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Fategli mangiare le bistecche di Trump, di Paul Krugman (New York Times 10 maggio 2018)

L'offensiva dei repubblicani e di Trump sul programma dei sostegni alimentari non dipende dal desiderio di costringere i beneficiari a lavorare e neanche è una questione di soldi. I destinatari di quegli aiuti che non lavorano sono davvero pochi: anziani, bambini, disabili o persone che devono assistere altri componenti delle loro famiglie. I soldi che si risparmierebbero corrispondono all'1 per cento delle entrate che si perdono per i tagli fiscali ai ricchi. Può sembrare folle, ma in sostanza si tratta di meschina cattiveria sociale assunta a principio del governo. Pare che Trump consideri l'aiuto alla povera gente come un insulto.

Rosicchiare l’assistenza sanitaria, di Paul Krugman (New York Times 7 maggio 2018)

I repubblicani avevano promesso di far saltare la riforma sanitaria con un solo colpo devastante; ma l'opinione pubblica non ha gradito e l'abrogazione della legge non è stata approvata. Anziché sguinzagliare un mostro marino, hanno mandato in scena le termiti, che hanno il compito di rosicchiarla un po' alla volta, tramite veri e propri sabotaggi. Un obbiettivo è colpire Medicaid, il programma sanitario per i poveri, che in buona misura ha ridotto il numero dei non assicurati. Un altro obbiettivo è spingere le persone in salute e giovani a non assicurarsi. In tal modo resteranno i più cagionevoli, che comporteranno per le assicurazioni costi più elevati, e dunque alla fine polizze più costose. E i repubblicani diranno che la riforma sanitaria è fallita, esattamente come avevano previsto. La strategia delle termiti provocherà danni reali, e bisognerà aiutare gli americani a capire chi ne porta la responsabilità.

Economia innaturale (per esperti) (dal blog di Paul Krugman, 6 maggio 2018)

[1] Per una maggiore spiegazione dei concetti della “curva di Phillips”, del cosiddetto Nairu (“tasso di disoccupazione che non accelera l’inflazione”) e altri temi connessi, ...

La Grande Recessione sta ancora tenendo in basso i salari? (per esperti) Dal blog di Paul Krugman, 4 maggio 2018.

[1] ”L’economista neozelandese Alban William Phillips (1914 – 1975), nel suo contributo del 1958  ‘The relationship between unemployment and the rate of change of money wages in the UK 1861-1957′  ...

Apple e i frutti del taglio delle tasse, di Paul Krugman (New York Times 3 maggio 2018)

Apple aveva annunciato il rimpatrio dei suoi profitti all'estero, ma adesso chiarisce che una gran parte di quei soldi se ne andranno in riacquisti delle azioni della società. Ovvero, i vantaggi andranno ai possessori delle azioni. Non aumenteranno certo gli investimenti sul capitale fisico e dunque i vantaggi non andranno certo certo ai salari dei lavoratori. Ci sono varie ragioni per tutto questo, ma una delle più importanti è che per molte società i profitti vengono oggi da una posizione di quasi monopolio sui mercati: quello che conta è un marchio, in virtù del quale si possono caricare i prezzi finché il mercato lo sopporta. E le società non avranno nessuna ragione per distribuire quei profitti aggiuntivi sul lavoro. Non tutta l'economia americana è fatta in questo modo, ma questa è la sostanza cospicua e crescente del funzionamento dei mercati.

I politici non hanno bisogno di nuove idee, (dal blog di Paul Krugman, 2 maggio 2018)

La ossessione per la quale i politici devono avere nuove idee - assai diffusa tra i commentatori che su questa base irridono i candidati democratici, come avvenne per Al Gore e per Hillary Clinton - non tiene conto del fatto che più che idee nuove, servirebbe mettere in pratica idee buone, che esistono da tempo. Sappiamo quello che serve per avere una politica dell'accesso garantito a tutti alla assistenza sanitaria, o per avere una politica della protezione dell'ambiente. Il problema è avere gruppi dirigenti che sappiano mettere in pratica quelle idee. L'equidistanza tra coloro che ci provano e coloro che insistono con la ricetta di tagliare le tasse ai ricchi e togliere i sussidi ai poveri non aiuta certo a distinguere le idee buone.

Può essere evitata una guerra commerciale? Di Barry Eichengreen (da Project Syndicate, 10 aprile 2018)

Il decennio perduto delle economie avanzate, di Robert Skidelsky (da Project Syndicate, 13 aprile 2018)

Come sta funzionando il taglio delle tasse? Di Paul Krugman (New York Times 30 aprile 2018)

E' troppo presto per valutare gli effetti della legge sui tagli alle tasse di Trump e dei repubblicani del Congresso? Il punto è che per ottenere gli effetti mirabolanti che era stati promessi, avrebbe dovuto esserci sin da subito una grande crescita degli investimenti delle imprese. Invece non ce ne è traccia. I lavoratori americani non vedono alcuna conseguenza sulle loro buste paga,al punto che i repubblicani hanno addirittura smesso di parlarne nelle campagne elettorali. E per ogni mese nel quale gli investimenti non esplodono, i vantaggi di certo finiscono nelle tasche degli azionisti, del tutto indisponibili a dividerli con i lavoratori. In sostanza, il taglio delle tasse ai ricchi ed alle società ha tutti gli effetti che hanno avuto i tagli delle tasse nell'ultimo decennio: nessuna magia e solo il boom del deficit del bilancio.

