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Consiste tutto nel disprezzo di Trump, di Paul Krugman (New York Times 26 maggio 2017)

Ancora sul tema degli effetti disastrosi della politica sanitaria di Trump e delle sue proposte di bilancio, sui lavoratori bianchi che l'hanno votato, in particolare in alcuni Stati come la Virginia Occidentale. Talmente disastrosi - come certifica l'analisi dell'Ufficio Congressuale del Bilancio sulla contro riforma sanitaria di Trump - che è probabile che il tema principale sia la sua psicologia, in parte infantile, in parte dipendente dal piacere di ingannare gli altri.

Come essere economie aperte, di Michael Spence (da Project Syndicate, 22 maggio 2017)

Gli autotrasporti e le pene dei colletti blu, (dal blog di Paul Krugman, 23 maggio 2017)

[1] Guadagni medi orari degli occupati nella produzione e senza funzioni di controllo: trasporti e magazzinaggio, in rapporto all’indice dei prezzi al consumo per tutti ...

La mancata liberazione dei lavoratori americani, di Paul Krugman (New York Times 22 maggio 2017)

I conservatori americani si riempiono la bocca di libertà. Ma i lavoratori americani sembrano piuttosto costretti su una strada di servitù. Un lavoratore su cinque è costretto a subiti i cosiddetti "patti di non concorrenza", ovvero l'impossibilità di avere un nuovo lavoro in imprese concorrenti. Pareva un rimedio per proteggere i segreti delle imprese, ma viene usato anche da imprese che producono panini. Di fatto serve a stabilire un legame obbligato con la propria impresa, e dunque a indebolire la forza di contrattazione dei lavoratori. Lo stesso accadrebbe con la controriforma sanitaria di Trump, che in pratica ripristinerebbe la penalizzazione per tutti coloro che hanno patologie sanitarie preesistenti. Anche il quel caso l'effetto sarebbe in pratica di non potere cambiare lavoro e di essere aggiogati al datore di lavoro attuale, se non si vuole rischiare di finire senza assicurazione.

Cinture, strade e politica strategica del commercio (dal blog di Paul Krugman, 20 maggio 2017)

Appellandosi alla letteratura dai vasti abissi, (dal blog di Paul Krugman, 17 maggio 2017)

[1] Lascerà come esercizio l’individuarlo. Espressione ironica, perché quel saggio è un suo saggio sulla crisi del Giappone, abbastanza noto e qua tradotto.     ...

Scambiando quattro chiacchiere con i nababbi del NAFTA (dal blog di Krugman, 15 maggio 2017)

[1] Il ‘modello gravitazionale nel commercio internazionale … similmente ad altri modelli gravitazionali nelle scienze sociali, prevede i flussi commerciali basandosi sulle dimensioni economiche (spesso ...

Cosa succede ai repubblicani? di Paul Krugman (New York Times 19 maggio 2017)

Al momento appare chiaro che nessun personaggio del gruppo dirigente repubblicano ha intenzione di prendere posizione per un accertamento formale delle responsabilità del Presidente Trump. Vengono al pettine i nodi della natura di quel partito, e di come si sia trasformato negli ultimi decenni. In fondo, quale è la differenza con la Francia? Là i conservatori non avrebbero potuto spingersi sino ad affidarsi ad una candidata della quale non potevano aver fiducia, negli Stati Uniti l'hanno fatto in modo compatto. Mettendo in fila tutte le storie di Trump, ce ne sarebbe a sufficienza per stabilire che siamo in presenza di una autocrazia. Può darsi che Trump si stia rovinando con le sue mani; ma un esito anti democratico è ancora del tutto possibile.

Lezioni dagli antiglobalisti, di Joseph E. Stiglitz (da Project Syndicate, 1 maggio 2017)

[1] Letteralmente la “Cintura della ruggine” è la grande area che comincia a New York e attraversa il settentrione passando per la Pennsylvania, la Virginia ...

