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Usi ed abusi del formalismo economico, dal blog di Paul Krugman, 27 giugno 2018.

(1) Per un brave descrizione delle due scuole economiche americane – definite dell’ “acqua dolce e dell’acqua salata”, in riferimento al loro successo e insediamento ...

La Brexit e la Trumpit (per esperti), dal blog di Paul Krugman, 22 giugno 2018.

[1] La Figura mostra l’effetto dell’aggiunta di una tariffa alla importazione di un bene. Sull’asse verticale il prezzo, su quello orizzontale la quantità. L’aggiunta di ...

Trump ci sta portando dagli attacchi d’ira alla guerra commerciale, di Paul Krugman (New York Times 2 luglio 2018)

Una politica basata su scatti di ira ci sta portando ad un vera e indiscriminata guerra commerciale. E la logica che guida la Amministrazione americana non contempla revisioni, neanche a fronte di una crescente ostilità delle industrie statunitensi. Quello che non si sa intendere è che una guerra commerciale di vaste dimensioni non ha vincitori, perché la rottura delle catene globali dell'offerta costituirà un danno superiore a temporanei e molto settoriali vantaggi.

Trump contro i produttori di motociclette, di Paul Krugman (New York Times 28 giugno 2018)

Il produttore di motociclette Harley-Davidson ha annunciato che, a seguito degli aumenti dei prezzi interni di acciaio e alluminio e delle ritorsioni europee alle tariffe di Trump, ha intenzione di spostare all'estero alcune produzioni, in località nelle quali le materie prime sono ancora convenienti e non ci opereranno tariffe ritorsive europee. Reazione assolutamente prevedibile, che peraltro interessa una società che occupa solo 5.000 lavoratori. Che però ha provocato tweet rabbiosi dalla Casa Bianca, che per bocca di Trump prevede ora forti aumenti delle tasse sulla società (alla faccia dello "Stato di diritto"). L'unico effetto sarà quello di mostrare a tutto il mondo come basti poco per produrre reazioni isteriche da parte degli Stati Uniti. E siamo agli inizi della guerra commerciale "facile da vincere".

La grande cospirazione dei produttori di soia, di Paul Krugman (New York Times, 25 giugno 2018)

I primi contraccolpi della guerra commerciale verso la quale l'Amministrazione Trump si indirizza cominciano a vedersi. Non solo sui settori dell'esportazione, come quello agricolo, ma anche sulle conseguenze sui prezzi derivanti dagli effetti sulle importazioni, come l'acciaio. La Amministrazione americana ha questa risposta: sono conseguenze delle speculazioni interne. Il che significa che non hanno alcuna idea degli effetti che la loro politica della guerra commerciale inevitabilmente produce. Ma in realtà sono in ballo milioni di posti di lavoro, e nessun vantaggio per i settori che competono con le importazioni pareggerà gli effetti, perché, oltre ai costi, l'effetto sarà una grande turbolenza sugli equilibri sociali. I non molti vantaggi non finiranno in tasca a milioni di americani "perdenti".

Il ritorno della atroce calunnia dei riti di sangue umano, di Paul Krugman (New York Times, 21 giugno 2018)

Le giustificazioni che Trump avanza per il suo incitamento all'odio razziale - i crimini degli immigrati, crimini che sono a livelli storicamente molto bassi e che riguardano ben più i nativi che non gli immigrati - sono evidentemente false. Il punto è che accadeva lo stesso anche con l'antisemitismo: si inventavano crimini atroci, come quella invenzione plurisecolare di presunti riti ebraici con il sangue di bambini cristiani. Invenzioni sostenute dalla pubblicazione di documenti falsi, nella quale fu molto attivo nientedimeno che Henry Ford.