Letture del fascismo, di Marco Marcucci (aprile 2018)

zz 529Gli storici più recenti del fascismo – ultimo ventennio o decennio - non hanno aggiunto poco a quello che si sapeva, anche se le loro letture del fascismo non sembra abbiano interessato granché i media e la politica. Mi riferisco, ad esempio, ai contributi illuminanti di Emilio Gentile e Salvatore Lupo – “E fu subito regime. Il fascismo e la marcia su Roma”, di Emilio Gentile, Laterza 2012; “Il fascismo”, di Salvatore Lupo, Feltrinelli 2000. Perché dico che non hanno interessato granché i media e la politica? Perché l’idea del fascismo che si continua di frequente a trasmettere è in fondo quella di un fenomeno che lacerò le coscienze degli italiani, dove il fascismo e l’antifascismo costituiscono una sorta di coppia inestricabile, da una parte proiettando all’indietro, sull’intero ventennio, quello che fu l’esito di guerra civile di quella storia, dall’altra rendendo insufficientemente visibili i caratteri autonomi del fascismo stesso. Questa sorta di ‘strabismo storiografico’ può giustificare atteggiamenti opposti: retrodata una resistenza che in fin dei conti per molti anni ci fu ma non ebbe un peso sostanziale, essendo stata l’opposizione liquidata sin dai primi anni, prima della Marcia su Roma e ben prima della cosiddetta svolta mussoliniana del 1925; oppure allude ad una serie di scelte infelici, e magari quasi obbligate, riducendo la storia del fascismo ad una sequenza di sfortune (ovvero, non erano mancate le “cose buone”!). Nel primo caso, restano in ombra le ragioni della sconfitta della democrazia, che dipese in buona misura dal successo militare del fascismo, ovvero da un ‘combattentismo’ che modificò alla radice la cultura politica; nel secondo restano completamente in ombra le ragioni della conseguenzialità delle scelte successive del regime fascista, anzitutto l’alleanza con il nazismo e la guerra. (continua)

La guerra di Trump sui poveri, di Paul Krugman (New York Times 26 aprile 2018)

La domanda alla quale si deve rispondere non è se sia in atto una guerra di Trump e dei repubblicani ai poveri, dato che è evidente che di questo si tratta, ma per quale ragione si è fatta questa scelta. Di certo non è dipeso dai timori sul deficit del bilancio, visto che quel deficit è stato fatto scoppiare con i tagli alle tasse dei più ricchi. Neanche è ragionevole supporre una qualche strategia economica; gran parte dei programmi sociali che sono sotto attacco si ripagano da soli, soprattutto perché sono la condizione per avere bambini in migliore salute e, domani, adulti in migliore salute. Dunque, si tratta semplicemente di non avere alcuna empatia verso i poveri. O, per dirla diversamente, l'antipatia verso i poveri è un tratto distintivo dei conservatori.

Non ci serve fare a meno dell’istruzione, di Paul Krugman (New York Times 23 aprile 2018)

Molti Stati americani governati dalla destra si trovano a pagare i prezzi delle loro politiche locali dei tagli alle tasse. I tagli alle tasse non producono alcun miracolo, semplicemente fanno crollare le entrate e provocano disastri nei conti pubblici. Ma mentre al livello federale Trump può, per un po', infischiarsene delle conseguenze, la legge prevede per gli Stati i conti in pareggio. Così si devono tagliare le spese, e una buona parte delle spese vanno al pagamento degli stipendi degli insegnanti del settore pubblico. Che negli ultimi anni sono diminuiti in media del 23 per cento, rispetto agli altri laureati. Ora si sta raggiungendo il punto limite e vari repubblicani, come il Governatore del Kentucky Bevin, reagiscono con invettive contro gli insegnanti, che non a caso sono in lotta in molti Stati.

Tariffe sull’acciaio e salari (penosamente per esperti). (Dal blog di Paul Krugman, 22 aprile 2018)

[1] La frase fu detta da Dick Cheney a proposito della guerra in Iraq ed è dunque considerata un sinonimo di un abbaglio clamoroso. [2] ...

Il grande crollo della pozione miracolosa, di Paul Krugman (New York Times 19 aprile 2018)

Anche se il taglio delle tasse di Trump assomiglia in tutto a precedenti esperienze repubblicane (il taglio alle tasse di Bush nel 2001, che qualche vantaggio recò al Partito Repubblicano), pare che stavolta la reazione degli americani sia diversa. Un numero crescente di americani si rende conto della enorme sproporzione a vantaggio dei più ricchi, ed anche comincia a comprendere la connessione che c'è tra il taglio alle tasse e il conseguente aumento del deficit, e i nuovi assalti da parte dei repubblicani ai programmi sociali. Perché questa volta c'è maggiore consapevolezza? Una analisi delle differenze tra le due situazioni; differenze economiche ed anche differenze psicologiche, dato che lo stile di Trump comincia ad essere vissuto con sospetto dagli americani.

(Se) non m’inganno : gli elettori e i tagli alle tasse, di Paul Krugman (dal blog di Krugman, 18 aprile 2018)

[1] Ho trovato su un curioso blog (“Sentence first. Un blog di un irlandese sul linguaggio inglese”) una dotta spiegazione sulla espressione “I amn’t” – ...

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