I salari della paura salariale, di Bill Emmott (da Project Syndicate, 10 maggio 2017)

     

La Germania è sbilanciata o è fuori dai cardini? di Barry Eichengreen (da Project Syndicate, 11 maggio 2017)

       

L’adescamento della pompa del signor Donald Trump, di Paul Krugman (New York Times 15 maggio 2017)

Di recente Trump ha detto in una intervista che è tempo di "adescare la pompa" dell'economia americana, espressione che gli è parsa proprio bellina e che aveva inventato due giorni prima. Peccato fosse una famosa frase di Delano Roosevelt negli anni '30, ripresa centinaia di volte nei dibattiti di politica economica. Ma il punto non sono le amnesie di Trump. Il punto è che la sua proposta economica non consiste in un piano di forti investimenti pubblici, bensì in sgravi fiscali per i più ricchi. E il punto è che quella politica avrebbe comunque avuto un senso maggiore quando si doveva stimolare l'economia americana dopo la crisi del 2008, quando i repubblicani si opponevano agli aumenti di spesa con l'ostruzionismo nel Congresso.

Armonizzare lo stimolo della finanza pubblica e l’indipendenza della Banca Centrale, di Adair Turner (da Social Europe, 11 maggio 2017)

Giuda, gli sgravi fiscali e il Grande Tradimento, di Paul Krugman (New York Times 12 maggio 2017)

In sostanza, i modi nei quali i più importanti leader repubblicani hanno deciso di togliere l'assistenza sanitaria a milioni di persone e di regalare grandi sgravi fiscali ai più ricchi, hanno fatto intendere la ragione per la quale successivamente hanno deciso di coprire le malefatte delle connessioni con i russi durante la campagna elettorale. In pratica, si è trattato di uno scambio. Il bisogno di fare quel favore fiscale ai più ricchi era più forte di ogni attaccamento ad una deontologia politica, che pure caratterizzò non pochi repubblicani all'epoca del Watergate. E ci sono cose che tornano in mente nella storia repubblicana. La stessa parola "America first" era il nome di un movimento che negli anni '40 si batteva contro l'ingresso degli Stati Uniti nella Seconda Guerra Mondiale. Il 'campione' di allora era Charles Lindbergh, che mostrava con orgoglio una medaglia ricevuta dai nazisti.

Storia di un giudice che uscì dall’assedio solo al prezzo della vita (Maggio 2017)

zz 399

Il 30 gennaio 1992 la Corte Suprema di Cassazione doveva decidere quale idea di Mafia lo Stato Italiano faceva propria. La vicenda giudiziaria del ‘maxiprocesso’ si era snodata nei sette anni precedenti, con due esiti solo in apparenza non contraddittori, in realtà per un aspetto centrale opposti. Tra le conclusioni del processo di primo grado e quelle dell’appello, le differenze quantitative erano state rilevanti ma apparentemente non decisive: 19 ergastoli, 319 condanne per un totale di 2.655 anni di galera nel primo caso; 12 ergastoli, 258 condanne per un totale di 1.576 anni di galera in appello. Dove stava la differenza? Il processo di appello aveva negato l’utilizzabilità del cosiddetto ‘teorema Buscetta’, che era stato decisivo nell’accoglimento nel primo grado dell’intero impianto accusatorio dei giudici Falcone, Borsellino, Caponnetto ad altri, secondo il quale “tutti i più importanti delitti venivano decisi dalla Cupola che governava Cosa Nostra”. Di conseguenza il processo di appello aveva escluso la accertabilità di responsabilità personali in vari singoli delitti da parte di personaggi come Michele Greco, Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Bernardo Brusca, Pippo Calò, Francesco Madonia, Nitto Santapaola. Vari delitti, a cominciare da quello del Generale Alberto Della Chiesa e da quello del commissario di polizia Boris Giuliano, sino ai delitti ‘politici’ di La Torre, Mattarella ed altri, erano rimasti senza mandanti.Due idee di mafia o almeno due idee su come contrastarla (si potrebbe dire: se combatterla per sgominarla, oppure contrastarla convivendoci). (.......)

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