La caduta dell’impero americano, di Paul Krugman (New York Times, 18 luglio 2018)

Un articolo su ciò che ha reso potente l'America dopo la Seconda Guerra Mondiale: un potenza che si è certo basata sulla forza economica e militare, ma anche su alcuni principi ed ideali che l'hanno resa meritevole di fiducia. Ora si è imboccata la via opposta,e non ci saranno vantaggi, neanche per gli interessi americani in senso stretto.

Riflettendo su una Guerra Commerciale (per molto esperti) (dal blog di Paul Krugman, 17 giugno 2018)

[1] Rappresentazione teatrale giapponese del XVII secolo. [2] La nota nella connessione nel testo inglese è di Krugman, in sostanza un piccolo articolo collegato a ...

Il Partito Repubblicano agli americani che hanno patologie sanitarie: crepate. Di Paul Krugman (New York Times 14 giugno 2018)

Dai sondaggi pare di capire che la maggioranza degli americani abbia inteso che le strategie repubblicane sulle sanità mirano a colpire un aspetto cardine della riforma di Obama: il divieto per gli assicuratori di imporre costi proibitivi per coloro che hanno patologie sanitarie gravi. Il problema è che quella possibilità è oggi resa quasi ineluttabile dal deficit indotto dal taglio alle tasse. E dopo gli ammalati cronici, si passerà a tagli sui programmi sanitari pubblici, come Medicare e Medicaid. Il nodo è dunque quale sarà la maggioranza che controllerà i rami del Congresso dopo le elezioni di medio termine del prossimo novembre.

Il pedigree protezionista dei repubblicani, di Jeffrey Frankel (da Project Syndicate, 13 giugno 2018)

Può essere salvato l’euro? Di Joseph E. Stiglitz (da Project Syndicate, 13 giugno 2018)

           

Un ‘quisling’ e quelli che lo incoraggiano, di Paul Krugman (New York Times 11 giugno 2018)

Che la condotta recentemente esibita da Trump nel G7 canadese non sia definibile diversamente che come una pratica rottura della alleanza occidentale, lo avranno pensato in molti. Ma c'è una resistenza profonda a chiamare le cose per nome. L'interesse principale della attuale attività giornalistica di Krugman consiste probabilmente in questo: chiamare per nome le cose alle quali assistiamo, definirle per come sembrano. La sua conclusione è che, se Trump non comincerà regolarmente a perdere le elezioni, dobbiamo solo metter nel conto che l'America che conosciamo, pur con tutte le sue ambiguità, è terminata.

La corruzione arriva ai ladri di polli, di Paul Krugman (New York Times 7 giugno 2018)

Un articolo sulla sociologia della corruzione meschina dei governanti americani odierni. Non sembrano, di solito, a parte gli esempi più cospicui di Trump, grandi ruberie, piuttosto una diffusa concessione al piacere di truffe da due soldi, che secondo lo scrittore Thomas Wolf consisteva soprattutto nell'impressionare i subalterni, nel farli scattare ai propri capricci. Uso di aerei privati e di elicotteri a spese dei contribuenti, regali per se stessi e le proprie famiglie di ogni genere, e molto altro. Sono un danno per l'America? Sono il segno manifesto di un disinteresse completo per ciò che è pubblico.

Il momento della verità dell’economia italiana, di Michael Spence (da Project Syndicate, 7 giugno 2018)

Gli intellettuali, la politica e la malafede, di Paul Krugman (New York Times 4 giugno 2018)

Una storiella che riguarda Niall Ferguson, uno storico conservatore sempre più militante della destra americana. Che si lamenta perché i repubblicani sarebbero 'sottorappresentati' negli ambienti accademici americani e chiama all'azione la gioventù della destra. Ma dipende da qualche partigianeria dei progressisti, o dipende - ad esempio nelle scienze fisiche e biologiche - dal fatto che negano il cambiamento del clima e si oppongono alla teoria dell'evoluzione? Dicono che si tratta solo di un ragione di giustizia, in realtà si tratta di una ragione di potere. Imporre alla scienza ed alla storia i criteri 'simmetrici' della loro politica.

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