

[1] È una organizzazione internazionale no-profit che riunisce 1.200 società pubbliche e private e altre organizzazioni di più di sessanta paesi. [2] Un gigante manifatturiero ...

L’uomo del deficit e le elezioni del 2020, di Paul Krugman (New York Times 18 luglio 2019)

L'economia statunitense, che certo non è in crisi, farà un regalo a Trump, nel 2020? Occorre considerare vari aspetti. Il grande taglio delle tasse alle imprese ed ai più ricchi, come era prevedibile, ha provocato un sobbalzo dell'economia. Ma il fenomeno resterà confinato al breve termine, e gli analisti economici già percepiscono i segni di un suo rallentamento. Ora, particolarmente negli USA, i fattori economici che influiscono sui dati elettorali sono quelli che indicano le tendenze, molto più che i livelli assoluti. Sia Reagan che Obama vinsero le elezioni con una disoccupazione elevata, ma con un chiara tendenza al miglioramento. E' probabile che l'effetto keynesiano del deficit provocato da Trump non si prolungherà sino alle elezioni del 2020.

Da Versailles all’euro, di Robert Skidelsky (da Project Syndicate, 20 giugno 2019)

[1] Il riferimento è al “Mercante di Venezia” di Shakeaspare (1596-1598). Un usuraio ebreo (Shylock) aveva concesso un prestito ad un veneziano (antonio), condizionato dal ...

Il razzismo è uscito dall’armadio, di Paul Krugman (New York Times, 15 luglio 2019)

Nei giorni passati Trump ha affermato che quattro congressiste democratiche dovrebbero tornare nei loro paesi di origine. A parte il fatto che tre di esse sono nate in America ed una è una regolare cittadina naturalizzata, è stato un po' come tirare fuori il razzismo vero e proprio dagli armadi. Razzismo autentico, e non più quello mascherato da qualche richiamo allusivo. Implicazioni varie, anche per i democratici.

I fanatici dell’oro sono con Trump, di Paul Krugman (dal blog di Krugman, 13 luglio 2019)

[1] Ovvero i poveri e la gente di colore, nel linguaggio dei conservatori americani.        

Il nuovo complotto contro la legge sanitaria di Obama, di Paul Krugman (11 luglio 2019)

Di nuovo il rischio di una sostanziale soppressione della legge sanitaria di Obama. Una arzigogolata causa civile, appoggiata da molti Procuratori Generali di Stati repubblicani e dalla Amministrazione Trump, minaccia la costituzionalità della Legge sulla Assistenza Sostenibile, che pure venne ammessa dalla Corte Suprema nel 2012. Il punto è che questa volta sono entrate in gioco le intromissioni repubblicane sulla autonomia del potere giudiziario. Quindi, questo sarà un tema di fondo nelle elezioni del 2020.

Trump e i mercanti della carcerazione, di Paul Krugman (New York Times, 8 luglio 2019)

In genere, la violazione di alcuni principi della democrazia americana va di pari passo con fenomeni di corruzione che vanno a beneficio di Trump e della sua Amministrazione. Un settore nel quale tutto questo si manifesta in modo significativo è quello delle prigioni private. L'importanza di questi fenomeni di capitalismo clientelare è cresciuta in questi anni nei quali la politica dei conservatori ha accresciuto il fenomeno della carcerazione degli immigrati. E non c'è alcun dubbio che gli uomini di Trump hanno assunto ruoli di direzione in questi istituti di pena.

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