Nel recente discorso sullo Stato dell'Unione, Trump non h fatto cenno al tema del debito, nonostante che esso sia cresciuto notevolmente dopo gli sgravi fiscali. Un suo collaboratore ha detto che non ne ha parlato perché "non interessa a nessuno". Interessante, dopo anni di guerra bruciata sul debito con la Amministrazione Obama, quando l'economia aveva bisogno di una spesa pubblica più forte. Oggi il bisogno è minore perché la disoccupazione è bassa, ma anche i tassi di interesse restano bassi, dunque varie iniziative infrastrutturali o sociali in deficit sarebbero sacrosanti investimenti sul futuro. Se e quando i democratici potranno mettere in atto le loro politiche, non dovranno impressionarsi per l'ennesimo voltafaccia di repubblicani e centristi. Abbiamo già dato.
Nel recente discorso sullo Stato dell'Unione, Trump è passato dai consueti discorsi a sfondo razzista al tema della minaccia del socialismo. Ora, in America non c'è nessuno che vagheggi Stalin o Mao. Quando gli americani si dicono favorevoli al socialismo, soprattutto i giovani, intendono in genere i paesi del nord Europa. Dove in effetti la aspettativa di vita è superiore, la sicurezza sociale è più solida, l'ineguaglianza è minore e i ricchi pagano più tasse. Che sembrano cose che non dispiacciono alla maggioranza degli americani.
[1] La tabella mostra gli andamenti, a partire dal 1970, della aliquota fiscale sui redditi dei più ricchi (verde), della aliquota fiscale sui redditi delle ...
Complesso e assai utile punto di vista su un aspetto fondamentale della politica americana: perché in America è praticamente vuoto quel 'quadrante' della politica di solito riempito dai "centristi", ovvero da coloro che sono progressisti sulle politiche sociali e razziali, ma sono conservatori su quelle economiche? L'ipotesi di una candidatura del centrista Howard Schultz, che sarebbe figlia di un ragionamento di quel genere, è stata accolta nei sondaggi con molto scetticismo. In realtà gli americani sembrano a favore di politiche economiche di sinistra, ad esempio di tasse più elevate sui ricchi e di una difesa della assistenza sanitaria per tutti. C'è probabilmente in America un nucleo elettorale effettivo per una forma di populismo, ma con esso i democratici non possono transigere sui problemi sociali e razziali, e alla fine neanche i repubblicani possono intendersi, considerate le loro politiche economiche al servizio dei più ricchi. Un tema "lungo" della storia americana, non ancora sradicato per intero.
Di recente i centristi, in America, sono tornati in campo, da Michael Bloomberg - già Sindaco di New York dal 2002 al 2013 - a Howard Schultz, noto come passato dirigente di Starbucks. Il rischio dei centristi potrebbe essere quello di indebolire i democratici nel loro impegno di sconfiggere Trump nel 2020. Il punto è che il centrismo americano si alimenta di fantasie pure, a partire da quella di una analogia tra un estremismo di destra ed uno di sinistra. Ma a sinistra non esiste niente del genere, giacché le proposte più audaci della sinistra progressista non rispecchiano altro che il modello di paesi come la Danimarca e la Svezia. Mentre le ricette dei centristi fanatici sono invariabilmente quelle di tutelare i privilegi fiscali dei più ricchi e di tagliare le spese dei programmi sociali.
[1] Ovvero, del livello di equilibrio tra natalità e mortalità. Anche se il tasso di fertilità che indica il numero medio di figli delle donne ...
La proposta di una tassa sulle grandi ricchezze, presentata da Elizabeth Warren con l'ausilio di due massimi esperti mondiali di ineguaglianze come Saez e Zucman, è un passo chiaro e coraggioso nella direzione giusta. L'America inventò la tassazione progressiva, sin dai tempi di Theodore Roosevelt e la proposta dell Warren porterebbe gli Stati Uniti ad aliquote che avevano già negli anni '50. Ma si sottovaluta il fatto che la maggioranza degli americani è del tutto favorevole ad una tassazione più progressiva. Così, gran parte dei commentatori la scambia quasi per una idea sovversiva.
[1] John C. Bogle, nato a Montclair nel New Jersey nel 1929 e morto il 16 gennaio di questo mese, è stato un investitore americano, ...
Spesso, nelle recessioni recenti, una varietà di concause sono state decisive. Questa potrebbe essere la forma della prossima crisi; i segni si vedono nella congiuntura della eccessivamente squilibrata Cina, nei problemi che attanagliano l'Europa, nei danni della crisi commerciale voluta da Trump e nello stesso shutdown negli Stati Uniti. La buona notizia sarebbe che tali cause potrebbero non avere un impatto così devastante come la crisi finanziaria del 2008; la cattiva notizia è che gli strumenti per intervenire sono oggi assai scarsi. Lo spazio per una riduzione dei tassi di interesse è molto o del tutto ridotto e la volontà della politica ad imboccare una strade di stimolo con la spesa pubblica non si vede, né negli Stati Uniti né in Europa.
[1] Oggi questi fatti sono accaduti, ma questo articolo è stato scritto alla fine di dicembre. [2] Per “catene dell’offerta” si intende quel vasto fenomeno ...
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