Recenti resoconti sullo stato dell'energia eolica hanno mostrato grandi prossimi sviluppi e, in generale, le energie rinnovabili sono ormai più convenienti di quelle derivanti dai combustibili fossili. Ad oggi il problema principale non è nella tecnologia, ma nella politica. E' improbabile che Trump e compagni pensino di bloccare la storia, ma come minimo pensano di ritardarne gli effetti, ovvero di difendere i massimi profitti ancora possibili nelle industrie della dipendenza dal carbone.
Dunque, Paul Ryan se ne va, abbandona la politica, non è in lizza per la prossima Presidenza della Camera dei Rappresentanti del Congresso americano. Krugman ha scritto molto in questi anni su Ryan, sin da quando lo definì "flim-flam man", l'uomo degli imbrogli. Gli imbrogli, allora, consistevano in proposte di bilancio che, nella veste di Presidente di minoranza della apposita Commissione, egli avanzava. I conti non tornavano mai, grandi sgravi fiscali sui più ricchi compensati da soluzioni misteriose. Poi, con Trump, non ha mai detto una parola sui casi di corruzione e sul disprezzo trumpiano per lo Stato di diritto. In pratica, non si è mai distinto in una deriva che - credo per la prima volta - Krugman definisce 'fascista'.
Le complicate ragioni, spiegate in modo esauriente, per le quali la riforma sanitaria di Obama non è stata liquidata dai repubblicani e resta un tema di prima grandezza nelle future elezioni di medio termine americane, con le quali si deciderà quale partito avrà il controllo dei due rami del Congresso. In sostanza: i repubblicani non sono riusciti ad abrogare la riforma, stanno tentando in tutti i modi di sabotarla, ma ci sono alcune 'astuzie' nella riforma che sinora le hanno consentito di continuare a funzionare. (per i lettori che intendono far questa full-immersion nei temi della sanità statunitense, mi permetto di sottolineare che una lettura delle note della traduzione a fondo pagina può essere utile)
[1] Mi pare che, osservando la Figura 1, l’incremento medio per gli Stati Uniti dovrebbe essere tra i 20 ed i 30 punti percentuali, mentre ...
[1] Credo che esistano due diversi indici del tasso di cambio, il “narrow”, che è misurato a confronto con un ristretto numero di partner commerciali, ...
C'è una logica nelle mosse della Amministrazione Trump in materia di tariffe? Il Presidente un giorno le minaccia, i mercati azionari crollano, allora i suoi collaboratori tranquillizzano che non ci sarà una guerra commerciale, a quel punto Trump teme di apparire debole e torna a minacciare. Il problema vero è che una logica non c'è, perché non c'è una analisi realistica dell'economia globale. Trump considera che il surplus commerciale della Cina verso gli Stati Uniti sia il segno che loro stanno vincendo. Ma in realtà, il dato - almeno oggi - dipende soprattutto dal fatto che i capitali cinesi in ingresso in America sono maggiori degli investimenti americani in Cina. E il dato è in gran parte illusorio, giacché i cinesi assemblano una gran quantità di componenti realizzate in Giappone e in Corea del Sud. L'America vuole davvero una guerra commerciale senza quartiere? Con una danno grande alle sue esportazioni agricole? Nessuno lo sa, tanto meno Trump. La sua è l'arte del dimenarsi.
Una nazione che sino agli anni '70 aveva visto una continua riduzione dei suoi divari economici e sociali - ad esempio tra Mississippi e Massachusetts - e che li ha visti nuovamente crescere negli ultimi decenni. Una polarizzazione economica nei processi dell'ineguaglianza che è andata di pari passo con una polarizzazione politica. Il sociologo William Julius Wilson aveva ammonito che il disfacimento sociale nei ghetti non derivava da difetti della cultura afroamericana; quel disfacimento oggi si ripete nel cuore dell'America interna, con mancanza di lavoro qualificato, mortalità crescente, abuso di oppioidi. E la politica accompagna quei processi, giacché quelle regioni sono anche quelle che hanno deciso il successo di Trump, o che si oppongono ad un ampliamento di Medicaid.
Due eventi assolutamente minori recenti: un accordo commerciale senza alcuna sostanza con la Corea del Sud e la nomina del medico della Casa Bianca al Dipartimento che dà assistenza sanitaria a milioni di ex militari statunitensi. Nel primo caso, l'accordo è sembrato, nella sua inconsistenza, voler essere proprio un messaggio agli investitori che le guerre commerciali di Trump non sono una cosa seria. E gli investitori, dopo un iniziale crollo dei mercati azionari, hanno reagito con sollievo. Nel secondo, il medico - forse premiato per aver parlato con enfasi della salute del Presidente - dovrà gestire un settore cospicuo senza averne alcuna esperienza. Ma dunque: Trump si occupa di politica o considera il suo lavoro alla stregua di un semplice spettacolo da reality TV?
« Pagina precedente — Pagina successiva »