Anni orsono un libro di successo di Arthur Okun spiegava come tra ineguaglianze e crescita si dovesse arrivare ad un compromesso, e da allora tutti la pensarono in quel modo; i progressisti per sostenere che il prezzo in termini di crescita sarebbe stato modesto, i conservatori per sostenere che sarebbe stato grande. Ebbene, sembra che non fosse vero. Due studi del FMI hanno dimostrato di recente, confrontando i dati degli Usa e del Regno Unito con quelli di Francia, Germania e paesi scandinavi, che una minore ineguaglianza comporta maggiore efficienza dell'economia. Il punto è che, oltre alle motivazioni a lavorare duramente o a guadagnare sempre di più, contano anche le risorse e le condizioni reali. Giovani di famiglie povere che hanno scarse possibilità di accedere all'istruzione e poi di lavorare con soddisfazione, sono uno spreco per le società intere. L'ineguaglianza danneggia i poveri e danneggia pure l'economia.
[1] L’analisi della regressione è una tecnica usata per analizzare una serie di dati che consistono in una variabile dipendente e una o più variabili ...
[1] Lo studio è a cura di Jonathan D. Ostry, Andrew Berg e Charalambos G. Tsangarides. [2] Il coefficiente di Gini, introdotto dallo statistico ...
[1] Le operazioni monetarie definitive, anche note con l’acronimo OMT della definizione inglese Outright monetary transactions, sono state annunciate dal Consiglio Direttivo della BCE il ...
[1] “La gabbia della scimmia”, e questa è la pagina del blog:
[1] Ovvero dell’Indice Armonizzato dei Prezzi al Consumo, che è l’indice adottato dalla BCE in armonizzazione con le metodologie in precedenza in uso nei vari ...
Il fatto che ci sia una gara tra i conservatori a dichiarare la loro preoccupazione per la povertà negli Stati Uniti, non è male: vuol dire che nuovi valori in qualche modo si stanno imponendo. Ma tutto avviene nella massima ipocrisia, e ne è prova il nuovo rapporto del Presidente repubblicano della Commissione Bilancio della Camera, Paul Ryan. La tesi è la solita: la povertà viene dalla scarsa voglia di lavorare, che a sua volta dipende dagli aiuti sociali. Ora, gli Stati Uniti sono tra i paesi avanzati quello che fa di meno per aiutare i poveri; se i pochi aiuti spingessero le persone a lavorare, l'America sarebbe nel giusto. Sennonchè l'America è anche il paese che ha la minore mobilità sociale, dal basso verso l'alto della scala sociale. Non è difficile capire che una gioventù con alimentazione, assistenza sanitaria ed istruzione pessime, ha più difficoltà a farsi strada.
[1] Vedi il post di Krugman del 5 marzo a proposito del neologismo “lowflation”, ed anche lo studio del FMI del 4 marzo.
[1] La ‘teoria’ della deflazione da debito si deve principalmente all’economista americano Irving Fisher, che nel 1933 spiegò come recessioni e depressioni potevano essere conseguenze ...
[1] La tabella indica il totale delle ore lavorate dal capofamiglia e dal coniuge all’interno delle famiglie classificate povere e non composte da anziani. [2] ...
[1] Si veda in particolare l’articolo sul New York Times del 5 agosto 2010 (qua tradotto nella serie di traduzioni dal 20 giugno al ...
[1] Impresario e capitalista americano nato nel 1932. [2] Società di statistiche e sondaggi. [3] Pare che in una delle sue case, Romney tenga ...
[1] In americano “gas” sta talora per “benzina” solo per effetto di una abbreviazione di “gasoline”. E’ chiaro che in questo articolo si parla di ...
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