[1] “Snowball” significa “palla di neve” ma significa anche, come verbo, qualcosa che “cresce a dismisura, che si impenna riproducendosi”. Nel testo viene usato in ...
Il libro : “Il New Deal. Una storia globale”, di Kiran Klaus Patel (Einaudi, 2018), lo annuncia il titolo, si propone come una novità negli studi di quel periodo della storia americana, per il suo sforzo di privilegiare le connessioni e le somiglianze con la storia di tanti paesi del mondo (non solo i maggiori paesi europei, che pure compaiono di frequente, ma una varietà di popoli e di continenti, dall’America Latina all’Australia, dall’India al Canada). Le somiglianze mostrano in particolare come quell’epoca si venisse caratterizzando per molteplici tentativi di addomesticare la crisi del capitalismo con una nuova intraprendenza degli Stati, in particolare sui terreni dell’agricoltura e della previdenza sociale. Le connessioni mettono soprattutto in evidenza come quel mondo tutto intero continuasse a pagare un prezzo enorme alla Grande Guerra – il nodo dei debiti e dei nuovi prestiti, a cui, nel corso degli anni ’30, si aggiunse la presa d’atto della connessa ingestibilità della parità aurea, e la caduta spettacolare del commercio globale.
Se questo approccio produce una sterminata ricchezza di notizie e riferimenti, non sono molto sicuro che, almeno per quello che riguarda le somiglianze delle politiche sociali, produca sempre una comprensione più profonda della storia americana. Ma su questo aspetto tornerò subito. Invece è fondamentale la comprensione che la storia di quegli anni fosse segnata da una prosecuzione in altre forme del collasso della globalità che era esploso con il conflitto mondiale. (prosegue)
Si è aperta un discussione tra i democratici americani sulla applicazione più o meno rigida della norma che prevede che i nuovi deficit di bilancio siano accompagnati da misure equivalenti sul lato delle tasse o dei tagli alle spese. Krugman prende posizione contro una applicazione rigida di tale regola: perché ci sono spese per le quali è giusto indebitarsi quasi sempre e perché la condotta dei repubblicani è stata talmente irresponsabile, con i tagli alle tasse alle società ed ai più ricchi, che i democratici rischiano che i loro comportamenti ortodossi vadano a vantaggio soltanto del cinismo dei loro avversari.
[1] La scala verticale a sinistra, misura la percentuale delle aliquote fiscali sui redditi dichiarati dai più ricchi (celeste), che era ancora attorno al 90 ...
[1] La tabella mostra – da quello che comprendo – come si sono indirizzati i profitti degli investimenti diretti: lungo la linea arancione nei dividendi, ...
[1] Nella connessione nel testo inglese un articolo del 15 novembre del Washington Post che spiega come la misura della abrogazione del cosiddetto “mandato individuale” ...
I democratici, in quest'anno che li separa dalle future elezioni elezioni presidenziali, pur avendo la maggioranza della Camera dei Rappresentanti, non potranno varare nuove legislazioni positive. Ma in materia di cambiamento climatico si possono fare molte cose anche senza nuove leggi. Occorrerà seguire uno schema simile a quello utilizzato per la assistenza sanitaria, dove con la riforma di Obama non si crearono grandi turbamenti su alcuni diritti esistenti - come le assicurazioni a carico dei datori di lavoro - ma si estese grandemente la platea degli assicurati. Misure del genere sono possibili anche in materia energetica e preparerebbero nuove legislazioni future senza imporre nuove tasse.
Gli economisti di tendenza conservatrice, quelli che che conservavano una loro reputazione e non erano semplicemente pennivendoli, in particolare dopo il 2016 l'hanno mandata alle ortiche. Erano quelli che avevano attaccato la Fed per una politica monetaria facile, quando la disoccupazione andava alle stelle. Allora gridavano all'inflazione, dopo il taglio delle tasse che ha fatto scoppiare il bilancio, silenzio completo. Brama di nomine, di posti di potere? Il punto è che non li avranno, perché il Partito Repubblicano predilige quelli che un economista di destra come Greg Mankiw definì "svitati e ciarlatani".
[1] Secondo un articolo che appare nella connessione nel testo inglse, nei tre Stati del Madhya Pradesh, Rajasthan e Chhattisgarh – tra il 2004 e ...
Per quanto i recenti psicodrammi di Trump - uno strombazzato accordo con la Cina che non c'era, il ritiro dalla Siria, il dimissionamento del Ministro della Difesa, la sospensione dei finanziamenti al Governo e lo scontro con il Presidente della Fed - non siano cose da poco, non sembra che di per sé possano provocare una crisi all'economia americana. Eppure l'indice Dow Jones ha perso 4.000 punti e un clima di timore prende piede anche tra i ceti sociali più favorevoli. Probabilmente quei timori sono una conseguenza di un semplice ragionamento: cosa accadrebbe se una congiuntura sfavorevole, possibile se non addirittura probabile, dovesse essere gestita da un tale Presidente e dal suo stuolo di cortigiani?
[1] Ovviamente, trattandosi di mercati nei quali si ‘compra’ il debito, i rendimenti crescono con il maggiore supposto rischio per gli investitori, mentre calano con ...
Poteva sembrare che i repubblicani americani fossero genuinamente cultori di una politica monetaria severa; era l'unico argomento sul quale si spendevano con un riferimento di principi (sebbene curioso e datato come il libro della Ayn Rand degli inizi del secolo scorso). Invece tutti coloro che nel recente passato si erano impegnati contro i bassi tassi di interesse e la politica della facilitazione monetaria, all'indomani delle posizioni di Trump - che ha definito pazzesche le riduzioni dei tassi attuate dalla Fed - si sono prontamente allineati.
[1] Dell’Uscita. È questa la denominazione dello schieramento che sostiene la Brexit, mentre gli altri vengono denominati Remain, ovvero i sostenitori del Restare. [2] Per il ...
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